Un’ estate esemplare

Ad Ahmedabad (India), un sistema di climatizzazione porterà il raffreddamento, fine maggio 2018.
Articolo global
Estate 2018. Calura, siccità e milioni di franchi di danni. Diversi estremi climatici nell’emisfero nord. Questo potrebbe, o dovrebbe, essere il punto di svolta nella presa di coscienza del cambiamento climatico. Anche in Svizzera.

L’estate canicolare del 2018 ha messo in evidenza la vulnerabilità del nostro pianeta Terra. I media hanno dato ampio spazio alle informazioni riguardanti il caldo torrido, i corsi d’acqua prosciugati e la siccità persistente che ha messo in ginocchio anche l’industria agricola occidentale. Gli incendi catastrofici che hanno colpito la Grecia, la California e, per la prima volta, anche la regione del circolo polare svedese, han potuto essere seguiti quasi in diretta.

L’attenzione dei media si è concentrata su tre fenomeni: l’ampiezza dei differenti record meteorologici e degli eventi climatici estremi, la simultaneità di questi estremi e il fatto che questi ultimi avvenivano nell’emisfero nord. Per milioni e milioni d’abitanti dell’emisfero sud, i capricci meteorologici, rafforzati dal cambiamento climatico, sono una triste realtà ormai da anni. Ma le richieste d’aiuto delle comunità insulari del Pacifico, degli abitanti delle zone costiere asiatiche gravemente minacciate o le sofferenze silenziose delle contadine che praticano un’agricoltura di sussistenza nell’Africa subsahariana, non giungono quasi mai nelle nostre case. In futuro, saranno ascoltate maggiormente al nord, nei luoghi in cui si decide la politica climatica? È poco probabile: per quanto riguarda la Svizzera, ci ricorderemo dell’estate 2018 soprattutto per averci lasciato una gradevole gioia di vivere mediterranea.

Alcuni articoli della stampa hanno ampiamente commentato e analizzato la canicola, in Svizzera e all’estero. Nel Daily Star (Dhaka, Bangladesh), Saleemul Huq ha parlato di «punto di svolta»; intendendo con ciò che non è più possibile invertire il cambiamento climatico. E sottolinea come le previsioni della scienza del clima siano ormai state raggiunte dalla realtà. Amy Fleming del Guardian vede il modo di gestire il caldo come il «prossimo grande tema di disuguaglianza» e mette a confronto i senzatetto esposti senza protezione alla canicola in Québec, le partorienti di Manila, gli abitanti delle bidonville del Cairo e 80 000 rifugiati siriani nel campo di Zaatari in Giordania, senza dimenticare di menzionare che la siccità nel nord-est della Siria ha fatto precipitare la guerra civile.

Nel suo articolo «Cambiamento climatico e capitalismo», apparso sullo SPIEGEL, Georg Diez va a fondo dell’argomento e lancia un appello affinché il nostro stile di vita sia negoziabile. Secondo lui, il fenomeno del riscaldamento del pianeta distoglie l’attenzione dal vero tema della disuguaglianza sociale che, con l’ecologia, dovrebbe essere al centro delle nostre preoccupazioni. Nel suo articolo sulla «serra postcoloniale», Charlotte Wiedemann nella taz riconosce dei segni che indicano che «gli autori, soprattutto bianchi», vedono in fin dei conti anche il riscaldamento climatico come un soggetto che riguarda il campo dell’equità.

Nel suo commento «L’estate 2018 è un avvertimento che non dev’essere ignorato», il redattore scientifico della NZZ Christian Speicher parla «dell’estate canicolare che potrebbe presto diventare la regola». E scrive una frase che si leggerebbe volentieri su dei manifesti dal formato mondiale della NZZ: «Siamo ancora troppo poco preparati alla nuova realtà» – il cambiamento climatico è dunque la nuova realtà e dobbiamo adattarci a ciò. Questi due messaggi non hanno finora trovato delle maggioranze a Palazzo federale (e nemmeno nei media tradizionali).

Nel Bund, Markus C. Schulte von Drach critica la casta politica mondiale quando pretende «una rivoluzione della ragione». E Bettina Dyttrich nella WOZ fa il legame tra la politica climatica e sociale e la politica di sviluppo: l’economia svizzera, che dipende specialmente dalla piazza finanziaria, si crede poco vulnerabile. Ma invece di riflettere sulla sfida comune da affrontare a bordo della «navetta Terra», sono l’egoismo e il ripiegamento che continuano a dominare sia qui da noi, sia in tutto l’emisfero nord.

