Accordi commerciali e diritti umani
Il 31 agosto si è tenuta a Berna, su iniziativa della Divisione politica IV del DFAE, Alliance Sud e la Dichiarazione di Berna, una discussione con Olivier De Schutter, relatore speciale sul diritto all’alimentazione. Tema: le linee direttrici per la realizzazione di studi d’impatto sui diritti umani degli accordi commerciali.
L’evento, al quale hanno partecipato oltre 70 persone, ha avuto un grande successo, dimostrando così l’interesse crescente per il legame tra commercio e diritti umani. L’eminente giurista belga ha appena redatto le linee direttrici per la realizzazione di studi d’impatto sui diritti umani prima della conclusione di accordi commerciali e d’investimenti.
Il relatore speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione sostiene così la rivendicazione di Alliance Sud e della Dichiarazione di Berna, che chiedono al Consiglio federale di effettuare studi d’impatto sui diritti umani (HRIA – Human Rights Impacts Assessments) prima della conclusione di qualsiasi accordo di libero scambio. Una raccomandazione indirizzata alla Svizzera anche dal Comitato sui diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite.
Le linee direttrici – in consultazione fino alla fine dell’anno – sono state discusse dal parlamento europeo nell’ambito dell’accordo di libero scambio in corso di negoziato con l’India. Potrebbero ispirare il Canada e la Colombia, che hanno sottoposto la ratificazione del loro accordo di libero scambio alla condizione di effettuare un tale studio un anno dopo l’entrata in vigore del trattato. Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU potrebbe adottarli durante la prossima sessione di marzo, dando loro così una legittimità internazionale.
Olivier De Schutter non si oppone al libero scambio – al contrario, vuole farne beneficiare il numero più grande possibile. Mostra così che non è nell’interesse dei paesi industrializzati concludere accordi che avvantaggiano solo un’elite dei paesi partner e che ripartire i benefici della crescita in maniera più equa è il modo migliore di superare la crisi economica e lottare contro la povertà. Assicura che i diritti umani possono fornire il quadro legale che aiuta a troncare la spinosa questione dei “ trade-offs” risultanti da ogni liberalizzazione ed assicurarsi che i più deboli non sono sempre i perdenti delle aperture commerciali.
Mostra che i paesi del sud hanno tutto l’interesse ad esaminare l’impatto del libero scambio sui segmenti più deboli della loro popolazione, per rafforzare la loro posizione nei negoziati. E, a questo proposito, afferma di constatare meno reticenza da parte loro nel legare più strettamente commercio e diritti umani. Infine, esorta le politiche a prendere le misure compensatrici per i segmenti della società che rischiano di essere espulsi dal mercato dalla concorrenza straniera. Ma i governi ed i parlamenti devono anche tenere presente che ogni stato industrializzato ha “obblighi extraterritoriali” che gli impongono di prendere in considerazione potenziali violazioni dei diritti umani – in questo caso soprattutto i diritti economici e sociali - nei paesi in sviluppo. E gli accordi commerciali minacciano specialmente il diritto all’alimentazione, alla salute, all’alloggio ed al lavoro, così come i diritti delle popolazioni autoctone.
Isolda Agazzi, Alliance Sud, responsabile della politica commerciale
Traduzione Sonia Stephan
Potete leggere un’intervista ad Olivier De Schutter nel prossimo numero della nostra rivista Global + (pubblicazione: metà ottobre 2011)
Progetto: Guiding Principles on Human Rights Impact Assessments of Trade and Investment Agreements (pdf, 111kB)

