MDG e diritti umani: stessa battaglia
Il 22.06.2010 circa 150 persone hanno partecipato alla Giornata di Alliance Sud ed Amnesty International sugli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo (MDG). Al centro della discussione figurava la questione di un più forte collegamento con i diritti umani e la politica degli MDG della Svizzera.
In settembre, le Nazioni Unite faranno il bilancio dei dieci anni passati dall’adozione degli Obiettivi di sviluppo per il Millennio (MDG). Alliance Sud ed Amnesty International chiedono alla Svizzera di accellerare, adottando un approccio più vincolante, basato sui diritti umani.
Durante un simposio organizzato il 22 giugno a Berna, che ha riunito circa 150 partecipanti, Alliance Sud ed Amnesty International si sono fatti portavoce delle aspirazioni presentate dalle ONG del mondo intero all’Assemblea generale dell’ONU, il 14 e 15 giugno a New York: passare ad un approccio basato sui diritti umani per cercare, malgrado tutto, di raggiungere gli MDG entro il 2015.
Lotta all’esclusione
Se l’America latina è, nell’insieme, sulla buona via per raggiungere gli Obiettivi, “le popolazioni autoctone e gli afro-discendenti continuano ad essere marginalizzati, ma le statistiche non lo mostrano”, si è rammaricata
Natalia Cardona, coordinatrice della rete Social Watch a New York. Da allora, elementi chiave dei diritti umani – la lotta all’esclusione, la marginalizzazione e la non-discriminazione – diventano centrali e spetta alla società civile chiedere ai governi cosa fanno per realizzare questi diritti.
Gli MDG hanno già il merito d’esistere, ma non bastano. “Le ONG femminili non vi hanno investito molti sforzi perché, dal punto di vista dei diritti delle donne, rappresentano una netta ritirata rispetto ad impegni molto più ambiziosi, come la Convenzione per l’eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) ed il piano d’azione della Conferenza di Pechino del 1995”, ha sottolineato Cardona.
“La povertà è ovunque”
“Prendete l’educazione, ha ribadito Megha Abraham, responsabile dei diritti economici, sociali e culturali presso la sede di Amnesty International a Londra.
Gli MDG mirano la scolarità universale di base. Va molto bene, ma il diritto internazionale stipula che essa deve essere gratuita, di qualità ed obbligatoria – ciò che gli MDG non menzionano. La questione della gratuità è quindi cruciale, in particolare per le ragazze, per i bambini autoctoni e per coloro provenienti dalle minoranze”.
Per Megha, un altro problema risiede nel fatto che gli MDG si concentrano esclusivamente sulla lotta contro la povertà nei paesi in sviluppo. “Ma la povertà è ovunque, anche in Svizzera! Ha esclamato. Nei paesi europei, i Rom sono confinati in habitat informali, senza accesso all’acqua potabile, all’infrastruttura sanitaria, all’educazione ed alla salute.”. L’obiettivo sull’acqua è anch’esso a margine del diritto internazionale: gli MDG prevedono unicamente l’accesso all’acqua potabile, senza preoccuparsi della sua qualità. “Che l’acqua che sgorga dal rubinetto sia pulita o sporca, questo non concerne gli MDG!”, si è dispiaciuta Megha.
La posizione della Svizzera
Il pomeriggio era dedicato alla politica svizzera. Le oratrici del mattino si erano rammaricate del fatto che Berna rifiuti l’approccio basato sui diritti umani, considerato come troppo vincolante. Ciò che Edita Vokral, della DSC, ha implicitamente confermato:
per il vertice di settembre, la Svizzera si concentrerà su quattro temi: la lotta contro la povertà negli Stati vulnerabili, la promozione dello Stato di diritto, la resa reciproca dei conti tra i paesi donatori e beneficiari (mutual accountability) e la collaborazione con il settore privato.
Peter Niggli, direttore di Alliance Sud, si è da parte sua dispiaciuto che i rapporti presentati dagli Stati in vista del vertice di settembre non corrispondano alla realtà – rapporto svizzero compreso. Malgrado i loro
limiti, gli MDG hanno spinto gli Stati a cambiare le loro priorità finanziarie e ad attuare piani nazionali. “Ma oggi, questi Obiettivi vengono rimessi in questione, almeno in maniera non ufficiale – ha sottolineato Niggli. In aprile, i ministri africani delle finanze non hanno potuto fissare obiettivi finanziari in materia d’acqua, di salute e d’educazione perché questo pareva superfluo ad alcuni tra loro.”. Ed a livello dell’UE, nessuno vede l’investimento negli MDG come un’illusione: “Guardate il successo della Cina in Africa, mentre noi, facciamo del sociale!. Dovremmo insistere maggiormente sull’aspetto economico” esclamano. Pertanto, gli MDG sono il solo elemento di politica sociale che resta sull’agenda internazionale dall’anno 2000”.
Isolda Agazzi, Alliance Sud

