Far man bassa di terre agricole straniere

Articolo GLOBAL+
Infuria la corsa per acquisire enormi superfici agricole nei paesi poveri (land grabbing). Le organizzazioni contadine e non governative sono in allerta mentre la Banca mondiale ed altre agenzie per lo sviluppo sostengono gli investimenti

All’inizio, erano soprattutto i ricchi Stati petroliferi arabi e dei paesi emergenti come la Cina e la Corea del Sud a condurre la danza. Per assicurarsi l’approvvigionamento di prodotti alimentari e di materie prime vegetali, avevano iniziato a comprare o ad affittare a lungo termine decine di migliaia di ettari in Africa ed in Asia, ma anche nei paesi dell’ex Unione Sovietica ed in America Latina.

Dall’esplosione della crisi finanziaria, sempre più fondi d’investimento hanno visto nelle terre agricole un oggetto d’investimento e di speculazione promettente. Grain, un’organizzazione non governativa specializzata in questo settore, l’ottobre scorso ha pubblicato una lista di 140 hedge fund, fondi di capitale-rischio ed altre agenzie finanziarie che scommettono sull’aumento dei prezzi e dei rendimenti, a seguito della prevedibile rarefazione dei prodotti alimentari, dell’acqua e delle risorse energetiche. Ne fanno parte strutture svizzere come UBS Agrinvest ed il fondo PF(LUX)-Agriculture, lanciato nel 2009 dalla banca privata ginevrina Pictet.

Sorgo sudanese per i cammelli del Golfo

I governi dei paesi presi di mira (spesso autoritari) accolgono a braccia aperte questi investitori, malgrado la situazione alimentare del loro paese sia sovente precaria. Essi si attendono una modernizzazione dell’agricoltura, uno sviluppo delle infrastrutture rurali, delle divise e dei posti di lavoro. Non li preoccupa molto, invece, che questi terreni, ritenuti “incolti” e consegnati ad investitori stranieri per 50 o 99 anni, sono spesso utilizzati da piccoli contadini o pastori. Nei paesi africani, dove la terra appartiene generalmente allo Stato, i titoli fondiari formali sono rari.

Tre esempi:

  • La più grande operazione d’aiuto del Programma Alimentare Mondiale (PAM) dell’ONU, si svolge in Sudan (635 milioni di dollari nel 2008). Parallelamente, il governo sudanese ha affittato per 99 anni 1,5 milioni di ettari di eccellenti terre a parecchi paesi e imprese. D’ora in poi, vi verranno coltivati grano per l’Arabia Saudita, pomodori per l’esercito giordano e sorgo (un alimento di base in Sudan) per i cammelli degli Emirati Arabi Uniti.
  •  L’Etiopia è il secondo beneficiario dell’assistenza del PAM (287 milioni di dollari nel 2008). Nondimeno, il governo etiope è intenzionato ad affittare entro il 2013 circa 3 milioni d’ettari a Stati ed imprese straniere. Per attirarli, offre le terre e l’acqua a basso prezzo, l’esonero fiscale e la possibilità di esportare - senza limiti - prodotti e guadagni. “Per un paese come l’Etiopia, dove più del 45% della popolazione soffre di malnutrizione, principalmente a causa della mancanza di terre fertili, una simile politica conduce lo sviluppo rurale in una direzione completamente sbagliata”, ritengono Misereor e la Fondazione Heinrich Böll in uno studio.
  • Nel Mali, un terzo dei bambini con meno di 5 anni soffre di malnutrizione. A causa dell’avanzata del deserto, della crescita demografica e della concorrenza degli investitori stranieri, sempre più famiglie contadine mancano di sufficienti terre fertili.

Nel 2008, un fondo d’investimento statale libico (progetto Malibya) si è assicurato 10’000 ettari di terre irrigabili nella regione del delta interno del Niger (Office du Niger). Vi verrà coltivato riso ibrido, in seguito prodotti della carne e dei pomodori destinati alla Libia. 150 famiglie contadine hanno dovuto essere trasferite, di queste solo 58 sono state indennizzate, secondo l’ONG olandese Oxfam Novib. Nei villaggi circostanti, molte donne hanno perso il loro orto, mentre i percorsi di transito per il bestiame sono stati interrotti. I libici hanno dato mandato ad un’impresa cinese di costruire un immenso canale per l’irrigazione. Non sono stati consultate né le autorità regionali, né la popolazione. L’affare è stato concluso dai due capi di Stato.  

