Sovranità alimentare: una bella conferenza!
Il 17 ottobre, 230 allievi del Collegio Papio e del Liceo di Locarno hanno seguito la conferenza pubblica “Politica di sviluppo e sovranità alimentare: quale cooperazione?”, organizzata in occasione dei 40 anni di Alliance Sud, i 50 anni della Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera e la Giornata Mondiale dell’alimentazione.
Dopo il saluto introduttivo e il benvenuto del direttore del Collegio Papio, Don Patrizio Foletti, nella sua introduzione, Lavinia Sommaruga di Alliance Sud ha precisato di aver ricercato sul sito della FAO il motivo per cui la giornata dell’alimentazione si tiene da sempre il 16 ottobre. Questa data ricorda infatti l’anniversario della fondazione della FAO nel 1945, ma soprattutto questa ricorrenza vuole che non ci si dimentichi delle persone che soffrono la fame nel mondo e che ci si unisca alla lotta contro la fame.
Lavinia Sommaruga ha raccontato come questa giornata ha un valore particolare per lei, avendo vissuto ad Haiti nel 1986, prima della caduta di Duvalier. Con grande stupore – senza saperlo- assistette in quel tempo al rastrellamento degli uomini nelle campagne per " venderli" al governo della Repubblica Domenicana per la raccolta della canna da zucchero. Ci furono le rivolte della fame dove si sparò nella città di Port au Prince sui giovani che chiedevano un boccone di pane. “Questa è stata la mia motivazione per impegnarmi nella cooperazione allo sviluppo, per la promozione dell’equità nella dignità e la ricerca di più giustizia sociale”, ha ricordato Lavinia Sommaruga.
Leggendo i quotidiani ed ascoltando i media in questo periodo, si sente parlare spesso di questioni legate al cibo: terre agricole comperate dai Cinesi in Africa e in Brasile ("Landgrabbing"), aumento dei prezzi delle derrate alimentari, una campagna sugli agrocarburanti “Cereali nel motore! No-Grazie”. Si è potuto scoprire Bellinzona Città del gusto. "Carestia nel Corno d’Africa: emergenza infinita?" - è stato il titolo di un seminario all’ISPI, Istituto per Gli Studi di Politica Internazionale a Milano, che prepara i futuri diplomatici; le lezioni con Romano Prodi che dal 12 settembre 2008 presiede il Gruppo di lavoro ONU: “Unione Africana sulle missioni di promozione della pace (peacekeeping) in Africa” sul canale televisivo “La 7” che ha trattato anche della mancanza di risorse alimentari, fonte principale di conflitto.
I capi delle agenzie dell’ONU basate a Roma, con il Comunicato stampa del 10.10.11, hanno sottolineato come i prezzi alimentari siano destinati a rimanere alti e ad essere caratterizzati da una volatilità sostenuta e forse anche ad aumentare. È quanto si evince dal rapporto "The State of Food Insecurity in the World 2011" curato da Fao, Pam e Ifad (quest’ultimo si assocerà quest’anno ai primi due). Il messaggio degli esperti delle tre agenzie ONU che combattono da anni contro la piaga della fame è chiaro: «L'intera comunità internazionale deve agire subito e con forza per sradicare l'insicurezza alimentare dal pianeta».
La cifra è scandalosa: 925 milioni di persone che soffrono la fame, una sotto- alimentazione cronica e la malnutrizione!
La crisi, che tocca ora il mondo, non è solamente economica con una liberalizzazione accentuata dei mercati agricoli, strutture e pratiche commerciali inique …. ma ingloba molteplici altri aspetti: sociali con l’aumento della povertà e di esclusione sociale, l’ aumento della popolazione, i conflitti interni, le guerre, le migrazioni …; ambientali con il riscaldamento climatico che distrugge le riserve alimentari, la rarefazione delle energie fossili e la diminuzione della biodiversità, l’acqua utilizzata in modo insensato, gli agrocarburanti …; finanziari con scambi iniqui, le speculazioni sulle derrate alimentari, la mancanza di crediti per piccoli investitori, la negligenza nei confronti della ricerca a favore della produzione dei piccoli coltivatori e di sementi di qualità … ; e gli aspetti democratici con la mancanza di volontà politica. Infine la crisi alimentare: quasi 1 miliardo di persone che soffrono la fame, i modelli di consumo e gli stili di vita irrispettosi, la mancanza di trasporti adeguati, di riserve di cereali, la penuria di scuole di agricoltura.
Un mondo senza fame
Alexander Widmer della Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione, DSC, ha parlato di «Un mondo senza fame. Quale impegno della Svizzera?». Ha ricordato dapprima gli 8 Obiettivi del Millennio che la Svizzera ha sottoscritto partendo dal pensiero di Gustavo Gutiérrez, teologo peruviano “La povertà non è un destino, ma una condizione; non è una disgrazia, ma un’ingiustizia”. I principali sintomi della povertà sono la mancanza di denaro per assicurarsi farmaci e un’alimentazione corretta, l’estrema sottoccupazione giovanile, l’elevata mortalità infantile, l’impossibilità di partecipare alle decisioni, l’esclusione dall’esercizio del potere, ma anche la paura dell’avvenire e l’impossibilità di fare scelte di vita necessarie alla dignità dell’uomo.
