Fare di più con meno soldi?

Come può la cooperazione allo sviluppo aiutare questi ragazzi in Mozambico ad accedere all'era digitale?
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Il Consiglio federale riconosce l’utilità a lungo termine della cooperazione allo sviluppo, in quanto mezzo importante di lotta contro la povertà, contro le cause delle migrazioni e contro il terrorismo. Però prevede tagli in questo ambito.

In novembre, il Consiglio federale ha messo in consultazione il suo programma di stabilizzazione 2017-2020. Le misure di riduzione annunciate sono enormi, e colpiscono in maniera sproporzionata la cooperazione internazionale. Questo ambito importante dovrebbe costituire circa un quarto dei risparmi. Sono previste riduzioni assolute rispetto al budget 2015 unicamente qui e nell’agricoltura.

L’obiettivo dello 0,7% si allontana
Con questi tagli, la parte della cooperazione internazionale nelle spese totali della Confederazione dovrebbe abbassarsi dal 5,5% al 4,9% entro il 2019. L’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dovrebbe ammontare, entro il 2020, allo 0,48% del reddito nazionale lordo (RNL). In questo modo, il Consiglio federale non rispetta più il tasso di 0,5% deciso dal Parlamento. E si allontana sempre di più dall’obiettivo dell’ONU di un aumento allo 0,7%. Nel 2015, nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, la Svizzera ha tuttavia confermato due volte questo obiettivo.

Questa evoluzione è ancora più allarmante dal momento che già nel 2014, l’aiuto reale allo sviluppo rappresentava solo lo 0,41% del RNL. In effetti, i costi dell’aiuto ai richiedenti l’asilo nel paese, l’aiuto al ritorno fornito dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), le spese per il finanziamento internazionale del clima e le misure di promozione della pace del Dipartimento della difesa, sono anch’esse contabilizzate come APS.

Nella presentazione dei crediti quadro della cooperazione internazionale, il Consiglio federale prende il 2016 come anno di riferimento, malgrado l'APS vi sia già stato drasticamente ridotto di oltre 115 milioni di franchi. Una parte della crescita presentata nel Messaggio non è dunque nient’altro che un ritorno allo status quo ante. Per stabilire un confronto pertinente, bisognerebbe prendere il 2015 come punto di partenza. Inoltre, nel suo programma di stabilizzazione, il Consiglio federale ha già annunciato che nel 2018 sarebbe stato necessario stringere nuovamente le viti. Le spese per la cooperazione internazionale potrebbero essere ancora colpite.

L’aiuto umanitario a scapito dell’aiuto strutturale
Il nuovo Messaggio sulla cooperazione internazionale non è solamente segnato dai tagli, ma anche dai trasferimenti all’interno dei crediti quadro. Il Consiglio federale si attende giustamente un bisogno crescente di aiuto umanitario d’urgenza e attribuisce nuovamente a questo credito quadro maggiori mezzi a partire dal 2017. I tagli nell'APS si faranno dunque forzatamente sulle spalle della cooperazione bilaterale a lungo termine, i cui mezzi, con buona probabilità, nel 2020 non raggiungeranno neanche il livello del 2015.

Tuttavia, è solamente la cooperazione allo sviluppo a lungo termine, finanziata dal credito Sud, che può contrastare le cause della povertà e della miseria e prevenire le crisi ed i conflitti. L’aiuto umanitario d’urgenza, invece, è soprattutto reattivo. Così, il Consiglio federale si limita– nella cooperazione internazionale – sempre più ad attività reattive invece di investire nella prevenzione di possibili crisi future.

Con questi tagli al budget, il Dipartimento degli affari esteri avrà difficoltà a fissare le priorità strategiche. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) cerca, invece, di applicare le riduzioni nel modo più lineare possibile, attribuendo un po' meno mezzi ad ogni paese dove attualmente è in corso un programma. Secondo Alliance Sud, la ragione principale di questa frammentazione è che la Svizzera vuole essere presente con i fondi dello sviluppo nel maggior numero di paesi possibile, alfine di servire anche i suoi interessi di politica estera ed economici. La Svizzera rischia così – con un budget minimo – di garantire certo una presenza, ma, come piccolo attore, di non poter giocare un grande ruolo.

Nell'interesse della Svizzera
In termini di contenuto, il nuovo Messaggio sulla cooperazione internazionale punta sulla continuità. L'obiettivo principale resta la lotta contro la povertà. L’accento regionale sull’Africa sub-sahariana, dove si trovano 34 dei 48 paesi più poveri, ha senso e dimostra che la cooperazione svizzera allo sviluppo vuole agire anche sulle cause strutturali della povertà. Bisogna anche salutare favorevolmente l’orientamento del Messaggio sull’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, adottata nel settembre 2015, che deve servire come quadro di riferimento per la cooperazione internazionale della Svizzera.

Concretamente, la lotta contro la povertà può riuscire unicamente se vengono prese in considerazione tutte le dimensioni della sostenibilità.
La cooperazione internazionale, in particolare la cooperazione allo sviluppo a lungo termine con i paesi più poveri, non sono in nessun caso solamente espressioni della solidarietà, ma servono anche al nostro paese - piccolo e molto connesso internazionalmente - che ha interesse all'esistenza di un mondo sostenibile sul piano sociale, economico ed ecologico. Un mondo che vive in sicurezza e in pace.

Non misurato, non realizzato
E’ una visione ambiziosa del mondo quella che i capi di Stato e dei governi hanno adottato lo scorso settembre a New York con l’Agenda 2030. Si declina in 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e 169 sotto-obiettivi.

Qualche mese più tardi, è il momento della disillusione per la società civile. Questo perché, se l’Agenda 2030 definisce gli obiettivi, la scelta degli indicatori per misurarne i progressi è stata lasciata ad un gruppo di esperti.

Discussa ad inizio marzo dalla Commissione statistica dell’ONU, la proposta  di quest’ultimo non è all’altezza delle ambizioni e rischia di diluire gli obiettivi elevati. In questo modo, gli indicatori si concentrano troppo sui risultati al Sud. Il sostegno promesso dal Nord non sarà praticamente valutato. La disuguaglianza tra i paesi sfuggirà, dal canto suo, ad ogni misurazione.

Traduzione Alice Guglielmetti,
pubblicato sul Giornale del Popolo, 07.04.2016