Il Patto dell’ONU non fa l’unanimità

Mark Herkenrath, direttore di Alliance Sud.
Articolo global
In queste ultime settimane, la politica svizzera ha dato sfogo ad uno spettacolo indegno. Le dispute riguardo l’equilibrata dichiarazione d’intenzione dell’ONU ci danno un assaggio dell’anno elettorale 2019.

Le prossime elezioni federali avranno luogo nell’ottobre 2019, ma la campagna elettorale è già iniziata e ha fatto la sua prima vittima: il Patto ONU per la migrazione. Siccome non intendono abbandonare l’ala conservatrice dell’elettorato di destra all’UDC, anche il PLR e gran parte del PPD si scagliano contro questo documento, giuridicamente non vincolante, che non è nient’altro che una dichiarazione d’intenti ben soppesata delle Nazioni Unite.

I detrattori del patto fingono di temere per gli impieghi, le realizzazioni dello Stato sociale e l’identità culturale della popolazione svizzera. Ma non fanno altro che versare benzina sul fuoco. Essi sostengono che il patto incrementerebbe l’emigrazione di massa proveniente dai Paesi in via di sviluppo, specialmente dall’Africa, ciò che è particolarmente popolare (e particolarmente fallace). Ma, concretamente, di quale immigrazione di massa si parla?

Alcuni fatti porterebbero un po’ di chiarezza nell’attuale dibattito politico. Sapevate ad esempio che quasi l’83% di tutte le persone immigrate in Svizzera provengono dall’Europa e un 4% supplementare dagli Stati Uniti e dal Canada? I titolari d’un passaporto africano raggiungono solo l’1,3% della popolazione residente in Svizzera. Nel 2017, l’immigrazione netta in provenienza dall’Africa ammontava a 4 307 persone nel nostro Paese, ciò che equivale solamente a 0.0007 migranti africani per ogni cittadino svizzero.

La Svizzera è quindi una terra d’immigrazione solo per delle europee e degli europei. I giovani dei Paesi in sviluppo, africani o di altre nazioni, desiderosi di migliorare le loro prospettive di vita, in generale non possono assolutamente permettersi d’avere come meta la Svizzera. E le loro possibilità di trovarvi un lavoro sono quasi nulle. Se si volesse frenare drasticamente la migrazione in Svizzera, bisognerebbe denunciare l’accordo sulla libera circolazione concluso con l’UE. Un obiettivo fatto proprio solo dall’UDC. Il PLR e il PPD combatteranno per dei buoni motivi la sua iniziativa popolare, almeno stavolta formulata in modo chiaro.

La migrazione non è una passeggiata domenicale e l’integrazione non è un gioco da ragazzi. Ma nessuno nemmeno lo pretende. Per contro si sa che la migrazione presenta dei grandi vantaggi economici nelle nazioni di destinazione, come dimostrato da numerosi studi. E che contribuisce al tempo stesso alla prosperità dei Paesi d’origine, grazie ai versamenti di fondi da parte dei migranti, alla trasmissione delle conoscenze e alle relazioni commerciali più intense.

Il nuovo Patto ONU per la migrazione mira a una migrazione che non oltrepassi le possibilità d’accoglienza dei Paesi, che porti il maggior numero possibile d’effetti benefici a tutte le persone coinvolte e che protegga le migranti e i migranti dallo sfruttamento. È estremamente preoccupante che la Svizzera abbia per il momento abbandonato questa fondata preoccupazione per motivi di strategia elettorale.

Pubblicato il 3.12.2018

Sul Corriere del Ticino

(Traduzione: Fabio Bossi)