Sostenibilità per i mercati di massa

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Il Consiglio federale ha avallato un credito di 30 milioni di franchi su quattro anni per un partenariato strategico fra la Seco ed una fondazione olandese per il commercio sostenibile per modificare le abitudini di rifornimento delle multinazionali.

Lo scopo è d’incentivare le multinazionali come Nestlé, Adidas, Ikea, Cargill o Unilever a ricorrere maggiormente a materie prime prodotte in maniera ecologica e sociale. Un’iniziativa non priva di rischi.

La Segreteria di Stato dell’economia (Seco) sostiene da tempo la realizzazione di filiere commerciali di cotone, caffé, cacao, legna o soia prodotti in maniera equa e biologica. S’impegna inoltre nello sviluppo di norme di certificazione. Tuttavia, non ha mai messo mano alle proprie casse nella collaborazione con le organizzazioni non governative (ONG) svizzere ed il commercio al dettaglio. L’IDH  incentiva a livello mondiale le multinazionali a fissarsi volontariamente alcuni obiettivi di sviluppo sostenibile, come la riduzione dell’uso di pesticidi e di fertilizzanti o la protezione delle falde freatiche con sistemi di irrigazione dolce.

Simili programmi verranno finanziati fino al 50% dai fondi d’aiuto allo sviluppo. Lo scopo è conquistare i mercati di massa con prodotti «sostenibili», promuovere su vasta scala nei paesi in via di sviluppo metodi di produzione che gestiscano le risorse, contribuendo così a lottare contro l’estrema povertà dei piccoli contadini.

Rischio di deriva

Secondo Joost Oorthuizen, direttore dell’IDH, il concetto di «sostenibilità», di proposito, non è stato definito in maniera precisa. IDH si accontenta di offrire una piattaforma alle imprese che desiderano rispondere alla crescente richiesta di beni prodotti in maniera equa e rispettosa dell’ambiente. Sta a loro stabilire gli standard ai quali tutte insieme intendono obbedire. Non vi sono criteri minimi per partecipare all’iniziativa. Secondo IDH, piuttosto che porre l’asticella troppo in alto, è importante oggi offrire l’accesso alle verdi praterie anche alle pecore nere.

A causa di ciò, IDH ha già avuto a più riprese una cattiva stampa. Nel 2012, alcune ONG olandesi hanno denunciato le attività d’imprese in Congo che, nonostante partecipassero al programma dell’IDH, erano implicate nello sfruttamento illegale di boschi. Quest’anno, l’indignazione è aumentata ulteriormente quando l’IDH Electronics group ha annunciato che avrebbe accolto Foxconn. Quale fornitore di Apple, Dell e HP, la società taiwanese Foxconn ha fatto scalpore per le condizioni di lavoro disumane in Cina, salari bassi e suicidi nelle sue fabbriche. L’IDH si assume dunque grossi rischi con la scelta dei suoi partner. Rischi che possono infangare l’immagine degli Stati finanziatori e delle ONG implicate, quando le derive vengono scoperte troppo tardi o quando non vengono corrette in tempo.

Intensificazione della sorveglianza

Alliance Sud accoglie favorevolmente la volontà della Seco di delegare una rappresentanza di ONG svizzere all’Impact Committee dell’IDH, una sorta di comitato di controllo di qualità. Questo dovrebbe permettere d’iniettare nel partenariato con l’IDH l’esperienza acquisita con i marchi di alta qualità. Un modo anche per evitare inoltre il greenwashing e l’arrivo sul mercato svizzero di prodotti con un marchio scadente e pseudo-sostenibile.

Si tratterà di garantire che questo partenariato non metta in dubbio il savoir-faire sviluppato al Sud con le comunità di produzione e neppure la sensibilizzazione dei consumatori per relazioni commerciali eque. Inoltre, in stretta collaborazione con l’opinione pubblica critica in Europa ed i gruppi direttamente coinvolti nei paesi fornitori di materie prime, le ONG intendono sorvegliare i programmi dell’IDH e contribuire ad acquisire nuove conoscenze per rafforzare e diffondere relazioni commerciali solidali ed eque.

Traduzione Dafne Genasci