TISA: Le negoziazioni girano a vuoto

La città di Accra, capitale del Ghana, è un buon esempio dei problemi legati alla privatizzazione dei servizi pubblici. Foto: Un collaboratore di Safe Water Network (SWN) consegna dell'acqua potabile in un quartiere della classe media superiore. Gli abitanti dei quartieri poveri non possono pagarsi dell'acqua potabile.
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Malgrado le pressioni dell’amministrazione Obama, gli Stati contraenti hanno gettato la spugna: il TISA non verrà concluso in dicembre. Numerose disposizioni restano problematiche, in particolare la liberalizzazione dei servizi pubblici.

L’intenzione proclamata dai negoziatori del TISA – Trade in Services Agreement, l’accordo sugli scambi di servizi negoziato dal 2012 da 23 paesi membri dell’OMC, tra cui la Svizzera – era di terminare i lavori entro la fine dell’anno. Una conferenza ministeriale era pure prevista il 5-6 dicembre a Ginevra per finalizzare l’essenziale dei negoziati. Ma il 18 novembre, colpo di scena: la (possibile) fine dei negoziati è rimandata all’anno seguente e la conferenza viene annullata. Restano, infatti, numerosi punti critici, cominciando dalla liberalizzazione dei servizi pubblici e dalla protezione dei dati.

Il 7 ottobre, Wikileaks ha rivelato che l’Unione europea (UE) ha chiesto ai paesi in sviluppo partecipanti1 di congelare in modo irreversibile i loro servizi pubblici, come ad esempio le telecomunicazioni (Costa Rica, Messico, Pakistan), la posta (Costa Rica, Messico, Perù), i servizi ambientali (Costa Rica, Panama, Perù), l’energia e l’estrazione mineraria (Messico, Pakistan), oppure chiesto il divieto dell’obbligo di impiegare personale locale (Mauritius). E questo mentre l’UE dichiara di non volere liberalizzare i servizi pubblici all’interno dell’Unione. Questo comporterebbe un’apertura di questi servizi alla concorrenza estera e, a lungo termine, alla loro privatizzazione. Inoltre, molti paesi hanno un sistema di sovvenzioni incrociate per fare in modo che i servizi pubblici siano mantenuti anche nelle zone discoste, dove non sono redditizi. Accettando le richieste dell’UE, essi dovrebbero accordare queste sovvenzioni anche ai fornitori esteri di servizi e, in virtù delle clausole di non arretramento e di sospensione, non sarebbero più in grado di rinazionalizzare se la privatizzazione dovesse risultare nociva per lo sviluppo del paese. Ma l’UE non si ferma qua: chiede anche ai paesi in sviluppo di aprire al mercato i settori del commercio al dettaglio, del trasporto marittimo, dell’aviazione, ecc.

La Svizzera liberalizza i servizi ambientali e i servizi informatici

La Svizzera non è da meno. Sotto pressione dell’UE, nella sua terza offerta rivisitata del 21 ottobre, ha sciolto le riserve in materia di servizi pubblici ambientali comunali e cantonali e degli esami dell’impatto sull’ambiente (EIA) sottomettendoli così alle clausole di non arretramento e di sospensione.

Tuttavia, come l’UE, la Svizzera ha sempre affermato che il TISA non avrebbe liberalizzato i servizi pubblici. Invece la nuova offerta svizzera implica che le politiche comunali e cantonali in materia di gestione delle acque reflue, dei rifiuti, e di altri servizi di smaltimento siano congelate e che se un comune liberalizza uno di questi servizi, non potrà mai più tornare indietro (in virtù della clausola di non arretramento). Per quanto riguarda gli EIA, essi non potrebbero più essere commissionati obbligatoriamente ad uffici svizzeri (per es. esigenza di sede o di residenza).  

L’allegato dell’accordo sulla localizzazione impedisce in effetti tutta una serie di misure, per es. le esigenze di residenza nel paese in questione (in questo caso, la Svizzera) di “presenza locale”, o di “contenuto locale”. Sarebbe invece una buona idea mantenere la possibilità di ricorrere a tali misure, per es. in materia di protezione dei consumatori, della vita privata, dell’ambiente o della sicurezza nazionale.

