PAN : la strada è ancora lunga

Lobbying Nationaler Aktionsplan
Nella ponderazione degli interessi tra libertà economica e protezione dei diritti umani, il Consiglio federale di schiera scrupolosamente dalla parte delle organizzazioni economiche che si oppongono, dogmaticamente, a tutte le regole vincolanti. Foto: Heinz Karren, presidente e Monika Rühl, direttrice d'economiesuisse.
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Ci sono voluti quattro anni per restare alla casella di partenza: le imprese che non rispettano i diritti umani non dovranno essere sottoposte ad un obbligo di Dovuta Diligenza. Le misure volontarie restano la regola.

Lo scorso 9 dicembre il Consiglio federale ha adottato il suo Piano d’azione nazionale sull’attuazione dei Principi guida dell’ONU su imprese e diritti umani (PAN). Questo rapporto fa seguito al postulato “Una strategia Ruggie per la Svizzera”, adottato dal Consiglio nazionale nel 2012. Quattro anni di gestazione per un livello d’ambizione decisamente limitato[1].

Durante la sessione invernale 2016, sono state depositate in Parlamento cinque interpellanze su questo tema, alle quali il Consiglio federale ha risposto nel febbraio 2017. Eccone alcune parti importanti. La Senatrice Anne Seydoux-Christe (PPD/JU) ha messo in evidenza il fatto che il PAN non prevede nessuno strumento vincolante nell’articolazione della “combinazione intelligente di misure appropriate” (smart mix) che deve garantire il rispetto dell’obbligo di protezione dei diritti umani da parte delle imprese svizzere. Alla sua domanda per sapere se è stata effettuata un’analisi quantitativa o qualitativa dell’efficacia delle misure volontarie raccomandate per assicurare il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese, il Consiglio federale ha risposto negativamente. Tuttavia il Governo ha sottolineato che “le misure decise dovrebbero avere un effetto positivo sul rispetto dei diritti umani”, ricordando il suo sostegno alle iniziative volontarie multi-stakeholder[2] o l’introduzione dello “Swiss Business and Human Rights Champion”, un premio che mira ad incoraggiare le buone prassi delle imprese.

Ormai è chiaro: si resta nell’ambito delle iniziative volontarie, con uno Stato che si limita ad un ruolo attendista d’osservatore e di sostegno ad iniziative non vincolanti, con risultati molto variabili.

Nella sua interpellanza il Consigliere nazionale Carlo Sommaruga (PS/GE) ricorda che sul piano internazionale numerosi sviluppi legislativi si sono già riscontrati oppure sono in atto: ad esempio l’adozione, nel 2015, del UK Modern Slavery Act, che stabilisce misure di trasparenza per quanto concerne le catene di valore; la legge sull’obbligo di vigilanza delle società madri e delle imprese ordinanti, adottata dall’Assemblea nazionale francese lo scorso 21 febbraio; oppure ancora il Regolamento dell’UE per il commercio responsabile dei minerali provenienti da zone di conflitto, che dovrebbe essere adottato ad inizio 2017. Apparentemente poco toccato da questi sviluppi normativi, il Consiglio federale è dell’avviso che, “al fine di evitare una penalizzazione della piazza economica svizzera, ogni possibile normativa in tale ambito dovrebbe godere di ampio sostegno a livello internazionale”. Il Consiglio federale ricorda che sorveglia in particolare gli sviluppi all'interno dell'UE in relazione all'obbligo di comunicare informazioni di carattere non finanziario e che intende elaborare un progetto da sottoporre alla procedura di consultazione in materia di reporting di sostenibilità ispirato alla normativa dell'UE. I lavori saranno però avviati solo quando saranno disponibili maggiori informazioni sui progetti di attuazione degli Stati membri dell'UE[3].

Sebbene l’introduzione di processi di Dovuta Diligenza sia al centro dei recenti sviluppi internazionali, agli occhi del Consiglio federale non sembra opportuno esaminare la pertinenza di simili sviluppi per la Svizzera.

In risposta all’interpellanza della Consigliera nazionale Viola Amherd (PPD/VS) a proposito delle misure “vaghe” previste dal Consiglio federale per le aziende parastatali (Swisscom, La Posta, FFS, …) per le quali intende “prestare un’attenzione particolare alla protezione dei diritti umani, per esempio  lavorando a favore di una procedura di diligenza  in materia”, il Consiglio federale riconosce nuovamente la propria responsabilità nel garantire il rispetto dei diritti umani da parte delle sue imprese, che devono essere “esemplari”.

Il Consiglio federale ricorda l’unica misura prevista ad oggi, vale a dire “l'elaborazione di un bilancio relativo all'attuazione della Corporate Social Responsibility (CSR)” che deve essere finalizzato entro l’autunno 2017, e che, nell’ambito dell’esame del PAN e del suo aggiornamento, è pronto ad esaminare le misure necessarie riguardo alle imprese summenzionate.

