Un «compromesso ben svizzero» sarebbe disastroso

Mark Herkenrath, direttore di Alliance Sud.
Articolo global
Nell'amministrazione federale regna un certo disaccordo a riguardo di chi assumerà la responsabilità dell’Agenda 2030. Si dovrebbe trattare di una personalità di alto livello – ad esempio un delegato direttamente subordinato al Consiglio federale.

Riuscire a portare il mondo verso uno sviluppo sostenibile equo ed ecologico. È con quest’ambizione che la comunità internazionale ha sottoscritto nel settembre 2015 un piano comune – l’Agenda 2030 con i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Quest’ Agenda mira a costituire entro il 2030 un mondo ecologicamente e socialmente sostenibile, che viva in modo pacifico, stabile, sicuro e prospero.

La Svizzera ha contribuito in maniera determinante al successo dei negoziati. In quanto piccola nazione, fortemente interconnessa a livello globale, essa ha un grande interesse a un ambiente collettivo stabile e duraturo. Un mondo che vive pacificamente e nella prosperità corrisponde non solo alla nostra tradizione umanitaria, ma è anche nell’interesse delle imprese elvetiche attive nei mercati internazionali. Malgrado ciò, si moltiplicano i segni che sembrano indicare che le alte sfere dell’amministrazione federale non desiderano accordare all’attuazione dell’Agenda 2030 il peso politico che dovrebbe avere.

Il prossimo mese di luglio la Svizzera presenterà all’ONU di New York, durante il Forum politico di alto livello (High-Level Political Forum, HLPF), i progressi che ha realizzato nell’ambito dell’Agenda 2030. Entro questo termine, il Consiglio federale deve aver deciso chi, in seno all’amministrazione federale, assumerà la responsabilità complessiva per l’attuazione dell’Agenda 2030, nella politica interna ed estera della Svizzera. Un coordinamento di alto livello – per esempio designando un delegato direttamente subordinato al Consiglio federale – permetterebbe alla Svizzera di dare un segnale forte sul ruolo di primo piano che intende svolgere a livello internazionale, in termini di sviluppo sostenibile.

Altri Paesi hanno già preso in mano la situazione dando il buon esempio. Hanno attribuito la competenza per l’Agenda 2030 alla cancelleria, a un ministro o a un delegato del governo – una posizione quindi legata direttamente al potere esecutivo, in grado di chiedere dei conti all’insieme degli uffici dei diversi ministeri coinvolti. Ciò è importante, dato che l’Agenda 2030 riguarda tutti gli ambiti politici d’una nazione e che la sua attuazione esige un approccio coordinato da parte dell’insieme degli uffici.       

Per contro, all’interno dell’amministrazione federale, regna il disaccordo e non si riesce a determinare chi dovrebbe incaricarsi della responsabilità dell’Agenda 2030. L’idea che sia un’autorità superiore di coordinamento ad occuparsene, infastidisce notevolmente gli alti funzionari di alcuni uffici. V’è di conseguenza il pericolo che le decisioni strategiche legate all’Agenda 2030 siano attribuite a una conferenza di direttrici e direttori degli uffici. Gli incarichi pratici di coordinamento verrebbero assunti da un gruppo di lavoro misto.

In fin dei conti, con un simile «compromesso tipicamente svizzero», tutti gli uffici federali sarebbero un po’ competenti per l’Agenda 2030, ma nessuno si accollerebbe veramente la responsabilità. Alle organizzazioni della società civile, a tutte le imprese e ai cantoni desiderosi di partecipare rigorosamente all’attuazione dell’Agenda 2030, mancherebbe un interlocutore chiaramente definito. Queste parti interessate auspicano un coordinamento di alto livello per l’Agenda 2030, con competenze chiare. Al Consiglio federale non resta però più molto tempo per trovare una soluzione ragionevole.

Mark Herkenrath, direttore d’Alliance Sud

Pubblicato il 27.03.2018 sul Corriere del Ticino

(traduzione di Fabio Bossi)