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Obiettivi del Millennio: la Svizzera deve darsi una mossa

Pubblicato il: 10. 09. 2010

Dal 20 al 22 settembre, un vertice dell’ONU farà un bilancio decennale sugli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo (OMS). Verranno discussi i provvedimenti necessari per raggiungerne gran parte entro il 2015. Per la Svizzera, che presiederà la conferenza e le cui prestazioni rimangono alquanto modeste, la sfida è lanciata.

OMD 2015Anche se finora il bilancio è modesto, gli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo (OMS) restano tuttora raggiungibili, valuta il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon, in Mantenere gli impegni presi, il rapporto che ha preparato in vista del Summit di settembre.

Tuttavia, per riuscirci, tutte le parti devono accettare sforzi enormi. Molti paesi in sviluppo non si sono concentrati sufficientemente sulla lotta contro la povertà. Numerosi paesi industrializzati non hanno aumentato sufficientemente il loro aiuto, né lavorato in modo credibile al miglioramento delle condizioni quadro per lo sviluppo. Le crisi globali (economico-finanziaria, alimentare e climatica), causate dal Nord, hanno annientato alcuni successi ottenuti al Sud (vedi riquadro).

La sfida è lanciata, anche per la Svizzera. Certamente, il nostro Paese non è rimasto con le mani in mano. Più di altri paesi, ha investito nello sviluppo rurale, contribuendo così alla lotta contro la fame (OMS 1). Con una cooperazione allo sviluppo pragmatica, vicina alle autorità locali ed alla società civile, ha ottenuto alcuni successi, in particolare nel settore dell’acqua (OMS 7). Il bilancio intermedio è comunque un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

Aiuto allo sviluppo insufficiente

In primo luogo, la Svizzera ha aumentato solo minimamente il suo aiuto allo sviluppo. L’aumento da 1,5 a 2,5 miliardi di franchi dal 2000 (+ 64%) è ingannevole. È dovuto in gran parte all’inclusione dei provvedimenti per la cancellazione del debito dei paesi del Sud e dei costi sostenuti per i richiedenti d’asilo nel nostro Paese. Senza queste spese, nel 2009 la Svizzera non avrebbe raggiunto lo 0,47% del reddito nazionale lordo (RNL), ma solo lo 0,36% (rispetto allo 0,34% del 2000). Considerando unicamente l’aiuto umanitario e la cooperazione a favore dei paesi del Sud e dell’Est, si giunge soltanto a 363 milioni di franchi d’aumento dal 2000 (+ 27%).

Indebolimento dell’orientamento verso la povertà

In secondo luogo, da anni la Svizzera riserva solo un quarto dello stanziamento totale ai paesi più poveri. Inoltre nel 2008 sono stati estesi i compiti della cooperazione allo sviluppo, senza aumentare le risorse a sua disposizione. Essa non deve più limitarsi a lottare contro la povertà, ma pure impegnarsi per una “globalizzazione al servizio di uno sviluppo sostenibile”. Di conseguenza, gli OMS passano in secondo piano. Così, per realizzare gli OSM, la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) si concentra sui suoi paesi prioritari, annoverati fra i più poveri del mondo.

Ma nel contempo li trascura. In effetti, solo in quattro casi, ha investito i 20 milioni di franchi all’anno, considerati nel suo Messaggio Sud 2009 il minimo richiesto per contribuire efficacemente agli OMS. Intensifica invece la sua collaborazione con i paesi emergenti, come la Cina ed il Brasile, per favorire una “globalizzazione al servizio di uno sviluppo sostenibile”, in particolare nell’ambito del nuovo programma globale Cambiamento climatico, con una dotazione annua di 20 milioni di franchi.

Per le stesse ragioni, la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) si ritira dai paesi più poveri, per concentrarsi sui paesi in sviluppo più avanzati, con i quali la Svizzera cerca di istaurare relazioni commerciali più strette. Giustifica questo nuovo orientamento con la necessità di lottare contro la povertà anche in questi paesi. Tuttavia, questo aiuto economico contribuisce poco al rafforzamento delle regioni marginali, delle piccole imprese e delle donne.
Ora, gli OMS possono essere raggiunti solo se gli esseri umani più poveri e più vulnerabili – in particolare le donne e le popolazioni indigene – possono difendere i loro diritti elementari. Ma la cooperazione svizzera allo sviluppo considera i diritti dell’uomo come uno dei temi trasversali, fra altri, al punto che non vengono trattati che incidentalmente e che perdono sempre più d’importanza.

