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Partenariati privati … di senso

Pubblicato il: 16. 12. 2010

La Direzione allo sviluppo e la cooperazione (DSC) lavora da tempo con delle imprese svizzere. Il nuovo messaggio del Consiglio federale sulla Cooperazione allo sviluppo (2013-2016) é occasione per un dibattito sul rafforzamento sistematico di questa collaborazione in diversi ambiti tematici della DSC.

Il Ministero degli Affari Esteri accorda, in effetti, una grande importanza a questo nuovo campo d’azione. Si parla, per esempio, di un nuovo campo tematico “ servizi finanziari per i poveri” che sarebbe sviluppato in collaborazione con delle banche e delle assicurazioni del nostro paese.

Il potenziale contributo allo sviluppo di tali programmi deve essere valutato caso per caso. Finora ci sono stati degli esempi pertinenti e altri discutibili. Per esempio, appropriata é stata la Swiss-South African Cooperation Initative che, grazie a delle filiali di multinazionali svizzere in Sud Africa, ha permesso la creazione di posti di apprendistato per dei giovani. Discutibile, per contro, é l’utilità della guida per dei partenariati pubblico-privato nell’approvvigionamento di acqua potabile, vedi quello che la DSC, il Segretariato di Stato per l’economia (Seco) e Swiss Re hanno elaborato e promosso durante manifestazioni internazionali come il Forum mondiale dell’acqua.

Questa nuova pista solleva ciononostante due riserve fondamentali. Primo, le multinazionali svizzere investono quasi niente nei paesi poveri. Privilegiano i paesi in sviluppo dotati di un mercato interno consistente e di una posizione regionale forte, come, per esempio, il Sud Africa. Al contrario, secondo la legge sullo sviluppo, la DSC e il Seco dovrebbero investire i loro fondi prioritariamente nei paesi più poveri. Questo non esclude la collaborazione con delle ditte svizzere ma la riduce a piccoli importi.

Secondo, non c’é nessun dubbio che il settore privato giochi un ruolo importante nello sviluppo economico dei paesi poveri, questo però non vale per tutte le imprese. Il fattore decisivo non sono gli investimenti diretti all’estero, vale a dire le nostre multinazionali, ma le imprese locali. Degli attori sui quali la cooperazione allo sviluppo del Seco ha proprio concentrato il suo sostegno in questi ultimi quindici anni, da quando ha cessato di aiutare le imprese svizzere a ottenere delle comande e l’accesso a nuovi mercati con i fondi dello sviluppo. La DSC ha pure dei programmi di promozione di ditte locali, ma sempre meno. Sarebbe incomprensibile che questo sforzo strategico venga ora rimpiazzato dalla cooperazione con le multinazionali svizzere.

Peter Niggli, Direttore di Alliance Sud

Traduzione Sonia Stephan

(pubblicato sul Corriere del Ticino, 07.12.2010)

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