Privatizzazione dell'acqua al capolinea
In questi ultimi due anni, seguendo l’esempio di Parigi che lo ha fatto all’inizio del 2010, molte città in Ungheria, Ucraina, Georgia, Kazakistan e Uzbekistan si sono riappropriate della gestione dell’acqua potabile, che era stata privatizzata alcuni anni prima.
Ancora dieci anni fa, i nostri governi ed elite economiche erano convinte che l’approvvigionamento in acqua non poteva essere sviluppato senza il settore privato. Questo valeva in particolare per i paesi in sviluppo: a causa delle loro disfunzioni, le loro imprese pubbliche non riuscivano mai ad assicurare un accesso all’acqua potabile alle centinaia di milioni di persone che ne sono private. Dovevano dunque entrare nei partenariati pubblico-privato con le multinazionali dell’acqua. All’epoca, la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) sosteneva questo genere d’iniziative con i fondi dell’aiuto allo sviluppo.
La privatizzazione dell’acqua si è scontrata a forte resistenze delle popolazioni “beneficiarie” in America latina, Asia ed Africa. Sul piano internazionale, la privatizzazione dell’acqua ha suscitato controversi dibattiti e la rivendicazione del diritto all’acqua come diritto umano. Una risoluzione in questo senso, iniziata dalla Bolivia, è stata adottata dall’ONU a fine luglio. I partenariati pubblico-privato inoltre non hanno mantenuto le loro promesse: le imprese private hanno chiesto contributi finanziari pubblici esorbitanti per parteciparvi. Hanno manifestato la loro riconoscenza alle autorità attraverso bustarelle, così come lo dimostra l’eccellente film Water Makes Money. Sono invece molto spilorci quando si tratta di mantenere le reti d’approvvigionamento.
Alliance Sud ha, a suo tempo, incoraggiato alcuni partenariati pubblico-pubblico quale alternativa per i paesi in sviluppo, seguendo l’esempio di quello che Zurigo aveva sviluppato con Kinming (Cina). Quest’estate, l’Unione europea ha creato un fondo per la promozione di partenariati tra i servizi pubblici dell’acqua europei e quelli d’Africa nera. E’ ancora difficile dire se si tratta di un ritiro definitivo della vecchia strategia di privatizzazione. La Svizzera potrebbe ciononostante prenderlo a modello ed ampliare il suo aiuto in materia d’acqua per la promozione dei partenariati pubblico-pubblico.
Peter Niggli, Direttore di Alliance Sud
Traduzione Anna Rizzo Maggi
(pubblicato su Corriere del Ticino il 6.10.2010)

