I diritti umani sono un dovere

Articolo GLOBAL+
A maggio il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto sostanziale su questa questione, nel quale abbozza quattro possibilità per iscrivere nel diritto un dovere di diligenza.

Dal 2002, secondo l’organizzazione Global Witness, 908 persone sono state uccise perché si opponevano al dominio esercitato dalle multinazionali sulle materie prime nelle loro terre o alla distruzione delle loro foreste.

Secondo l’indicatore 2013 della Confederazione sindacale internazionale, alcuni lavoratori che rivendicavano salari e condizioni di lavoro decenti sono stati imprigionati in 35 paesi, assassinati in 9 e licenziati in 53. Tutti hanno pagato per il semplice rispetto di diritti garantiti sul piano internazionale.

Riceviamo simili rapporti ogni mese. I primi responsabili delle violazioni dei dritti umani sono i governi. Le lotte per i miglioramenti devono quindi essere condotte nei paesi interessati. Ma anche le multinazionali hanno la loro parte di responsabilità. Potrebbero agire all’interno della loro sfera d’influenza. Nessuno le obbliga ad approfittare della situazione di debolezza giuridica dei piccoli contadini o degli indigeni per appropriarsi – con la complicità del governo – delle terre, inquinare le falde freatiche, interrompere gli scioperi o impiegare manodopera a salari da fame. E’ una problematica che ricorre da una quindicina di anni. Qualche migliaio d’imprese ha promesso cambiamenti su base volontaria. Le violazioni dei diritti umani però continuano – anche da parte dei «volontari».

Questa situazione spiega gli sforzi intrapresi in seno all’ONU per elaborare una convenzione internazionale vincolante per tutte le multinazionali. Tuttavia, il progetto è stato affondato dalla Camera di commercio internazionale. Le linee guida dell’ONU relative alle imprese e ai diritti umani adottate nel 2011, ora incoraggiano gli Stati a vegliare affinché le loro multinazionali rispettino i diritti umani. La coalizione «Diritto senza frontiere» nel 2012 ha indirizzato una petizione al Consiglio federale e al Parlamento che chiedeva, tra l’altro, di obbligare legalmente gli organi direttivi delle imprese a procedure di diligenza.

A maggio il Consiglio federale ha pubblicato un rapporto sostanziale su questa questione, nel quale abbozza quattro possibilità per iscrivere nel diritto un dovere di diligenza. La combinazione delle quattro proposte corrisponde al minimo richiesto da «Diritto senza frontiere». Il governo si è però astenuto dal formulare una raccomandazione. Lascia l’iniziativa al Parlamento. L’Unione svizzera delle arti e mestieri e il Partito liberale radicale PLR rifiutano per principio regole vincolanti – il PLR sostiene una regolamentazione internazionale, che si è perfino scontrata con l’opposizione delle lobby economiche. Il nostro compito sarà di vegliare affinché il rapporto non possa essere fatto a pezzi o dimenticato.

Traduzione Sonia Stephan
pubblicato sul Corriere del Ticino