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Tra l’ideale e la realtà

Pubblicato il: 20. 04. 2011

L’uomo ha raccontato come il suo Governo Egiziano sradicava accuratamente ogni germoglio di democrazia. La tensione e la collera crescevano tra la popolazione. Il Governo era ritornato sulla riforma agraria degli anni ‘50. Alcune bande brutali aiutavano i grandi proprietari a scacciare i piccoli contadini.

Il Governo strangolava i sindacati. Ma poi, nelle campagne é emerso un movimento contadino, nelle fabbriche si sono formati alcuni sindacati liberi. Dovunque sono scoppiati scioperi selvaggi. 

Ho ascoltato questa testimonianza nel 2007 durante un laboratorio al Forum sociale mondiale di Nairobi. L’uomo era un Egiziano. In seguito, non ho mai ritrovato queste informazioni nei media. La politica estera dei paesi Occidentali nei confronti dell’Egitto – alimentata dai servizi segreti e diplomatici – non si preoccupava di cose così futili. Consolidava il regno di Mubarak. Fino al gennaio scorso, quando il mondo politico ideale si è rotto le ossa scontrandosi contro la realtà. 

Oggi per documentare l’attrito esistente tra la realtà e la politica, la materia abbonda. Il mondo ideale della politica preparava – dopo il rapporto del Consiglio mondiale del clima nel 2007 - la “rinascita” dell’energia nucleare povera in carbone. Economiesuisse si apprestava a lanciare una pre-campagna in marzo. La Corea del Sud e la Cina pianificavano una grande quantità di nuove centrali. La Germania prolungava la durata di vita dei suoi dinosauri. Fino al momento in cui la catastrofe di Fukushima rivela al mondo che i “rischi residui” sono molti più frequenti e dunque molto più cari di quanto sperato. I difensori del nucleare oggi si sono trasformati in partigiani del ritiro o, almeno, di un tempo di riflessione. 

Questo nuovo senso della realtà è sicuramente positivo. Sarebbe ancora meglio se valesse anche per altri problemi, ma ne siamo ancora lontani. Nella politica climatica internazionale le nostre élite politiche nel 2010 hanno adottato delle misure che condurrebbero ad un aumento della temperatura di 3,5 - 4 °C, cioè il doppio del tetto di 2°C a partire dal quale le cose non sono più gestibili.  In giugno il Parlamento si occuperà della strategia climatica della Svizzera. Rispetto al Consiglio nazionale, il Consiglio degli Stati ha rafforzato un pochino le misure, senza tuttavia permettere alla Svizzera di offrire un contributo sufficiente all’obiettivo dei 2°C. Sono previste alcune resistenze. I politici dell’ideale credono ad un mondo senza catastrofe climatica e sono pronti a scaricare il fardello della realtà sulle generazioni future e sulle altre parti del mondo.

Peter Niggli, direttore di Alliance Sud
Traduzione Sonia Stephan
(pubblicato su Agricoltore Ticinese, 15.04.2011)

Classificazione: Africa , Clima , Democrazia
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