De Schutter su speculazione e sicurezza alimentare

Recht auf Nahrung
Olivier de Schutter, Uno-Sonderberichterstatter für das Recht auf Nahrung.
Articolo GLOBAL+
Per Olivier de Schutter, relatore speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione, la speculazione finanziaria non è la causa principale dell’aumento dei prezzi delle materie prime agricole, ma vi contribuisce. Intervista.

GLOBAL+: Alcune persone considerano che la speculazione finanziaria non sia la responsabile del rialzo dei prezzi delle materie prime agricole. Cosa ne pensa? 

Olivier de Schuetter: Sta emergendo un consenso tra gli esperti sul fatto che la speculazione influisca sull’evoluzione irregolare dei corsi dei prezzi – anche se gioca un ruolo, nella crisi attuale, meno importante che nel 2008. La volatilità dei prezzi delle materie prime agricole continua a svantaggiare i produttori che non riescono più a pianificare la loro produzione. Essa può pure sfociare in situazioni di panico: se un fondo di investimento specula al rialzo, gli acquirenti si affretteranno ad acquistare, i venditori ritardano la vendita, ogni volta con la convinzione che lo speculatore decide con cognizione di causa. Ne risulta una rarità artificiale.

Improvvisamente i prezzi non hanno più nulla a che vedere con la domanda e l’offerta…

La speculazione aggrava la volatilità, ma riconosco volentieri che la speculazione non è la causa principale o “finale” della tendenza di fondo al rialzo o al ribasso dei prezzi. Un mercato dei prodotti derivati, dove si scambiano promesse di acquisto e di vendita a termine è addirittura necessario in una certa misura, giacché questo permette agli operatori di proteggersi dalla volatilità naturale sui mercati dei prodotti agricoli. Ma, se gli scambi su questi mercati di prodotti derivati non sono regolamentati, destabilizzano i mercati, mandando loro segnali che diventano illeggibili. Lo sviluppo di fondi indicizzati di materie prime e la logica finanziaria che si è imposta separano questi mercati derivati dall’economia reale: le bolle si formano e poi esplodono senza che ciò corrisponda ai fondamenti – a livello di stock ed alle curve di domanda ed offerta. Per questo è importante regolamentare i mercati, facendo una distinzione tra gli operatori commerciali e gli investitori puramente finanziari.

Certi istituti bancari hanno annunciato di volere sospendere la commercializzazione dei prodotti derivati sulle materie prime agricole. Progresso o semplice operazione di immagine?

Sono contento che diversi istituti finanziari europei abbiano annunciato di volere rinunciare a vendere i prodotti derivati sulle materie prime agricole. Troppo poche banche hanno aderito a questo movimento. Per le Deutsche Bank e le altre Commerkbank non è una semplice operazione cosmetica. Così facendo, riconoscono che la finanziarizzazione dei mercati agricoli ha portato a prezzi determinati non più in funzione degli stock, della domanda e dell’offerta, ma secondo l’anticipazione degli attori finanziari che adottano un comportamento ottuso.

L’Unione europea, gli Stati Uniti ed anche l’India stanno rafforzando la loro legislazione in questo senso, istituendo, per esempio, i limiti di posizione, una standardizzazione dei contratti, persino un obbligo di registrare le transazioni. Un passo avanti per la sicurezza alimentare?

Gli Stati Uniti hanno fatto progressi modesti, poiché la lobby finanziaria ha attenuato la portata del Dodd Frank Act del 2010 sulla sorveglianza dei mercati. I risultati sono in realtà deludenti. Il lavoro della Commodities Futures Trading Commission, l’agenzia incaricata di attuare la legge, è indebolito da una mancanza di mezzi e da un mandato sempre più limitato. Lottare contro la speculazione è importante, ma bisogna anche insistere sul fatto che per stabilizzare i mercati dei prodotti agricoli sono ugualmente indispensabili una migliore trasparenza sui mercati fisici e politiche agricole più responsabili. Gli Stati Uniti o l’Unione europea potrebbero dare un segnale forte, decidendo una moratoria sulla loro politica di sostegno agli agrocarburanti che hanno un impatto importante sulla volatilità e sul livello dei prezzi delle materie prime agricole. Idealmente, il G20 dovrebbe adottare un atteggiamento deciso su tutte queste questioni. Sarebbe auspicabile anche che incoraggiassero la costituzione di riserve alimentari d’urgenza delle quali si è parlato nel giugno del 2011. Abbiamo fatto poca strada da allora, malgrado le buone intenzioni esibite all’epoca.

Articolo GLOBAL+ (inverno 2012/13), pubblicato su La Regione, 27 dicembre 2012
Traduzione Sonia Stephan