La televisione svizzera SRF tratta il dilemma dell’agricoltore e capo della sezione UDC Emmental, il consigliere nazionale Andreas Aebi, che nota «che sta succedendo qualcosa», esce dalle linee del suo partito e afferma di sentire il cambiamento climatico nella propria azienda agricola.

La politica svizzera freme?

L’Unione svizzera dei contadini si fa sentire prima della fine delle vacanze estive. Dopo il freddo inverno del 2017, che ha distrutto considerevolmente la raccolta di frutta, le contadine e i contadini sudano sempre di più a causa del caldo record e dell’assenza di precipitazioni di quest’anno. I prati destinati allo sfalcio si trasformano in paesaggi mediterranei polverosi, il fieno per l’inverno dev’essere utilizzato come foraggio e non può essere conservato e, in qualche caso, bisogna persino abbattere d’urgenza il bestiame. L’appello a un aiuto d’emergenza dello Stato (attenuazione dei dazi sul fieno importato e sovvenzioni immediate), proveniente proprio dall’ala politica che finora ha rifiutato una politica climatica coerente, è eloquente.

La canicola lascia anche delle tracce nella prima seduta della Commissione dell’ambiente del Consiglio nazionale dopo la pausa estiva. Contraddicendo il progetto del Consiglio federale, la tassazione del cherosene e dei carburanti, ma anche il finanziamento delle misure d’adattamento ai cambiamenti climatici, all’improvviso non sono più un tabù. La ragione inizia ad avere il sopravvento sugli interessi della lobby del petrolio e dell’auto? Il suo tentativo di dare libero accesso, nel mercato svizzero, a dei SUV voraci di carburante anche nella nuova legge sul CO2 fallisce provvisoriamente. Ma la disillusione è dietro l’angolo: l’Ufficio federale delle strade (USTRA) fa sapere che sono necessarie delle nuove norme stradali, in altre parole delle strade più larghe, per il fatto che i veicoli sono sempre più grandi.

Che l’estate canicolare contribuisca in futuro a far guardare la politica svizzera oltre i confini nazionali, e che il cambiamento climatico non sia solo percepito come un fenomeno dell’emisfero sud, resta per ora una pia illusione. È certo che il ricordo che gli svizzeri avranno dell’estate 2018 sarà contraddistinto dal fatto che le grigliate e i fuochi d’artificio sono stati vietati il 1° agosto, «malgrado lo splendido tempo estivo». Ed è proprio questa miscela ben nota d’ignoranza e opportunismo che presto determinerà nuovamente le agende politiche (e numerose agende private). O, per citare ancora una volta Bettina Dyttrich: «Numerosi sostenitori della sinistra europea s’indignano dell’ingiustizia coloniale, ma al tempo stesso trovano perfettamente normale di volare all’altro capo del mondo più volte all’anno».

In un colloquio con Dennis Bühler della Republik, l’oracolo politico Claude Longchamp profetizza che, prima delle elezioni parlamentari, il cambiamento politico farà fatica a imporsi di fronte ad altri temi, come le relazioni con l’UE, la riforma delle pensioni o l’imposizione delle imprese; a meno di non vivere nel 2019 «una ripetizione di quest’estate». Interrogata dalla SonntagsZeitung, la psicologa Vivianne Visschers si rammarica che il cambiamento climatico non sia che uno dei numerosi fattori che orientano il nostro comportamento. Secondo lei, un cambiamento d’attitudine si arena prima di fronte al prezzo da pagare – in senso monetario e figurato. L’essere umano presta maggior attenzione all’utilità diretta delle sue azioni attuali, piuttosto che alle loro conseguenze future.

Differenze tra il nord e il sud

Vi è da sperare che la constatazione secondo la quale il commercio e la società debbano adattarsi all’inevitabile cambiamento climatico non renda attenti solo i ranghi dell’Unione svizzera dei contadini. Una constatazione che, va sottolineato, per delle società contadine dell’emisfero sud è diventato prioritario da molto tempo. Con la grande differenza che esse non possono contare su un aiuto statale d’emergenza e ancor meno su un sostegno sistematico nella loro lotta contro il cambiamento climatico.

