Dire di no al doping non è più abbastanza

Le società buca lettere sono, da 80 anni, parte integrante del modello economico-fiscale svizzero.
Articolo global
Con o senza referendum contro il Progetto fiscale 17: le forze progressiste in materia di politica fiscale devono elaborare per il sistema fiscale svizzero un’alternativa sostenibile al trasferimento degli utili dall’estero

È proprio la NZZ, quotidiano preferito della piazza economica svizzera, ad arrivare dritta al punto commentando lo studio di Alliance Sud[1] sul Progetto fiscale 17 (PF 17) : « In un’ottica svizzera, si tratta in sostanza di eseguire una ponderazione degli interessi fra « equità fiscale » e ottimizzazione fiscale. […] I privilegi fiscali sono come il doping nel ciclismo: nonostante le diversi tesi contrarie, spesso è difficile opporre resistenza ai principali argomenti a suo favore (« anche gli altri lo fanno» oppure « posso trarne profitto »).

Il dibattito in corso dal 2014 sulla terza (a partire dal 1998) riforma dell’imposizione delle imprese mostra in modo esemplare a qual punto la politica svizzera d’imposizione delle imprese sia impantanata nel doping. Contrariamente alle due riforme precedenti del 1998 e del 2008, la riforma attuale non avrebbe dovuto comportare – inizialmente – un ulteriore indebolimento della corretta imposizione degli utili delle imprese, e, di conseguenza, un regalo di vari miliardi di franchi alle multinazionali stabilite in Svizzera.  L’allora ministra delle finanze Widmer-Schlumpf intendeva infatti - a seguito delle richieste insistenti di OCSE, UE e degli Stati del G20 - colmare le lacune esistenti e abolire i regimi fiscali privilegiati ingiusti. Tuttavia, nel 2016, la maggioranza di destra in Parlamento ha modificato il progetto della terza riforma dell’imposizione delle imprese fino a stravolgerne interamente l’obiettivo: invece di correggere i vecchi errori presenti nella riforma I e II dell’imposizione delle imprese, la riforma III avrebbe provocato nuovi regali alle multinazionali per miliardi di franchi, a spese del servizio pubblico in Svizzera e nel mondo. Nel febbraio 2017 questo progetto ha subito una bruciante sconfitta alle urne. Un anno e mezzo più tardi, il Parlamento federale ha adottato il PF 17, un progetto che non si differenzia molto dalla riforma III per quanto riguarda gli incentivi a trasferire gli utili in provenienza dai paesi in via di sviluppo. Lo studio di Alliance Sud pubblicato a metà settembre ha proprio evidenziato tale aspetto, basando la sua analisi su due strumenti di dumping fiscale destinati a sopravvivere nella riforma attuale. C’è da chiedersi se i votanti accetterebbero questa riforma, nel caso di un nuovo referendum. Dal punto di vista della politica di sviluppo, ci troviamo in ogni caso all’incirca là dove eravamo prima della campagna di votazione contro la riforma III dell’imposizione delle imprese.

Per una vera alternativa fiscale

Indipendentemente dalla questione se un nuovo referendum contro il PF 17 sia opportuno in termini di contenuto e sul piano strategico, il dibattito fiscale di questi ultimi anni mostra chiaramente che se i fautori di un’equità fiscale e di una responsabilità economica mondiale della Svizzera vogliono fare dei passi avanti, devono elaborare un controprogetto fiscale ed economico al « paradiso fiscale elvetico ». È necessario mostrare a questo paese una via di uscita dal modello economico che ha praticato per 80 anni: gestire la ricchezza economica straniera per il proprio guadagno e approfittare dell’imposizione in Svizzera degli utili delle imprese creati all’estero.

