Uscire dal SICE non è una perdita

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Alliance Sud saluta la non entrata in materia della Commissione del Consiglio nazionale sul Sistema d'incentivazione nel settore del clima e dell'energia (SICE). Ciò apre la porta all'attuazione di Parigi sulla base del principio "chi inquina paga".

L’idea del Consiglio federale di sostituire il sistema attuale di tassa sul clima e l’energia con un sistema puramente di incentivazione poteva sembrare allettante di primo acchito, ma era chiaramente insufficiente. Con la sua proposta, respinta all’unanimità dalla commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale (CAPTE - N) il 30 gennaio 2017, non sarebbero stati affossati soltanto degli strumenti efficaci di protezione del clima – come per esempio il Programma Edifici o la promozione di Energie rinnovabili. E’ soprattutto il principio “chi inquina paga” nella politica climatica che sarebbe stato rinviato alle calende greche a livello costituzionale.

Nell’ambito dell’accordo di Parigi sul clima, la Svizzera deve adottare misure ambiziose contro il cambiamento climatico e le sue conseguenze negative. Fra queste misure figurano contributi finanziari adeguati per sostenere le misure di protezione del clima e di adattamento nei paesi più vulnerabili del Sud.

Il Consiglio federale conta, per la Svizzera, con contributi internazionali di finanziamento del clima che potrebbero ammontare, fino al 2020, a più di 1 miliardo di franchi all’anno[1]. La questione di sapere come dovrebbero essere finanziati questi contributi rimane aperta. Per Alliance Sud è chiaro che futuri contributi al finanziamento del clima di 1 miliardo possono essere realizzati solo sulla base del principio “chi inquina paga”. La strategia perseguita ad oggi dal Consiglio federale di attingere dal credito quadro della cooperazione internazionale che, di fatto, è stato limitato, dissanguerebbe, a medio termine, la cooperazione svizzera allo sviluppo. Un aumento del budget della cooperazione per compensare il finanziamento del clima non è infatti realista dal punto di vista politico.

La Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE – N) ha quindi richiesto, nel postulato 15.3798 , un rapporto del Consiglio federale per sapere come intende finanziare il clima. La pubblicazione di questo rapporto è attesa per le prossime settimane. E’ curioso notare che già nel 2009, il Consiglio federale aveva richiesto uno studio per esaminare possibili opzioni di finanziamento. Il rapporto, finalizzato nel 2011, presenta sei opzioni per mobilitare i contributi al finanziamento del clima della Svizzera, sulla base del principio “chi inquina paga”.  Questo rapporto innovativo è stato però tenuto in un cassetto fino alla fine del 2016 (vedi a proposito Delle proposte nei cassetti dal 2011).

Con la proposta della CAPTE, di fatto ora sepolta, il Consiglio federale aveva invece proposto nel frattempo di abbandonare gli approcci basati sul principio “chi inquina paga”: la proposta aveva previsto di ridistribuire in futuro tutto il ricavato delle tasse sul CO2 e sull’energia alla popolazione e l’economia. La distribuzione (parziale) di questo ricavato delle tasse per le misure climatiche – anche di quelle all’interno del paese! – sarebbe così stata impossibile sul piano costituzionale.

Per questi motivi, la richiesta della CAPTE – N, adottata all’unanimità il 30 gennaio 2017, di non entrare in materia sulla proposta del Sistema d'incentivazione nel settore del clima e dell'energia (SICE), accende un barlume di speranza. La mobilitazione ragionevole – perché basata sul principio “chi inquina, paga” – dei contributi necessari al finanziamento del clima tramite tasse sul CO2 e sull’energia (cioè laddove ci sono emissioni) è di nuovo sul tappeto. Proposte in questo senso confluiranno al più tardi nel dibattito parlamentare sulla proposta di revisione della legge sul CO2 in autunno di quest’anno.
 

[1] Questa è la stima del Consiglio federale nel Rapporto esplicativo per la procedura di consultazione