È proprio per questo che l’Accordo di Parigi sul clima ha obbligato l’Occidente a mettere annualmente almeno 100 miliardi di dollari americani a disposizione del finanziamento climatico internazionale. Come sottolineato da Alliance Sud da diversi anni, la partecipazione equa della Svizzera in quest’importo sfiora il miliardo di franchi all’anno. Esso equivale non solo alla nostra parte dell’1% dei redditi delle nazioni industrializzate, ma anche alla nostra impronta ecologica. Non è più ammissibile che i responsabili politici continuino a non preoccuparsi della responsabilità nazionale legata alle emissioni grigie, quasi due volte superiori, generate al di fuori delle frontiere svizzere dall’importazione dei nostri beni di consumo. È inoltre molto cinico considerare il finanziamento di misure contro le conseguenze catastrofiche del cambiamento climatico, perlopiù causato dall’Occidente, come un «affare dei paesi in sviluppo». O, come spiegato molto bene da Dietmar Mirkes nella rivista lussemburghese «Brennpunkt Drëtt Welt», che continuiamo giorno dopo giorno a «commettere un delitto di fuga».

L’argomento della presunta resistenza del popolo a ogni mobilitazione di mezzi finanziari supplementari, portato avanti contro l’aumento del nostro aiuto finanziario climatico – e dovuto nell’ambito del diritto internazionale pubblico – è stato rifiutato quest’estate. Secondo un’inchiesta della Fondazione svizzera per l’energia (SES), il 60% della popolazione ritiene per esempio che l’esonero e il sovvenzionamento attuali della navigazione aerea devono essere aboliti e che, in più, dev’essere introdotta una tassa sui biglietti d’aereo. Un terzo delle persone interrogate sarebbe pronto a sborsare 50 franchi o più per un volo europeo. E quasi la metà desidererebbe sostenere esplicitamente delle misure di protezione del clima e d’adattamento nei Paesi in sviluppo con i ricavi conseguiti (accanto a progetti climatici e di ricerca nazionali).

Questi risultati sono in sintonia con lo studio pubblicato a metà settembre da Alliance Sud (leggere qui sotto). La ricerca ha analizzato diversi strumenti per la mobilitazione di risorse supplementari ed è giunta alla conclusione che il miliardo a cui si aspira per il finanziamento climatico può esser considerato e provocherebbe delle spese supplementari comparativamente moderate e conformi al principio della causalità. Una tassa sui biglietti aerei, nello stesso ordine di grandezza di quella percepita già oggi in Gran Bretagna, potrebbe da sola generare un miliardo di franchi.

Come può essere finanziato il miliardo climatico svizzero

js. Un nuovo studio, su mandato di Alliance Sud (disponibile sul suo sito web), dimostra com’è possibile finanziare dei contributi aggiuntivi per delle misure di protezione e d’adattamento climatico necessarie con urgenza nei Paesi in via di sviluppo più poveri e più vulnerabili.

Lo studio analizza nove approcci innovativi e giunge alla conclusione che il miliardo da mobilitare, da parte della Svizzera, nei termini dell’Accordo di Parigi sul clima è plausibile e accettabile sul piano politico. In conformità con il principio del «chi inquina paga», i costi possono essere ripartiti sui diversi produttori di CO2 attraverso una combinazione degli strumenti proposti. Questi ultimi attuerebbero dunque anche l’effetto incitativo desiderato.

Nel contesto dell’attuale revisione della legge sul CO2, lo studio sottopone alla discussione in particolare l’introduzione di una tassa sui biglietti d’aereo, la destinazione della tassa sul CO2, nonché la sua estensione alla benzina e al diesel, una tassa sui certificati d’emissione esteri, l’aumento dell’imposta sugli oli minerali e la tassa di compensazione per le aziende esentate dalla tassa sul CO2.

In questi ultimi anni, la politica e l’amministrazione hanno espresso preoccupazioni sulla conformità al diritto costituzionale di alcuni degli strumenti di finanziamento presentati nello studio. Alliance Sud vi reagirà presto con la pubblicazione di un parere legale.

 

(Traduzione di: Fabio Bossi)