Per multinazionali responsabili

Riassunto
Cosa succede quando delle multinazionali svizzere violano i diritti umani e distruggono l’ambiente al Sud? Spesso niente. Una coalizione della società civile ha lanciato una petizione e un’iniziativa federale per colmare le lacune della legislazione.

La Svizzera è il paese che ospita più multinazionali pro capite. Diverse imprese che vi hanno sede sono state accusate di violazioni dei diritti umani e di danni ambientali nei paesi del Sud. Glencore inquina i corsi d’acqua nella Repubblica democratica del Congo; Triumph viola i diritti sindacali; Syngenta mette in pericolo i contadini del Sud con pesticidi vietati in Europa. Le case madri non sono però obbligate a rispondere legalmente delle azioni commesse dalle loro filiali o da qualsiasi altra società sotto il loro controllo.

L’accesso alla giustizia si rivela inoltre molto difficile per le vittime, che in assenza di istituzioni e procedure giudiziarie indipendenti ed eque nel loro paese, dovrebbero poter sporgere denuncia nello Stato di origine dell’impresa. Come mostra un ampio studio internazionale, devono però superare numerose barriere legali e pratiche, soprattutto in Svizzera.

Se il governo svizzero s’impegna a livello internazionale per lo sviluppo di standard in materia di diritti umani e d’ambiente, sul piano domestico è poco propenso a misure legali di regolazione delle imprese. Come dimostra la sua Posizione e piano d’azione sulla responsabilità delle imprese nei confronti della società e dell’ambiente, il Consiglio federale punta soprattutto sulle iniziative volontarie.

Clamoroso successo della petizione

Questa situazione insoddisfacente ha portato al lancio, nel novembre 2012, della campagna “Diritto senza frontiere”. Lanciata da una manciata di organizzazioni – fra cui Alliance Sud – e sostenuta da una cinquantina di ONG e di sindacati, esigeva che il Consiglio federale ed il Parlamento legiferassero affinché le imprese con sede in Svizzera fossero obbligate a rispettare i diritti umani e l’ambiente, ovunque nel mondo. Il 13 giugno 2012, è stata consegnata alla Cancelleria federale, una petizione, firmata da oltre 135'000 persone, che conteneva due rivendicazioni: in primo luogo, l’introduzione nel diritto elvetico di un obbligo per le case madri di vegliare al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente ovunque nel mondo, anche da parte delle loro filiali (aspetto prevenzione). Secondo, una riduzione degli ostacoli procedurali che impediscono alle vittime di accedere alla giustizia (aspetto riparazione).

Strategia Ruggie per la Svizzera

Contemporaneamente alla consegna della petizione, deputati di centro destra e di sinistra hanno depositato cinque interventi parlamentari, di cui un postulato (von Graffenried,    Po.12.3503) che chiede al Consiglio federale di elaborare una strategia Ruggie per la Svizzera, cioè un Piano d’azione nazionale  per l’attuazione delle Linee guida dell’ONU relative alle imprese e ai diritti umani, adottate all’unanimità dal Consiglio dei diritti umani nel giugno 2011. Il 14 dicembre 2012, il postulato è stato accettato per poco (97 voti a favore, 95 contro) dal Consiglio nazionale. Il Consiglio federale aveva tempo fino a dicembre 2014 per eseguire il mandato, ma a causa, in particolare, di blocchi in seno all’amministrazione federale, il Piano d’azione nazionale non era stato ancora finalizzato a metà 2016.

Una valanga di mail per il Consiglio federale

Tra il 23 ed il 30 gennaio 2013, durante il Forum economico mondiale di Davos, oltre 10'000 persone hanno esortato, tramite mail, il ministro degli affari esteri, Burkhalter, ed il ministro dell’economia, Schneider-Ammann, ad attuare le esigenze della petizione “Diritto senza frontiere”.

Successo di tappa

Quest’ampia mobilitazione di cittadini ha portato i suoi frutti sui due aspetti della petizione. Da un canto, per quanto riguarda il primo aspetto (prevenzione), il 13 marzo 2013 il Consiglio nazionale ha accettato un postulato (Po.12.3980), adottato il 30 ottobre dalla sua Commissione di politica estera (CPE-N) in risposta alla petizione “Diritto senza frontiere”, che chiedeva al Consiglio federale un rapporto di diritto comparato sull’obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence) delle imprese in materia di diritti umani e di ambiente nell’insieme delle loro attività all’estero, nonché proposte appropriate per la Svizzera. La dovuta diligenza, al centro delle Linee guida dell’ONU, prevede che le imprese debbano identificare i rischi di violazioni, adottare le misure richieste, così come fornire un’informazione trasparente sui meccanismi ed i processi applicati.

Il rapporto è stato pubblicato il 28 maggio 2014. Il Consiglio federale afferma che bisogna agire e che l’ancoraggio nella legge di questo obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence) è immaginabile. Si chiede perfino se la Svizzera non dovrebbe svolgere un “ruolo di precursore in materia di applicazione delle Linee guida dell’ONU”. Riconosce anche che la Svizzera ha “una grande responsabilità in materia di rispetto dei diritti umani e di protezione dell’ambiente, soprattutto nei confronti dei paesi che non rispettano abbastanza i principi dello Stato di diritto”. Per la prima volta, presenta diverse possibilità per ancorare nella legislazione un tale obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence). Il 2 settembre 2014, per dar seguito a questo rapporto, la CPE-N ha approvato una mozione (14.3671) che chiede un disegno di legge su questo obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence).

D’altro canto, per quanto riguarda il secondo aspetto (riparazione), il 26 novembre 2014, il Consiglio degli Stati ha accettato un postulato (14.3663) che esige un rapporto sull’accesso alla riparazione per le vittime di violazioni dei diritti umani da parte delle imprese. Il Consiglio federale riceveva così il mandato di analizzare in modo approfondito il terzo pilastro delle Linee guida dell’ONU (“accesso alle vie legali”), con l’idea di poter colmare una grave lacuna del diritto elvetico. A metà 2016, il rapporto non era ancora stato pubblicato. Le sue raccomandazioni dovrebbero essere integrate nel Piano d’azione nazionale.

Scappatoia del Consiglio nazionale

L’11 marzo 2015, la coalizione «Diritto senza frontiere» ha quasi ottenuto un’importante vittoria di tappa. Al termine di un acceso dibattito, il Consiglio nazionale ha dapprima adottato sul filo del rasoio (91 voti a favore, 90 contro, con il voto preponderante del presidente) la mozione della sua CPE-N che chiedeva un disegno di legge sull’obbligo di dovuta diligenza (Mandatory Due Diligence) delle imprese. Poi l’ha rifiutata – dopo una proposta di riesame introdotta da una deputata PDC – durante un secondo voto inverosimile, dove molti parlamentari hanno fatto dietrofront.

Lancio di un’iniziativa

Dopo la scappatoia del Consiglio nazionale, oltre 65 organizzazioni non governative hanno deciso di lanciare un’iniziativa federale per multinazionali responsabili. Come per la campagna “Diritto senza frontiere”, di cui ha coordinato il lobbying parlamentare e la presenza nella Svizzera romanda e italiana, Alliance Sud svolge un ruolo motore in questa iniziativa. Il suo direttore è membro del comitato d’iniziativa ed Alliance Sud è rappresentata nel comitato esecutivo dell’associazione che sostiene l’iniziativa. Alla fine di aprile 2015, l’iniziativa aveva già raccolto 140'000 firme e verrà depositata all’inizio di ottobre 2016.