Un tale controprogetto è urgente per due motivi: in primo luogo, perché il prezzo che un paradiso fiscale deve pagare è tanto più alto quanto l’imposizione degli utili delle imprese diminuisce. Ed è ciò che sta succedendo, da 40 anni, su scala planetaria. Con il suo attuale modello economico, la Svizzera è costretta a continue offerte al ribasso nei confronti di altri paesi. A un certo punto, questo margine di vantaggio sulle piazze economiche concorrenti –in inglese si usa l’espressione « beggar-thy-neighbour policy », cioè una politica che costringe i propri vicini alla mendicità – non sarà più sostenibile che a condizione di effettuare dei tagli considerevoli nel finanziamento pubblico dei compiti sociali. Se la Svizzera, e i suoi cantoni soprattutto, intendono continuare la loro politica di bassa imposizione delle imprese, presto o tardi dovranno essere effettuati nuovi tagli sostanziali al finanziamento pubblico della salute, della formazione, dell’infrastruttura energetica e dei trasporti, così come nell’offerta culturale. Inoltre, la ripartizione ineguale della ricchezza in Svizzera continuerà ad aumentare, perché l’attuale politica di imposizione delle imprese favorisce prima di tutto gli azionisti svizzeri e stranieri delle società domiciliate nel nostro paese.

Un’alleanza di « politica interna mondiale » della società civile

La questione della futura politica svizzera di imposizione delle imprese è anche, ed è la seconda ragione per cui un controprogetto è urgente, una questione di sviluppo e di politica mondiale. La Svizzera non deve più continuare a puntare su un sistema fiscale che sottrae introiti fiscali ad altri paesi. Deve, al contrario, impegnarsi a riformare la sua politica di imposizione delle imprese per contribuire a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU iscritti nell’Agenda 2030. L’attuazione di questi obiettivi costerà, a livello mondiale, tra i 5’000 e i 7'000 miliardi di dollari. Abolendo quanto prima e in modo completo i vecchi regimi fiscali privilegiati, e introducendo delle misure volte a porre fine permanentemente ai trasferimenti degli utili dall’estero verso la Svizzera – ciò che frenerebbe allo stesso tempo la concorrenza fiscale interna – il nostro paese potrebbe fornire un importante contributo a uno sviluppo mondiale sostenibile sul piano ecologico e sociale. Tuttavia, il PF 17 non prende questa direzione. A causa del suo legame con il finanziamento dell’AVS, esso rappresenta, nel migliore dei casi, una garanzia di benessere a medio termine per il nostro paese, a scapito del resto del mondo. Tenendo conto dell’evoluzione mondiale attuale, si tratta di un’ambizione politica molto modesta: se la comunità internazionale non riuscirà, entro i prossimi quindici anni, a presentare dei cambiamenti di paradigma politici sostenuti dalla popolazione che possano contrastare la minaccia della catastrofe climatica, l’esplosione dell’ineguaglianza della ricchezza mondiale, il nuovo nazionalismo e razzismo transnazionali, preferiamo non pensare al mondo in cui dovranno vivere i nostri figli, nel 2050.

Dei finanziamenti pubblici, e quindi introiti fiscali, sono necessari per rispondere a queste sfide di politica mondiale.

Uscire dal doping, ma come?

Importante crocevia finanziario e commerciale a livello globale, la Svizzera possiede potenti strumenti di politica economica. Le forze politiche progressiste svizzere, coscienti delle sfide climatiche e dei cambiamenti futuri, si assumono una grande responsabilità: tentare di portare il paese a optare per una politica finanziaria, commerciale e fiscale rispettosa del pianeta e sostenibile sul piano sociale ed ecologico a livello mondiale. Siccome l’attuale modello del paradiso fiscale svizzero non ha un futuro al servizio della collettività - né in termini di politica interna né di politica estera - la direzione strategica di una possibile nuova alleanza della società civile a favore di una nuova politica fiscale e finanziaria sottolinea che questa strategia deve procedere in un’ottica di « politica interna mondiale », mirante alla realizzazione di una società ecologica e democratica. L’obiettivo principale deve essere la giustizia sociale, a tutti i livelli: locale, regionale, nazionale e mondiale.

La domanda iniziale per una riflessione su una nuova politica svizzera d’imposizione delle imprese potrebbe quindi suonare in questo modo: chi è effettivamente dipendente dal doping e come riuscire a farne a meno, senza che il nostro ciclismo si trovi paralizzato?

Pubblicato il 31.12.2018

Su La Regione il 3 gennaio 2019

(Traduzione : Barbara Rossi)

1 Projet fiscal 17: en avant, vers le passé, Alliance Sud, Berne, 2018