Svelati finalmente i trucchi della Svizzera

Un aumento del prezzo della benzina non è politicamente possibile. Nel 2011, invece, la Confederazione ha messo nel cassetto degli strumenti di finanziamento promettenti per il contributo della Svizzera al clima.
Articolo global
«Oltre il 60% dell’impronta di gas serra (della Svizzera) è generato all’estero» ha comunicato l’Ufficio federale di statistica (UST) in febbraio 2018. Finalmente, la Svizzera deve riconoscere la sua responsabilità climatica nel mondo e agire.

Nessuno mette in dubbio l’obiettività e il rigore dell’Ufficio federale di statistica (UST); i suoi studi sono integri e servono da base per analisi alle forze politiche ed economiche del nostro paese. Ora l’UST presenta per la prima volta dei numeri che confermano una critica fondamentale, mossa da anni da Alliance Sud: è inammissibile che la Svizzera ufficiale faccia equivalere la sua responsabilità climatica al bilancio delle emissioni di gas serra.

Nel suo studio l’UST rileva che, con un totale annuo di 76 milioni di tonnellate in equivalenti di CO2, le «emissioni generate all’estero per rispondere alla domanda interna finale» ammontano a quasi il doppio delle emissioni di gas serra emesse sul territorio svizzero. Questo si spiega con il fatto che, sempre più, trasferiamo all’estero la nostra produzione a forte consumo di energia ed emissioni.

L’inventario dei gas serra è regolarmente compilato nell’ambito dell’applicazione del protocollo di Kyoto. Si basa sul principio territoriale e prende quindi in considerazione solo le emissioni generate all’interno dei territori nazionali. Tralascia dunque il consumo di beni importati, così come le emissioni causate dalle emissioni del traffico aereo e dai tragitti in macchina all’estero. Anche le emissioni delle imprese svizzere, per esempio quelle attive nello sfruttamento e la trasformazione di materie prime o nella produzione di beni e servizi all’estero non sono contabilizzate. Questa falsificazione statistica ha un effetto «benefico» per gli Stati come la Svizzera che spostano vieppiù le loro emissioni all’estero, invece di ridurle.

Come detto, questa constatazione non è nuova: nel 2016, nel suo masterplan, anche l’Alleanza climatica chiedeva di allineare la politica climatica della Svizzera al suo apporto totale nell’atmosfera su scala mondiale. Alliance Sud critica da anni il fatto che il Consiglio federale, specialmente nella sua valutazione dei contributi che la Svizzera deve versare in nome della lotta contro il cambiamento climatico secondo l’Accordo di Parigi sul clima, evochi sempre il principio “chi inquina paga”, considerando solo un terzo delle emissioni svizzere, solo quelle emesse all’interno delle frontiere nazionali.

La novità è che finalmente la Svizzera ufficiale chiede una visione globale. L’UST rileva che questo approccio è cruciale «proprio per paesi come la Svizzera, molto centrati sul commercio estero». Sempre secondo l’UST, ciò permette di essere coerenti con i «conti nazionali», una metodologia fissata a livello dell’OCSE, che applica il principio detto di residenza.

L’UST ha così lanciato le basi necessarie per una valutazione affidabile della «responsabilità comune ma differenziata» della Svizzera nell’ambito della responsabilità climatica.  La sua elaborazione ha permesso di calcolare che le emissioni svizzere sono circa tre volte superiori a quelle sulle quali si basava finora il Consiglio federale. Il contributo che la Svizzera deve al finanziamento internazionale del clima ammonta quindi a 900 milioni di franchi l’anno. Nel suo rapporto del 10 maggio 2017, il Consiglio federale prevedeva da 450 a 600 milioni di franchi.

La questione della parte «equa» della Svizzera al finanziamento della lotta contro il cambiamento climatico può e deve quindi essere considerata conclusa. L’attenzione si deve finalmente rivolgere all’urgente mobilizzazione delle risorse finanziarie supplementari necessarie.

 

Il principio della «Common but Differentiated Responsability» (CBDR)

J.S. Dalla Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo del 1992, il principio di responsabilità comune ma differenziata (CBDR) ha un ruolo predominante nel dibattito internazionale sul clima. Il principio della CBDR è improntato sulla constatazione che solo delle azioni comuni permetteranno di fare fronte alle minacce ambientali globali come quelle dei cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità o la desertificazione. Ma poiché i diversi paesi ne sono responsabili in misura variabile, gli oneri legati alle misure di prevenzione e di lotta devono essere ripartiti in modi diversi.

 

 

Pubblicato il 4 maggio 2018 su L'agricoltore ticinese

(Traduzione Sonia Stephan)