Il segreto bancario svizzero resiste

Bankgeheimnis
Articolo GLOBAL+
Lo scambio automatico d’informazioni sui conti finanziari è riservato ad un club di paesi ricchi. Gli evasori fiscali dei paesi poveri potranno continuare a nascondere i loro soldi in Svizzera.

La cosiddetta “tattica del salame” (politica dei piccoli passi) non è per gli affamati. Dal 2009, la Svizzera cerca di salvare ciò che può del segreto bancario. A seguito dell’ade-sione all’Accordo multilaterale tra autorità competenti concernente lo scambio automatico di informa-zioni (MCAA, OCSE) e all’adozione in dicembre da parte del Consiglio degli Stati di una relativa legge, dal 2017 la Svizzera potrà scambiare automaticamente con 82 Stati le informazioni sui conti bancari esteri, che le banche domiciliate nel no-stro paese dovranno comunicarle regolarmente.

Contrariamente all’opinione prevalente, il segreto bancario non è morto. Affinché lo scambio auto-matico di informazioni (SAI) di-venti realtà tra due paesi, i membri del MCAA devono attivarlo bilate-ralmente. La Svizzera ha compiu-to questo passo solo con 28 Stati dell’Unione europea, nonché con l’Australia, il Canada, l’Islanda, il Giappone, la Norvegia e la Corea del Sud. Dal 2015 la Svizzera fornisce già i dati agli Stati Uniti, nel qua-dro dell’accordo FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act). Date le esigenze richieste, in particolare in materia di regolamentazione dei fondi, uno SAI con la Svizzera rima-ne inaccessibile alla maggior parte degli Stati al di fuori dell’OCSE e dell’Unione Europea.

Ostacoli significativi

I gestori di patrimoni installati inSvizzera hanno già preso le loro disposizioni. Come dimostrato dalle rivelazioni degli informatori, questi gestori cercano da anni di acquisire nuovi clienti facoltosi, soprattutto in Asia e in Africa. Eppure sono proprio i paesi poveri di questi continenti che soffrono maggiormente di evasione fiscale. I paesi in sviluppo che hanno aderito alla Convenzione dell’OCSE e del Consiglio d’Europa sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale possono teoricamente fare una richiesta di assistenza alla Svizzera e quindi accedere ai fondi non dichiarati dei loro concittadini. Ciò tuttavia non è privo di ostacoli significativi, così come rivelato dal caso dell’India che, dalla Swiss Leaks nel 2015, ha depositato centinaia di domande sui cittadini indiani clienti della banca HSBC. Ma la Svizzera non può
soddisfare tali richieste perché, dallo scorso autunno, il Consiglio federale rifiuta di presentare al Parlamento un disegno di legge per estendere dell’assistenza amministrativa ai dati “rubati” è un obbligo del nuovo standard dell’OCSE sulla reciproca assistenza fiscale amministrativa internazionale. Il paese che non vi si adeguerà, rischia di essere “cita-to” nella seconda fase degli esami del Global Forum sulla trasparenza fiscale dell’OCSE. Quest’ultimo sta preparando il suo rapporto sulla Svizzera. In qualità di membro del Forum, l’India potrebbe impedire l’accesso della Svizzera alla terza fase. Berna potrebbe così ritrovarsi di nuovo sulla lista nera dei paesi dell’OCSE.

Articolo di GLOBAL+ pubblicto sul Giornale del Popolo il 24 agosto 2016
Traduzione Daniele Lupelli