Poca coerenza

Infine, la Svizzera ha fatto molto poco per definire la sua politica globale in modo da non ostacolare lo sviluppo sociale ed economico dei paesi poveri e delle loro popolazioni. Alcuni progressi sono stati compiuti nella restituzione ai governi dei beni dei despoti e nell’eliminazione delle tariffe doganali e dei contingenti per i prodotti provenienti dai paesi più poveri. 

Per il resto, la coerenza nell’ambito della politica dello sviluppo non è progredita di molto. A livello multilaterale e bilaterale, la Svizzera difende sempre i suoi interessi economici, senza considerare quelli dei paesi in sviluppo. Ostacola l’accesso ai medicamenti con i suoi brevetti e riduce l’utilizzo delle sementi per i piccoli contadini. Esige la liberalizzazione degli scambi per i prodotti industriali, ignorando l’importanza dei dazi per i paesi in sviluppo. I diritti doganali generano entrate per lottare contro la povertà, promuovere le industrie nazionali e creare posti di lavoro.

I paesi in sviluppo sono anche gli ultimi a poter beneficiare dei recenti progressi della politica fiscale internazionale della Svizzera (assistenza amministrativa, scambio d’informazioni). Continuano a perdere entrate miliardarie a causa dell’evasione e della frode fiscale. Lontana dall’aprirsi ai loro bisogni, la politica svizzera per l’immigrazione chiude le frontiere alle persone del Sud.

La Svizzera cerca d’impedire la crescita dell’influenza dei paesi emergenti ed in sviluppo in seno alle istituzioni finanziarie internazionali, come pure l’ammorbidimento delle condizionalità legate ai crediti loro concessi, che riducono il loro margine di manovra in materia di politica economica.

Maggiori impegni

Se vuole contribuire in modo mirato al raggiungimento dell’ultimo traguardo nella realizzazione degli OMS, la Svizzera deve darsi da fare:

  • Sono necessari stanziamenti supplementari. La priorità deve venir data ad un rapido aumento dei mezzi della cooperazione allo sviluppo allo 0,5% del RNL. Le risorse supplementari devono essere investite in favore dei paesi più poveri e delle popolazioni più sfavorite, in particolare le donne e gli indigeni.
  • Sono necessarie misure urgenti per migliorare la coerenza in materia di politica di sviluppo (vedi altro articolo). In particolare, la collaborazione con i paesi in sviluppo deve essere migliorata nelle questioni fiscali. La lotta contro la frode fiscale da parte dei ricchi individui o delle grandi imprese deve essere rafforzata.
  • La concretizzazione dei diritti umani deve figurare al centro della cooperazione allo sviluppo, ma anche della politica svizzera presso le organizzazioni multilaterali e nei negoziati internazionali e bilaterali.

Un bilancio contraddittorio

Dieci anni dopo il loro lancio, nel 2000, il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha stillato un bilancio modesto degli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo . Notevoli progressi sono stati compiuti nella scolarizzazione dei bambini e nell’accesso all’acqua potabile. La situazione rimane invece molto difficile in materia di mortalità materna, d’infrastrutture sanitarie e d’uguaglianza dei sessi. Nel 2009, il numero di persone che soffrono la fame ha nuovamente superato la soglia di un miliardo. 

Si è ben lungi dall’ottavo obiettivo, che fissa gli impegni dei paesi industrializzati. Il ciclo negoziale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) non è solamente bloccato, ma è deragliato dalla sua vocazione iniziale, che avrebbe dovuto portare miglioramenti per i paesi del Sud. L’aiuto allo sviluppo non ha conosciuto l’aumento promesso allo 0,7% del PNL: era mediamente dello 0,48% nel 2009, rispetto allo 0,44% nel 1992, di cui solo un terzo destinato ai paesi più poveri. Infine, i progressi raggiunti negli OMS sono stati neutralizzati dalle crisi globali (finanziaria, alimentare e climatica), provocate dai paesi ricchi.

Michèle Laubscher e Pepo Hofstetter, Alliance Sud

Traduzione Fabio Züger
 (pubblicato su La Regione, 03.07.2010)

Vedi anche: MDG e diritti umani: stessa battaglia

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