Malgrado un aumento record, l’aiuto diminuisce

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Dopo due anni di ridotti budget per lo sviluppo, l’aiuto dei paesi industrializzati è aumentato del 6.1% nel 2013, per raggiungere un livello record di 134.8 miliardi di USD. Ecco l’analisi di ciò che si nasconde dietro queste cifre.

Il Comitato d’aiuto allo sviluppo dei 28 paesi membri dell’OCSE (CAS), confronta ogni anno l’evoluzione dei budget previsti per lo sviluppo. Misurati sull’insieme del reddito nazionale lordo (RNL) dei paesi del Comitato d’aiuto allo sviluppo (CAS), i contributi sono aumentati l’anno scorso dallo 0.01 allo 0.30%. Ma nel contempo, il contributo medio in favore dello sviluppo per paese è diminuito dello 0.03% per raggiungere lo 0.40% dei loro risultati economici. Solo cinque paesi hanno raggiunto la soglia dello 0.7% del reddito nazionale auspicato dall’ONU.

E’ inquietante il fatto che, malgrado un aumento record, i contributi non rimborsabili ai programmi bilaterali sono quelli che sono aumentati di meno (+2.3%) e che entrano nelle statistiche sempre più prestiti e valori contabili puri. Secondo il regolamento del Comitato d’aiuto allo sviluppo dell’OCSE, questa pratica è autorizzata ma non si è sicuri che dia beneficio per lo sviluppo dei paesi poveri. Accanto all’annullamento di debiti ammortizzati da lungo tempo (+3.5%), è soprattutto la parte delle garanzie di credito e dei “crediti sovvenzionati” che è aumentata (+33%). 

Questi “crediti sovvenzionati” si sono sviluppati a partire dalla crisi finanziaria e sono diventati un buon affare perché i paesi donatori possono accedere ai fondi sul mercato finanziario a tassi molto meno elevati rispetto a quelli che sono offerti ai paesi beneficiari in maniera “sovvenzionata”. 

Questi “strumenti finanziari innovativi” hanno la pessima reputazione di non essere realmente un aiuto o di essere addirittura nefasti. Sono spesso serviti a gratificare paesi emergenti i cui mercati interessano i paesi donatori. Inoltre, l’utilizzo di tali costruzioni finanziarie è sempre meno trasparente, soprattutto quando passano attraverso paradisi fiscali. Vista dall’esterno, l’efficacia dell’aiuto pubblico per la lotta contro la povertà è sempre meno verificabile.
Laddove i fondi per lo sviluppo sono più necessari – in Africa subsahariana – sono diminuiti del 4% (26.6 miliardi di USD). Per tutta l’Africa, la diminuzione raggiunge 28.9 miliardi di USD, pari al 5.6%. 

Angel Gurria, Segretario generale dell’OCSE, è preoccupato dalla nuova ripartizione geografica delle capacità finanziarie: “Sono positivamente colpito dal fatto che i governi aumentino il loro aiuto malgrado le restrizioni budgetarie. Ma è spaventoso vedere che l’aiuto ai paesi meno avanzati (PMA) continui a diminuire”. Questo punto dovrà essere affrontato durante la Conferenza ministeriale sull’efficacia dell’aiuto che si terrà a metà aprile in Messico. 

La Gran Bretagna impressiona, gli Stati Uniti deludono

Malgrado l’attuazione di strumenti finanziari dubbiosi, è rallegrante che la diminuzione degli ultimi anni sia frenata e che 17 dei 28 paesi donatori registrino un aumento del loro aiuto. Con uno sforzo considerevole del +28%, la Gran Bretagna ha mantenuto la sua promessa di raggiungere lo scopo dello 0.7% già prima del 2015, senza utilizzare gli “strumenti finanziari innovativi” menzionati prima.

La comunità di ONG inglesi Bond International esige dal suo governo che rinunci agli strumenti finanziari innovativi fino a quando questi non si dimostrino utili nella lotta contro la povertà e nella diminuzione delle ineguaglianze. Finora, non ci sarebbero prove che questi crediti a servizi pubblici ed al settore privato siano veramente a vantaggio dei più poveri.
I paesi leader che sono la Norvegia (+16.4%) e la Svezia (+6.3%) hanno continuato a migliorarsi ed investono ora entrambi oltre l’1% del loro reddito nazionale lordo nell’aiuto allo sviluppo. Ad un livello basso ma in netto miglioramento si trovano l’Islanda (+27%), il Giappone (+36.6%) e l’Italia (+13.4%).

Il contributo degli Stati Uniti resta invece deludente. Con 31.55 miliardi di USD, rappresentano circa un quarto dell’insieme dell’aiuto allo sviluppo proveniente dai paesi industrializzati. Ma impiegano per questo solo lo 0.19% del loro risultato economico. Concedono mezzi supplementari per l’aiuto umanitario ed i programmi HIV/AIDS, ma diminuiscono il loro aiuto bilaterale ai paesi meno avanzati (PMA) dell’11.7% e del 2.9% in Africa subsahariana. 

Per la prima volta nel 2013, il Canada (-11,4%), la Francia (-9,8%) ed i Paesi Bassi (-6,2%) hanno diminuito il loro aiuto. Anche il Belgio ha ridotto i suoi contributi (-6,1%) così come il Portogallo (-20,4%) e la Grecia (-7,7%), entrambi scossi dalle crisi economiche. 

La Svizzera rimedia poco a poco e fa un vero salto

Grazie alla decisione del Parlamento di aumentare l’aiuto allo sviluppo allo 0.5% del reddito nazionale lordo (RNL) entro il 2015, il contributo svizzero è aumentato l’anno scorso del 3.4% per situarsi a 2'963 milioni di CHF. A causa del forte aumento del PNL previsto (le cifre definitive non sono ancora disponibili), il contributo ristagna pertanto allo 0.47% e situa la Svizzera all’ottavo posto della lista dei 28 paesi dell’OCSE. Grazie al calo delle spese per i richiedenti d’asilo (-37.5%) nel paese da 629 a 436 milioni di CHF, ed all’assenza di contributi allo sdebitamento, l’aiuto “fantasma” della Svizzera è per la prima volta diminuito. 

Il suo aiuto reale ed efficace per lo sviluppo rappresenterebbe dunque 2'460 milioni di CHF nel 2013. In fin dei conti, la Svizzera ha realizzato così un reale aumento dell’aiuto allo sviluppo del 9% approvato dal Parlamento, per raggiungere finalmente lo 0.5% del reddito nazionale.  

La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e la Segreteria di Stato dell’economia (Seco) hanno distribuito i 2'205 milioni di CHF dei loro budget per il 75% in maniera bilaterale e per il 25% in maniera multilaterale. I contributi ad organizzazioni multilaterali hanno continuato a ristagnare. 255 milioni di CHF spettano ai Dipartimenti federali del DATEC (ambiente), del DDPS (difesa) e del DFAE (affari esteri, divisione sicurezza umana).
Con oltre il 50% di crescita, i programmi nei paesi prioritari sono stati rinforzati (Myanmar, Vietnam, Ghana, Congo, Honduras, Albania, Macedonia). Sono invece fortemente diminuiti in Tanzania, in Kenya ed in Bolivia.

Comunicato stampa dell’OCSE (in francese)