Aerei da combattimento ed aiuto allo sviluppo
Quest’anno le Camere federali hanno preso due decisioni sorprendenti. In primavera hanno accettato un aumento dell’aiuto allo sviluppo, in autunno un rafforzamento dell’esercito e l’acquisizione di nuovi aerei da combattimento. Entrambe le votazioni riguardano la politica estera. Che cosa portano?
Per discutere questo interrogativo parto dal principio che la politica estera serva a garantire l’autodeterminazione nazionale ed a guadagnare un margine di manovra internazionale.
L’aiuto allo sviluppo della Svizzera contribuisce alla nostra autoderminazione nazionale promuovendo la pace attraverso un’attenuazione delle tensioni tra Paesi privilegiati e Paesi molto sfavoriti. Aumenta anche il margine di manovra internazionale della Svizzera, rafforzando le relazioni con numerosi Paesi d’America latina, d’Africa e d’Asia. Ogni volta che la Svizzera, in seno all’ONU od all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), vuole formare coalizioni diverse di “piccoli Stati” per meglio affermarsi contro i club dei grandi (G20, ecc.), può largamente approfittare della rete di relazioni che ha intrecciato durante i 50 anni di cooperazione allo sviluppo.
L’esercito è lo strumento per mantenere l’autodeterminazione nazionale in caso di minaccia bellica esterna. Alcuni Paesi impegnano anche il loro esercito per allargare il loro campo d’azione in materia di politica estera, attraverso per esempio alleanze, operazioni di mantenimento della pace ed interventi militari in altri Paesi. La neutralità svizzera lo proibisce, il che costituisce un altro “debole” vantaggio per il nostro posizionamento sulla scena internazionale. E’ per questo motivo che, in tempi normali, il nostro esercito contribuisce solo in maniera molto limitata all’autodeterminazione ed al margine di manovra internazionale. Giocherebbe un ruolo maggiore solo nel caso di un crollo dell’ordine di pace europeo. Resta aperta la questione a sapere in che misura sarebbe capace di resistere ad una minaccia militare.
Le decisioni per un aumento dell’aiuto allo sviluppo e per un rafforzamento dell’esercito hanno un costo considerevole. Si può temere che, l’anno prossimo, il nuovo Parlamento non sia disposto a finanziare entrambi. Dovrà dunque costruirsi un’idea chiara di cosa contribuisce maggiormente al mantenimento dell’autoderminazione nazionale ed all’ampliamento del campo d’azione internazionale della Svizzera.
Peter Niggli, direttore di Alliance Sud
Traduzione Sonia Stephan
(pubblicato sul Corriere del Ticino, 20.10.2011)

