Svizzera ancora lontana dall'obiettivo

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Sebbene la retorica della Confederazione sull’Agenda 2030 sia buona, non si può dire lo stesso delle politiche e delle misure previste finora, che non corrispondono alle esigenze in termini di approccio e di mezzi.

Per assicurare una realizzazione coerente, la società civile ha anche diverse sfide da affrontare.
Sul piano internazionale, l’organo competente per il controllo e l’esame della realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) è il Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile (HPLF), che si riunirà dall’11 al 20 luglio a New York. La Svizzera vi presenterà i suoi piani, a fianco della Germania, della Cina e di altre 19 nazioni.

Coerenza delle politiche
Un obiettivo esplicito dell’Agenda 2030 è il miglioramento della coerenza delle politiche. Ciò significa che tutte le decisioni politiche devono contribuire allo sviluppo sostenibile. In altre parole, ogni dipartimento ed ufficio federale è tenuto a fornire il suo contributo. Come quadro di riferimento universale, gli OSS riguardano non solo la cooperazione allo sviluppo, ma anche le politiche sociale e ambientale, economica e finanziaria della Svizzera. Al contrario della maggior parte degli altri paesi, la Svizzera non dispone di un organo presidenziale o ministeriale capace di integrare dall’alto verso il basso la realizzazione dell’Agenda 2030. Esiste già invece una base legale che chiede al Consiglio federale di considerare, per ogni nuovo progetto legislativo, le sue «conseguenze economiche, sociali ed ambientali, così come per le generazioni future» (art. 141.2 g della Legge sul Parlamento).

Per la realizzazione dell’Agenda 2030, il Consiglio federale punta soprattutto sulla cooperazione internazionale e sulla Strategia per lo sviluppo sostenibile (SSS), elaborata nel 1997. La quinta versione è stata adottata nel gennaio scorso per il periodo 2016-2019 e propone una visione a lungo termine ed un programma attraverso nove ambiti d’azione, che vanno dal consumo e produzione all’uguaglianza fra i sessi, passando per il clima, l’energia o ancora le risorse naturali.

Se la visione della SSS corrisponde a grandi linee agli OSS, le misure previste sono lacunose e insufficienti. Restano focalizzate sul piano nazionale, limitano la solidarietà a quella fra le generazioni – omettendo quella tra le regioni del mondo – e non prevedono attività di politica estera, a meno che non si tratti di «realizzazione degli obiettivi in Svizzera». La SSS non affronta il cambiamento di paradigma e la dimensione universale dell’Agenda 2030: dovrebbe occuparsi della realizzazione non solo in Svizzera, ma da parte della Svizzera, analizzando l’impatto all’estero delle attività della Svizzera sul piano nazionale.

Mezzi insufficienti
Per Alliance Sud, la revisione in corso della legge federale sui mercati pubblici costituisce un’occasione unica per porre, nell’amministrazione, le basi per un consumo sostenibile. Con circa 40 miliardi di acquisti pubblici all’anno, i comuni, i cantoni e la Confederazione hanno una responsabilità particolare. Se l’OSS 12 chiede modelli di consumo e produzione sostenibili, la SSS ne fa il suo ambito d’azione sottolineando il ruolo esemplare della Confederazione.

Tuttavia, le misure che propone prevedono una maggiore responsabilità delle imprese e dei consumatori privati, ma non dei poteri pubblici in quanto consumatori – la revisione della legge sui mercati pubblici è passata inosservata. Riguardo a quest’ultima, il progetto del Consiglio federale inviato in consultazione non contiene, per esempio, criteri sulla protezione dell’ambiente ed il rispetto dei diritti umani nella catena di approvvigionamento. L’accento sul prezzo quale criterio principale per l’attribuzione dei mercati pubblici penalizza le offerte di prodotti e servizi socialmente ed ecologicamente sostenibili.

Tuttavia la critica centrale agli sforzi della Svizzera concerne la mancanza di mezzi per una seria realizzazione. Nonostante il Consiglio federale riconosca l’Agenda 2030 come nuovo quadro di riferimento ed intenda affrontarlo senza tardare, in assenza di risorse corrispondenti, tutto questo resta nel campo della retorica. Ad esempio, la Svizzera non dispone ancora di strategie per impedire l’evasione fiscale proveniente dai paesi in sviluppo.

Sfida per la società civile
L’Agenda 2030, grazie alla sua universalità e dell’interdipendenza fra i singoli obiettivi, offre l’opportunità di trattare i problemi globali attuali in maniera olistica. Allo stesso tempo, quest’approccio costituisce una sfida immensa. Gli attori devono infatti congedarsi da un modo di pensare e di agire «a compartimenti stagni». Un’esigenza che concerne anche le organizzazioni della società civile. Se le ONG contribuiscono già alla realizzazione dell’Agenda 2030 in diversi settori, devono anche - così come i diversi uffici federali – guardare al di là del loro orticello e verificare se il proprio contributo ai diversi OSS corrisponda alla prospettiva sistemica richiesta.

Allo scopo di accompagnare la Svizzera ufficiale nella realizzazione dell’Agenda 2030 e di esigere dalle autorità un approccio conseguente e coerente, s’impone una coordinazione ed una messa in rete rafforzate dagli sforzi della società civile. Alliance Sud organizzerà a settembre una prima tavola rotonda in questo senso.

Traduzione Letizia Bernaschina
pubblicato su Popolo e Libertà