La pazienza è la virtù dei forti?!

La Consigliera nazionale Tiana Moser (PVL/ZH), invece, ricorda nella sua interpellanza che il PAN intende rafforzare la coerenza dei sistemi politici (in particolare quello economico e quello dei diritti umani) e la collaborazione tra i servizi federali, ma che gli obiettivi concreti, i risultati attesi, così come gli indicatori ed il metodo di valutazione non sono chiari. Tiana Moser chiede dunque al Consiglio federale di precisare quale procedura intende mettere in atto per evitare i potenziali conflitti tra gli obiettivi economici e la protezione dei diritti umani.

Nella sua risposta il Consiglio federale ricorda che il miglioramento della coerenza delle attività statali è uno degli obiettivi perseguiti e che il PAN dovrà servire, in futuro, da quadro di riferimento in questo ambito. In caso di problemi “specifici ed evidenti” in termini di coerenza tra la politica economica esterna e la protezione dei diritti umani, il Consiglio federale vi risponderebbe nel quadro dei suoi rapporti sulla politica economica esterna o sulla politica estera.[4] Il Consiglio federale conferma, inoltre, che sarà effettuata una valutazione dell’attuazione del PAN, sotto forma di un’analisi esterna che comprenderà l’identificazione di eventuali lacune nell’applicazione dei Principi guida dell’ONU per la Svizzera. Last but not least, rispondendo ad una critica da parte della coalizione dell’Iniziativa per multinazionali responsabili, il Consiglio federale annuncia che il PAN sarà soggetto ad un esame e, se necessario, ad un aggiornamento, ogni due anni e non ogni quattro anni com’era stato inizialmente previsto.

Il Consiglio federale sembra riconoscere che sussiste un margine di manovra in termini di coerenza politica.

Infine, la Consigliera nazionale Arslan Sibel (I Verdi/BV) ricorda il fatto che il Consiglio federale intende integrare i Principi guida dell’ONU nell’insieme delle strategie e degli ambiti politici dell’amministrazione federale, ma che, ad oggi, solo la strategia del DFAE in materia di diritti umani e la Strategia per uno sviluppo sostenibile per il periodo 2016-2019 vi fanno riferimento. Nel Rapporto sulla politica economica esterna manca invece un’analisi sostanziale dei summenzionati Principi guida e della loro attuazione in Svizzera. Arslan Sibel chiede dunque al Consiglio federale come intende integrare, in futuro, i Principi guida dell’ONU nell’insieme delle strategie pertinenti della Confederazione e nel Rapporto sulla politica economica esterna sarà sistematicamente effettuata un’analisi in questo ambito. Il Consiglio federale risponde che non prevede di integrare un’analisi in modo sistematico nel suo rapporto sulla politica economica esterna, ma che si farà riferimento all’attuazione dei Principi guida dell’ONU nel capitolo consacrato allo sviluppo sostenibile nel rapporto 2016 e, se opportuno, sarà anche tematizzata nei futuri rapporti sulla politica economia esterna.

Un flou quantomeno artistico.

Conclusione:

Il Consiglio federale stesso lo riconosce: l’applicazione dei Principi guida dell’ONU è un “processo in divenire”. Le misure adottate dalla Confederazione devono “offrire una protezione efficace contro le violazioni dei diritti umani da parte di imprese che hanno sede e/o operano in Svizzera, limitando al contempo il carico amministrativo imposto alle imprese”. Il livello di ambizione iniziale è purtroppo limitato. Sarà importante seguire da vicino la sua attuazione ed esigere il suo aggiornamento regolare per assicurarsi che la Svizzera metta in pratica le migliori prassi in questo ambito.

 

[1] Vedi l’analisi critica di questo rapporto pubblicata dalla coalizione dell’Iniziativa per multinazionali responsabili, in collaborazione con Alliance Sud. In lingua francese: http://konzern-initiative.ch/analyse-du-plan-daction-national-de-la-suis...

[2] Per esempio l’Extractive Industries Transparency Initiative (EITI), che non porta sul rispetto dei diritti umani ma sulla trasparenza dei pagamenti fatte dalle imprese minerarie e petrolifere ai paesi produttori, o la Better Gold Initiative sostenuta dalla SECO.

[3] La direttiva relativa alla pubblicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità (direttiva 2014/95/UE), è entrata in vigore nel dicembre 2014 ed è stata adottata dagli stati membri al più tardi entro dicembre 2016.

[4] Da notare, a proposito, che nei suoi Rapporti 2016 su questi argomenti l’adozione del PAN è menzionata solo in maniera molto sommaria.