DFAE: La sfida della politica interna mondiale

Ignazio Cassis
Visioni locali: tre anni fa, Ignazio Cassis ha accompagnato l’organizzazione di sviluppo FAIRMED in Camerun. Fino alla sua elezione al Consiglio federale, era membro del consiglio di fondazione di FAIRMED
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Diversi media ritengono che la politica estera si limiti alla politica europea. E’ utile ricordare che il nuovo ministro degli affari esteri è responsabile anche della politica di sviluppo. In questo campo lo aspettano delle sfide importanti.

Il Consigliere federale appena eletto Ignazio Cassis è il nostro nuovo ministro degli affari esteri. Nelle settimane che hanno preceduto l’elezione, i media hanno dibattuto e scritto quasi su tutto, salvo sul futuro orientamento della cooperazione allo sviluppo della Svizzera. Non si conosce la posizione di Cassis in merito a questo tema. Il politico liberale-radicale ticinese non ha risposto a una lettera aperta di Alliance Sud che conteneva diverse domande. Tuttavia, la cooperazione allo sviluppo si trova di fronte a delle scelte strategiche importanti.

Lo sviluppo non è gratuito

Il nuovo ministro degli affari esteri avrà appena il tempo di definire la sua visione del ruolo della Svizzera in un mondo instabile, quando immediatamente dovrà impegnarsi con forza per difendere il budget del suo dipartimento. Le forze del Parlamento e nel Governo che si definiscono come «hardliners» in materia di budget auspicano una spesa maggiore per la difesa e l’agricoltura, ma propongono che, nell’ambito della cooperazione internazionale della Svizzera – la quale notoriamente dispone di poche lobby in Parlamento - si risparmi in modo permanente e drastico.

Se Ignazio Cassis prenderà in seria considerazione il mandato costituzionale della Confederazione per quanto riguarda la cooperazione internazionale (Art. 54 Costituzione federale) – aiutare le popolazioni nel bisogno e  lottare contro la povertà - , allora dovrà battersi dal primo giorno contro le rivendicazioni politiche che chiedono alla cooperazione internazionale di finanziare anche la protezione internazionale del clima, la promozione delle relazioni diplomatiche commerciali con la Cina e che argini la crisi mondiale dei rifugiati.

Coerenza politica per lo sviluppo sostenibile

E’ altrettanto importante che il nostro nuovo ministro degli affari esteri si impegni a favore di una politica svizzera coerente nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Il suo predecessore l’aveva solo parzialmente compreso.

E’ ampiamente dimostrato che lo sviluppo dei paesi poveri è molto più difficile quando le imprese multinazionali che vi ci operano violano i diritti umani, nuocciono all’ambiente e trasferiscono i loro profitti in paradisi fiscali come la Svizzera. Altrettanto vale per gli accordi commerciali e di protezione degli investimenti iniqui che attribuiscono maggiore peso agli interessi economici che ai diritti umani, all’ambiente e alla protezione del clima, danneggiando lo sviluppo sostenibile sia al Sud che al Nord.

Cassis dovrà battersi affinché nell’insieme del Consiglio federale, ogni settore politico della Svizzera – in modo particolare la politica economica estera e quella della piazza finanziaria – sia analizzato in termini d’implicazioni per lo sviluppo sostenibile globale. Questa esigenza è espressa anche dall’Agenda 2030, adottata dall’ONU due anni fa con i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). La diplomazia svizzera si è impegnata molto nello sviluppo di questa agenda. In merito, la Svizzera dovrà presentare a metà 2018 i progressi fatti nell’attuazione dell’Agenda 2030. A oggi i progressi della Confederazione restano minimi. Questo può e deve essere cambiato da Cassis.

Integrazione del settore privato: occorre prudenza

Inoltre, occorre prendere qualche precauzioni per quei casi dove l’Agenda 2030 promuove i partenariati pubblico-privati per lo sviluppo sostenibile. Delle joint-ventures tra enti pubblici e grandi imprese private possono avere un senso nel caso in cui una privatizzazione dei beni pubblici come la formazione, la salute e l’approvvigionamento idrico non sia appropriata. Questi partenariati non possono rimpiazzare una cooperazione allo sviluppo che non miri a realizzare dei profitti e che, spesso, si basa su un rafforzamento dell’influenza politica dei gruppi sfavoriti della popolazione.  

Va anche messa in dubbio l’affermazione secondo la quale la tendenza internazionale che mira a sottrarre i fondi pubblici destinati allo sviluppo in favore di una riduzione dei rischi degli investitori privati, sia propizia allo sviluppo. In effetti questa tendenza presenta dei pericoli che non sono stati sufficientemente analizzati e che meriterebbero, invece, delle linee direttive chiare. Buon lavoro Signor Cassis.