La Banca mondiale favorevole ad operazioni win-win

Due anni fa è stato pubblicato un importante rapporto del Consiglio mondiale dell’agricoltura, sostenuto da numerose organizzazioni delle Nazioni Unite. Per lottare efficacemente contro la povertà ed assicurare l’approvvigionamento alimentare a lungo termine, questo rapporto conclude che occorre operare un cambiamento di paradigma nella politica agricola internazionale: abbandonare i grandi progetti internazionali e rafforzare le piccole aziende contadine, altrettanto produttive, ma assai più sostenibili socialmente ed ecologicamente.

La massiccia incetta di terre messa in atto da Stati ed aziende va però nella direzione opposta. Gli investitori mirano alle grandi superfici, che possono essere coltivate in modo industriale. Malgrado ciò, organizzazioni multilaterali come la Banca mondiale, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ed i paesi donatori parlano di eventuali situazioni win-win. Ritengono che, se fatti in modo corretto, questi investimenti dovrebbero permettere di aumentare la produttività, sviluppare le infrastrutture rurali, creare posti di lavoro e coprire il crescente fabbisogno alimentare. Così, naturalmente, la filiale della Banca mondiale specializzata nella promozione degli investimenti privati (IFC/International Finance Corporation) ha aumentato notevolmente le sue attività nell’agrobusiness e spinge i governi a fare riforme favorevoli agli investitori.

La Banca mondiale collabora attualmente con la FAO, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), il Fondo internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) ed il Giappone per l’elaborazione di direttive per gli “investitori responsabili”. Questi standard dovrebbero disciplinare questioni quali la trasparenza, il rispetto dei diritti fondiari, la partecipazione della popolazione locale e la suddivisione equa dei profitti. Su richiesta del Giappone, maggior importatore netto di prodotti alimentari del mondo, il vertice del G8 dell’Aquila nel 2009 ha espresso il suo sostegno a questo approccio. Le direttive dovrebbero essere volontarie, il Ministro giapponese degli affari esteri dixit, al fine di non spaventare gli investitori.

Rafforzare le organizzazioni di base

Le organizzazioni contadine e le ONG di sviluppo, se non lo rigettano, valutano con scetticismo un simile approccio. Uwe Hoering, grande conoscitore della politica agricola della Banca mondiale, è persuaso che “queste direttive volontarie non eviteranno che innumerevoli piccole aziende agricole debbano cedere il loro posto agli investitori”. Non c’è bisogno d’investire “in megafattorie nelle mani di pochi megaproprietari”, bensì “nella sovranità alimentare, negli innumerevoli mercati locali e nei 4 miliardi di esseri umani che producono gran parte del cibo”.

In occasione del Vertice mondiale dell’alimentazione della FAO, nel novembre 2009 a Roma, le organizzazioni contadine (fra le quali Via Campesina) e le ONG, hanno richiesto in una dichiarazione comune, l’abbandono dei grandi investimenti ed il rafforzamento delle piccole strutture contadine e dei diritti delle popolazioni rurali. Questa rivendicazione si fonda sul processo lanciato dalla FAO nel 2006, con un approccio più globale. L’obiettivo è di elaborare direttive sulla proprietà e l’affitto di terre e di risorse naturali, incentrandole sui diritti dei contadini piccoli o senza terra, come pure sulla sicurezza alimentare dei paesi coinvolti. La Svizzera sostiene questo approccio.

Detto ciò, come sottolineato da Miges Baumann, responsabile di politica dello sviluppo presso “Pane per tutti”, è altrettanto importante aiutare sul posto le organizzazioni di base che lottano contro l’accaparramento delle terre. Varie organizzazioni di cooperazione internazionale mostrano il buon esempio. Così, Pane per tutti ed Helvetas sostengono il sindacato Synergie contadina (Synergie paysanne), che si batte in Benin a favore dei piccoli contadini e contro le immense colture per la produzione di agrocarburanti. Anche Sacrificio quaresimale appoggia, nelle isole Filippine, organizzazioni di base che oppongono resistenza al land grabbing.

Articolo GLOBAL+ (primavera 2010), pubblicato sul Giornale del Popolo, 21 aprile 2010
Traduzione Fabio Züger