L’Agenda 2030 passa dalle pari opportunità

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Le donne sono l'altra metà dello sviluppo sostenibile: senza il loro vitale supporto e la loro partecipazione risulta improbabile il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile che costituiscono il nucleo vitale dell’Agenda 2030.

Le diseguaglianze di genere sono, però, ancora una realtà: 4,4 milioni di donne in più rispetto agli uomini sono costrette a vivere con meno di 1,90 $ al giorno, ovvero al di sotto del limite di estrema indigenza definito dalle Nazioni Unite. Non si tratta però di una questione che concerne solo i paesi più poveri: negli Stati Uniti, ad esempio, il tasso di povertà delle donne afro-americane, e indigene americane è il doppio di quello delle donne bianche e asiatiche. Sempre in tema di diseguaglianze all'interno della stessa società, la situazione dell'India evidenzia un grave divario tra le giovani dai 20 ai 24 anni nate in una famiglia benestante e quelle di origini più povere che, rispetto alle prime, hanno ben 21,8 volte in meno la possibilità di frequentare una scuola e ricevere un’educazione utile per il loro sviluppo. Anche in Svizzera le donne sono più toccate da delle situazioni di povertà e precarietà: secondo Caritas Svizzera sui 570'000 poveri che conta la Svizzera, 330'000 sono donne, tra cui tante di nazionalità svizzera.
Lo scorso 14 febbraio l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN Women con sede a New York) ha presentato un rapporto che mostra gli ostacoli della messa in opera dei 17 obiettivi e i 169 sotto-obiettivi dello sviluppo sostenibile da un punto di vista dell’eguaglianza di genere (pari opportunità). Esiste un filo rosso che, attraverso questi obiettivi, percorre i diversi aspetti della sostenibilità e il legame inscindibile con l'empowerment e la partecipazione femminili. Nelle famiglie dove non vi è modo di nutrirsi adeguatamente (Obiettivo 2) o non si riesce a fare studiare i figli (Obiettivo 4), saranno proprio le bambine e le giovani le prime a rimanere senza cibo o a non ricevere una formazione. Saranno sempre le bambine provenienti da realtà più svantaggiate (Sotto-obiettivo 1.2) o obbligate al matrimonio precoce (Sotto-obiettivo 5.3) che avranno più probabilità di abbandonare gli studi (Sotto-obiettivo 4.1), avere dei figli in giovanissima età (Sotto-obiettivo 3.7), rischiare complicazioni durante il parto (Sotto-obiettivo 3.1) ed essere vittime di violenze (Sotto-obiettivo 5.2) rispetto alle ragazze ricche che si sposano più tardi.
Anche il cambiamento climatico (Obiettivo 13) è direttamente legato alla situazione della donna. Prendiamo il matrimonio forzato, una pratica che tocca 15 milioni di ragazze all’anno e che l’Agenda 2030 si prefissa di eliminare. Purtroppo, però, secondo varie organizzazioni internazionali tra cui l’Unicef il numero dei matrimoni forzati è destinato ad aumentare: le conseguenze del cambiamento climatico come la povertà e la fame provocate dalle catastrofi naturali spingono sempre più le famiglie a far sposare una o più figlie poiché non riescono più a dargli da mangiare. Tutti questi esempi aiutano a capire perché una bambina nata in povertà difficilmente avrà nel corso di tutta la sua vita gli strumenti per uscirne ed è spesso condannata a un perpetuarsi delle diseguaglianze.
Ecco perché realizziamo l’Agenda 2030: è di fondamentale importanza e vi è urgenza che anche la Svizzera si dia da fare per raggiungere gli obiettivi prefissati, come da tempo chiedono le associazioni di cooperazione allo sviluppo. La dignità e la pari opportunità alle quali credo molto non deve essere solo un fine bensì anche un mezzo che permetterà di raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile all’orizzonte 2030. Una tappa fondamentale per costruire un futuro sostenibile per tutte e tutti.


Pubblicato il 11.05.2018

Sul Corriere del Ticino