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Inno alla vita - un viaggio in Niger

Pubblicato il: 02. 07. 2011

Frammenti di un diario durante un viaggio in Niger - Ovunque si sente il ticchettio della battitura del miglio. Con il movimento cadenzato di grossi pali, le donne del villaggio trasformano i cereali in farina. Questo rumore regolare ci sta accompagnando a Makani, nel cuore del Niger, verso la scoperta di piccole buche scavate nella terra arida del deserto.

Nel calore cocente della terra e dell’atmosfera, le donne che ci accompagnano ci mostrano l’ultima loro speranza per ricavare il cibo per i prossimi mesi. Sono colpita dal gesto delicato nell’ introdurre nella piccola cunetta scavata nel terreno le quattro sementi e la grande cura che pongono nel ricoprirli con paglia secca dell’ultimo raccolto.
In silenzio, con rispetto, contempliamo la forza d’animo e la speranza in questi gesti. Grazie alla frescura della notte qualche goccia di rugiada bagnerà questi nidi di sementi.
I parlamentari svizzeri (che si sono pagati il loro viaggio) ritornano con me al luogo della cena in una concession, una piccola area di terra con qualche capanna, cintata da un muretto.

Al cuore delle sfide

Il sole sta calando, il villaggio si anima e vediamo arrivare le donne con il secchio sul capo. Portano con grazia l’acqua per cucinare e per lavarci. L’eleganza dei loro passi ci distrae dalla danza delle ragazze che comunica con gesti semplici il comportamento che dobbiamo tenere nel nostro vivere quotidiano.
Il ticchettio della battitura del miglio si è trasformato in crepitio del fuoco, nello scoscio dell’acqua versata nelle pentole e il battere regolare degli utensili che servono alla preparazione del cibo.

I nostri tempi non sono i loro. Il mio pensiero si porta sull’essenzialità delle sementi nell’agricoltura. Sono la prima tappa della produzione alimentare: un momento cruciale per assicurare la sovranità alimentare delle popolazioni. Queste sementi sono al cuore di tante sfide in Africa: qualità, accessibilità, diversità … . Guardando lontano il granaio e la banca delle sementi che le donne hanno creato a Makani, mi domando come possiamo sviluppare un modo di collaborazione tra ricercatori e produttori.

Dall’altra parte del deserto

Nel buio della notte, dove si percepisce, solo con la dovuta attenzione, la presenza dell’altro. Da lontano sentiamo un bimbo che piange mentre gustiamo le galette (focacce) confezionate dalle mani callose ma creatrici delle donne lavoratrici di terra. Per noi hanno preparato il Tô, palline a base di miglio o di mais insaporito con salsa. I fagioli, il sorgo o il riso sono trasformati in Touwo (pasta a base di miglio o di mais) e Dambou (tradizionale couscous di miglio). Siamo contenti perché siamo tutti assieme. Ci stringiamo seduti in piccoli cerchi attorno a grandi vassoi rotondi sotto il cielo stellato. I nomadi allevatori che abbiamo incontrato attorno al pozzo questa mattina hanno procurato la carne per i kilitchi (manzo secco e piccante).

A un certo punto sento cogliere in me un’inquietudine. Per noi è chiaro che è dovere rinforzare la governance e le istituzioni legittime per assicurare in primo luogo il diritto alla vita dei contadini e dei cittadini, la giustizia sociale e l’impiego per rompere la catena dei cicli di violenza. Ho fiducia nell’azione comunitaria e nella sua capacità di trasformazione. Scambiandoci impressioni e difficoltà nella notte inoltrata cogliamo con maggiore intensità come la semente cresciuta che ci viene offerta come cibo per unirci. Una condivisione di reciprocità.

… Una donna al momento del saluto mi dice: non dimenticateci mai, noi che viviamo dall’altra parte del deserto! C’è l’ultimo stringersi assieme: un abbraccio come segno di profonda comunione nella dignità e inno alla vita.

Lavinia Sommaruga Bodeo
(pubblicato su Cartabianca, 2/Luglio 2011)

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