Nel 1990 circa la metà dei poveri nei Paesi in via di sviluppo viveva in condizioni di estrema povertà (circa 1,8 mia), nel 2010 la quota è scesa a meno di un quarto (1,4 mia). Tra il 1990 e il 2010 il numero delle persone malnutrite è diminuito dal 20 al 15 per cento (circa 1 mia).
Attualmente la fame nel mondo si sta nuovamente espandendo, principalmente a causa del rincaro dei prodotti alimentari. Dei 925 milioni di persone che soffrono la fame, i due terzi di questi malnutriti vivono in Asia e nel Pacifico. L’Africa detiene tuttavia la percentuale maggiore di persone malnutrite.
Come fare per ridurre la fame? Il dibattito sulla sicurezza alimentare si situa attorno alla disponibilità delle risorse (terra, acqua, lavoro, biodiversità, tecnologie, crediti, sussidi) che il Signor Widmer ha illustrato con l’esempio delle patate indigene in Mongolia, del latte in polvere nel Burkina Faso, della Fondazione Max Havelaar (mercati, commercio, dazi e imposte, informazione, infrastrutture, servizi di trasporto, intermediari).
La sicurezza alimentare richiede una risposta globale da parte dei seguenti attori principali: le Nazioni Unite (FAO, IFAD, PAM), le IFI (Banca Mondiale, Banche Regionali), i donatori bilaterali, le ONG come quelle legate alla cooperazione allo sviluppo e le fondazioni private. I giovani presenti hanno capito il ruolo del commercio equo e solidale dei produttori piccoli e medi e la differenza con la grande industria alimentare.
Infine Alexander Widmer ha ricordato il contributo svizzero con i suoi principali attori che sono la DSC, il SECO e l‘UFM. Nel 2009 il contributo equivale a 0.45% del PIL, ovvero 2.5 mia di CHF di cui sono stati investiti nel Bilaterale 750 mio (Asia 39%, Africa 35%, America Latina 15%, Europa 11%), nel Multilaterale con 600 mio, nel settore dei Rifugiati 370 mio, nell’Umanitario 300 mio e solo 93 mio nell’Agricoltura e lo sviluppo rurale.
Quale partenariato globale per lo sviluppo?
Le riflessioni sulle macro-sfide del futuro hanno trovato concorde Bruno Stoeckli di Alliance Sud. Il cambiamento climatico e le catastrofi naturali, l’ inquinamento, la salubrità alimentare, i regimi commerciali internazionali, il legame tra energia, acqua e alimentazione, l’ appropriazione delle terre, la corruzione e il malgoverno, la pressione demografica e le migrazioni come pure la fragilità e i conflitti, richiedono delle soluzioni.
“La lotta contro la povertà è una sfida globale”. Partendo da cartine geografiche prese dal world mapper.org , con, come base il mappamondo (land area), Bruno Stöckli ha paragonato i vari dati riguardanti la popolazione del mondo nel 2000, confermando un tasso molto elevato di demografia in Asia (è appena stata annunciata la nascita della 7 miliardesima persona), il reddito delle donne del Nord, molto più importante a confronto, per esempio, dei Paesi africani. Il relatore ha poi spiegato i termini di scambio economici del Nord (Improvements 1980-2001).
Riferendosi alle emissioni di CO2 (2000) nel Nord, Bruno Stoeckli ha spiegato che ci sono dei vincitori, come i paesi del Nord, e dei perdenti. Ha messo in evidenza l’impronta ecologica e ha ricordato che questa è molto grande nei paesi del Nord e piccolissima nei paesi del Sud. "Il mondo consuma più risorse naturali di quelle che ha a disposizione". I giovani sono stati invitati a calcolare la loro personale impronta ecologica per capire dove si situano rispetto al consumo delle risorse della Terra.
"Cerchiamo un mondo più giusto" ha detto Bruno Stoeckli, illustrando il ruolo della società civile nelle soluzioni del partenariato per lo sviluppo. Ha terminato il suo contributo portando una riflessione sulla Conferenza di Rio+20 che si terrà nel giugno 2012.
Testimonianze
Tutta questa parte, illustrata con cartine che invitavano alla riflessione, non ha lasciato i ragazzi indifferenti. I 230 giovani che si preparano alla maturità, nell’ultima mezz'ora, hanno potuto, suddivisi in vari gruppi tematici, ascoltare delle testimonianze, porre domande e visionare alcuni progetti concreti di cooperazione allo sviluppo con i rappresentanti di Alliance Sud, della DSC, di Helvetas e di Sacrificio Quaresimale.
Per informazioni: Lavinia Sommaruga, Alliance Sud








