Risparmi miopi sulle spalle dei più poveri

IZA-Budget 2017-2020
Riassunto
Il budget federale della cooperazione allo sviluppo 2016 è stato ridotto drasticamente. Il Consiglio federale taglia massicciamente anche nei crediti quadro del Messaggio sulla cooperazione internazionale 2017-2020.

Mentre le crisi, le catastrofi e la sofferenza dei rifugiati sono in prima pagina, il Consiglio federale ed il Parlamento vogliono ridurre i mezzi che permetterebbero di contribuire in modo giudizioso a combatterne le cause. Fino al 2015, i fondi della cooperazione allo sviluppo sono aumentati ogni anno, secondo l’obiettivo fissato dal Parlamento di devolvere lo 0.5% del reddito nazionale lordo (RNL) all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS). Con il rallentamento della crescita economica, questo obiettivo è stato raggiunto già nel 2014 e 2015.

I costi dei richiedenti l’asilo in Svizzera, che rappresentano oltre il 13% dell’APS, contribuiscono però massicciamente a raggiungere questo obiettivo. Sembra assurdo, ma è così: la Svizzera è la principale beneficiaria dei propri soldi dello sviluppo. Alliance Sud critica questo fatto, perché i costi per l’alloggio dei richiedenti l’asilo e la copertura dei loro fabbisogni fondamentali non producono alcun beneficio in termini di sviluppo. In maniera generale, la cooperazione allo sviluppo rischia di diventare sempre più un self service per interessi che si allontanano dallo scopo perseguito. I soldi sono così usati sempre di più per finanziare misure contro il cambiamento climatico e perfino per promuovere le esportazioni. L’ingresso della Svizzera nella Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture (AIIB), per quanto auspicabile dal punto di vista della politica economica, ma molto discutibile dal punto di vista della politica di sviluppo, è stato anch’esso finanziato dal budget dello sviluppo.

Un taglio dopo l’altro

Da qualche tempo, il budget della cooperazione allo sviluppo è oggetto di tiri a ripetizione: nella sua proposta di budget federale 2016, il Consiglio federale ha tagliato oltre 115 mio CHF nella cooperazione allo sviluppo. I tagli riguardano soprattutto la cooperazione allo sviluppo a lungo termine della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e della Segreteria di Stato dell’economia (Seco). L’aiuto umanitario è stato ampiamente risparmiato. E’ chiaro che viste le crisi attuali, i suoi mezzi sono, ben inteso, urgentemente necessari. Ma devono essere in più. Per Alliance Sud, attingere ai fondi a lungo termine fa parte di una politica miope che indebolisce uno strumento importante di lotta contro le cause della povertà e della sofferenza. “L’aiuto in loco” non si limita all’aiuto alimentare e alla fornitura di tende per i campi di rifugiati, ma consiste soprattutto in programmi di formazione, in promozione dell’economia locale e in buona governance. Questi progetti a lungo termine contribuiscono ad offrire alle persone in loco prospettive per il futuro e ad alleviare la pressione migratoria.

Nonostante un saldo positivo dei conti pubbici 2015 che raggiunge miliardi, il Consiglio federale vuole continuare a risparmiare drasticamente nei prossimi anni. Nel suo programma di stabilizzazione 2017-2019, la cooperazione internazionale deve contribuire per circa il 25% alle misure di risparmio. Si risparmia così sulle spalle dei più poveri, che non possono difendersi. Nella risposta alla procedura di consultazione sul programma di stabilizzazione, Alliance Sud critica soprattutto il fatto che la Confederazione voglia rinunciare alle misure che hanno un’incidenza sulle entrate per riportare l’equilibrio nelle finanze pubbliche.

Crediti quadro per il 2017-2020

Nel suo Messaggio sulla cooperazione internazionale 2017-2020, il Consiglio federale ha pubblicato le cifre concrete dei crediti quadro della cooperazione allo sviluppo per i prossimi quattro anni. Qui il Consiglio federale continua a spostare le risorse, come già fatto nel budget 2016, dalla cooperazione allo sviluppo a lungo termine all’aiuto umanitario a corto termine. Mentre l’aiuto umanitario subisce un aumento necessario, nei programmi bilaterali a lungo termine della DSC vengono effettuati tagli drastici, anche nel 2017. Fino al 2020, i mezzi disponibili nel 2015 non saranno riutilizzati qui. Il Consiglio federale punta così su una strategia reattiva invece di investire nella prevenzione delle crisi.

Per quanto riguarda il contenuto, il nuovo Messaggio sulla cooperazione internazionale punta alla continuità. Benchè vi siano consacrati molti meno mezzi, la lotta contro la povertà resta l’obiettivo prioritario. L’accento regionale sull’Africa sub-sahariana, dove si trovano 34 dei 48 paesi più poveri, è giudizioso. Va rilevato positivamente anche l’orientamento del messaggio verso l’Agenda 2030 dell’ONU, adottata nel 2015, che deve servire da quadro di riferimento della cooperazione internazionale della Svizzera. La lotta contro la povertà può essere vinta solo se tutte le dimensioni della sostenibilità vengono prese in considerazione.

Appello contro la fame e la povertà

Vista la minaccia di tagli nella cooperazione allo sviluppo, Alliance Sud ha lanciato nel febbraio 2016, con oltre 75 organizzazioni non governative, “l’Appello contro la fame e la povertà”. Oltre 36'000 persone hanno esortato il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati a rispettare l’obiettivo internazionale, che la Svizzera ha sottoscritto, di devolvere lo 0.7% del reddito nazionale lordo alla cooperazione allo sviluppo.

Mentre la commissione delle finanze del Consiglio nazionale voleva tagliare ancora di più, la commissione di politica estera si è schierata dietro la proposta del Consiglio federale. Il 2 giugno 2016, il Consiglio nazionale ha dibattuto il Messaggio sulla cooperazione internazionale. Le richieste di rinvio non avevano nessuna chance perché il Consiglio federale avrebbe dovuto proporre molto rapidamente una strategia completamente nuova per la cooperazione svizzera allo sviluppo. Alla fine, il Consiglio nazionale si è schierato per un pelo dietro il messaggio del Consiglio federale, che prevede una parte di APS dello 0.48% del RNL. Il Consiglio nazionale ha fatto così un passo indietro rispetto all’esigenza, espressa nella legislatura precedente, di devolvere lo 0.5% del RNL alla cooperazione allo sviluppo.