Nella nuova offerta, e sempre sotto pressione dell’UE, la Svizzera ha anche completamente liberalizzato i servizi delle tecnologie dell’informazione – una prima in un accordo svizzero di libero scambio. Non ha nemmeno escluso i sistemi di difesa nazionale, come i sistemi di cyber-protezione, anche se questo potrebbe rappresentare un serio rischio per la sicurezza del paese.

Eppure, quando si tratta di accettare le richieste di altri paesi, l’UE si mostra molto più reticente.  Non intende infatti accogliere le richieste americane di liberalizzare i “nuovi servizi”, cioè quelli che non esistono ancora o che sono poco o non ancora regolamentati. Se il TISA entra in vigore e che un paese partecipante non ha pensato ad escluderli dal loro elenco degli impegni – la Svizzera ad esempio non ha escluso né Airbnb, né i servizi legati all’utilizzo di droni – la loro regolamentazione diventerà impossibile.

Verso una liberalizzazione della Posta, delle FFS, di Swisscom e della SSR attraverso gli allegati

Benché, nella sua offerta individuale, la Svizzera non abbia preso un impegno in materia di liberalizzazione delle grandi regie federali, alcuni allegati porterebbero di fatto a una liberalizzazione della Posta, delle FFS, di Swisscom e della SSR, che dovrebbero essere gestite secondo una logica di mercato. Alcuni obietteranno che è già così attualmente – la chiusura recentemente annunciata dalla Posta della metà dei suoi uffici e del licenziamento di 1'200 impiegati rientra in questa logica. Tuttavia, se il TISA entrerà in vigore, questo tipo di processo diventerà irreversibile. Se un giorno la Confederazione decidesse di rafforzare il ruolo pubblico della Posta, essa non potrebbe più farlo.

Altri allegati sono anch’essi preoccupanti, partendo da quello sulla trasparenza, che crea una base legale per le multinazionali, in diritto internazionale, per fare attività di lobbying quando leggi o regolamenti nazionali sono in fase di preparazione. Se un domani la Svizzera decidesse di vietare definitivamente gli OGM, ad esempio, Monsanto avrebbe una base legale solida per opporvisi e, se ritenesse che il suo diritto ad essere consultata fosse stato violato, potrebbe cercare di convincere il proprio paese d’origine a denunciare la Confederazione. Anche in questo caso si potrebbe obiettare che le multinazionali si esprimono già sui progetti di legge in Svizzera, ma il TISA darebbe loro il diritto di pronunciarsi anche sui regolamenti a livello centrale e locale.

L’UE si oppone al libero trasferimento dei dati all’estero

Infine, un ultimo progetto di allegato molto problematico riguarda il “commercio elettronico”, che prevede la possibilità di trasferire dati personali all’estero. I nostri dati – bancari, di salute, sulle nostre abitudini di consumo, ecc. – non potrebbero più essere conservati obbligatoriamente nei server in Svizzera, bensì potrebbero essere utilizzati dalle multinazionali estere a loro piacimento e dove desiderano. Questo è contrario alla legge federale sulla protezione dei dati. L’UE si oppone fermamente a questa proposta americana. Ma fino a quando?

In sintesi, il TISA porterebbe a una “mercificazione” totale dei servizi. Gli impegni di alcuni Stati sui servizi legati all’educazione, per esempio, non mirano esplicitamente a privatizzare l’educazione pubblica. Ma promuovendo l’educazione privata, causeranno un sistema educativo a due velocità dove il pubblico è trascurato a favore del privato, sia dai professori migliori che dagli allievi più benestanti. Vale quindi la pena domandarsi in modo serio se è questo il tipo di società che vogliamo.

Isolda Agazzi, Alliance Sud

Traduzione Barbara Rossi

(pubblicato su Syndicom, il 23.12.2016)

1Cile, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Isola Mauritius, Messico, Pakistan, Panama, Perù (Taiwan, Israele e Corea del Sud, se li si considera come paesi in sviluppo)