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Forum sociale: quali strade per le prossime azioni?

Pubblicato il: 21. 02. 2011

L'ottavo Forum Sociale Mondiale si è terminato l'11 febbraio 2011 a Dakar tra idee e proposte. Un corto bilancio di Beat Dietschy, segretario generale di Pane per tutti.

Beat Dietschy

Beat Dietschy, segretario generale Pane per tutti

Oggi, l'11 febbraio 2011, in riunioni tematiche, si riunirà quanto negli scorsi tre giorni è stato progettato e scambiato durante quasi 1000 tribune, workshop e incontri di reti. Ora si tratta di discutere quali strade prendere per le prossime azioni e accordare la cooperazione. 

Per esempio in vista di “Rio più 20”.  Sulla conferenza Onu, 20 anni dopo il vertice mondiale del 1992, nel maggio del 2012, vi è un ampio consenso che si debba trovare un nuovo modello di sviluppo che aiuti a raggiungere un successo che si sappia veramente guadagnare l’appellativo di “sostenibile”. Il fiasco della Conferenza sul clima di Copenhagen e di Cancun non può ripetersi, ha ammonito l’attivista ambientale Pat Mooney. E l’ambasciatore Boliviano presso le Nazioni Unite, Pablo Solòn, che a Cancun fu l’unico rappresentante di un paese che negò la sua approvazione alla votazione finale di quel triste esito dei negoziati, ha rincarato la dose affermando che: la capacità di riproduzione della terra non è garantita con i meccanismi dell’economia di mercato. Domanda un ulteriore sviluppo nel sistema giudiziario Onu dei Diritti della Natura.

La proposta per i Diritti della Natura non incontra troppe simpatie, ma, sorprendentemente, non è rimossa. Si discute soprattutto di come nei prossimi 14 mesi prima della conferenza di Rio si possa raggiungere una più ampia mobilizzazione della società civile, così “Rio II” non può naufragare o concludersi in mille parole vuote. Si cerca, non s’implora, una nuova civiltà. Si tratta di dirigere le rotaie nella giusta direzione.

Mentre scrivo il dibattito nell’“Assemblea Rio più 20” è ancora in corso. Anche nelle altre tre dozzine di fori si cerca ancora una convergenza, cosi come nel campo della cancellazione del debito, dei contratti di libero commercio, delle donne e sviluppo e dell’acqua quale bene pubblico. Impossibile ricavare una panoramica d’insieme sul Forum. Dunque chiedo ai miei compagni di viaggio cosa resta a loro avviso. “C’est génial, ce Forum” dice Catherine Morand di Swissaid, lodando la ricca offerta.

Possibilità di scambio. Per ognuno c’era qualcosa da scoprire. Walo Bauer, consiglio di fondazione di Sacrificio Quaresimale, è impressionato dall’arte di improvvisare cui è stato confrontato in Senegal e al forum: “Con  mezzi a volta precari si è raggiunto risultati stupefacenti”. Il caos non è sempre negativo, concorda Anne-Catherine Menetrey (Verdi): ci s’imbatte in temi e persone, che solitamente non s’incontrerebbero mai.

Per Rosmarie Dormann (Missione Betlemme) sono state le forti e sicure di loro stesse donne africane a colpirla particolarmente.  Un accento simile lo pone pure Therese Steiger-Graf, anche lei di Missione Betlemme Immensee. “ La consapevolezza è notevole”. Nessuna e nessuno si aspetta di essere aiutato. I gruppi di risparmio rurali decidono loro stessi come usare i loro denari. E questo vale anche in grande, dove si tratta della scelta del regime politico o dei partner commerciali. Questo contraddice l’attuale quadro africano. Isolda Agazzi di Alliance Sud sottolinea che non si sono sprecate facili parole o concetti ideologici. Il peso è stato dato alla ricerca di soluzioni, l’approfondimento dell’analisi e a nuove impostazioni.

Per me è andata cosi. Dal 2003, quando partecipai al terzo forum sociale mondiale di Porto Alegre, l’incontro è andato via via sviluppandosi. Le crisi si sono acuite e moltiplicate; Guerra in Iraq, in Afghanistan, stati in rovina, crisi economica e finanziaria, cambiamento climatico senza risposta da parte dei governi. Molto concretamente le persone toccate hanno riferito delle conseguenze: Donne che sono confrontate con prezzi di generi alimentari al di là delle loro possibilità, contadini ai quali sono tolte loro le terre e l’acqua dalle quali la loro vita dipende (land e water grabbing), emigranti senza prospettive, maestre e maestri sottopagati. Ma non domina, nonostante le proteste e le aspre critiche, la domanda di soluzioni immediate.  

A me pare che la disponibilità a trovare una via di uscita a lungo termine per venire fuori da questa molteplice crisi sia cresciuta. Anche la massa di autocritici è notevole: non sono unicamente gli altri i colpevoli, tipo (senza dubbio reali) le multinazionali che si assicurano terreni agricoli. Si nominano anche i padroni di casa locali e i fallimenti del governo.

Il forum è sempre più una piattaforma per lo scambio di conoscenze, un luogo d’incontro, un laboratorio sperimentale, nel quale si forgiano alleanze. Cosi per esempio si sono ritrovati dei gruppi contro le conseguenze disastrose delle attività minerarie in corso in Congo, Perù e Messico. Il loro ambizioso obiettivo: il superamento di economia di sfruttamento eccessivo. La volontà di trovare un altro mondo, uno migliore, è indomita. A me pare che questa convinzione sia ancora accresciuta. Non nascerà da un grande botto ma da tanti piccoli pezzi del puzzle del cambiamento di mentalità, di pensiero, di un altro modo di fare che pian piano saranno pronti a vincere. Il forum, in questo senso per me è una scuola di disubbidienza contro ogni forma di “penséé unique”, una scuola di dissuasione che conduce a pensare autonomamente. “Innescato dal “Sud”, che, come Samir Amin dice, ”pensa e agisce autonomamente”.

Dakar, 11 febbraio 2011
  Beat Dietschy,  Segretario generale Pane per Tutti

(traduzione: Sonia Stephan)

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