Scatola nera della riforma

Posizione
La riforma dell’imposizione alle imprese, sulla quale voteremo il 12 febbraio, crea nuovi buchi fiscali. Il conto sarà salato soprattutto per i paesi in via di sviluppo.

In giugno 2016, le due camere hanno pubblicato il progetto di riforma dell’imposizione delle imprese III (RIE III). Questo doveva adattare la politica fiscale svizzera ai nuovi standards dell’OCSE, dell’UE e del G20 e bonificare il paradiso fiscale svizzero per le multinazionali. Solo che adesso non ha più niente a che vedere con queste intenzioni iniziali. Una forte maggioranza borghese del parlamento ha usato il progetto di riforma per sostituire vecchi regimi fiscali speciali con i nuovi e accentuare ancora più la competizione fiscale fra i cantoni, con conseguenze drammatiche. Affinchè i nuovi privilegi siano conformi all’OCSE, devono applicarsi anche alle imprese locali. Per la Confederazione sono da temere perdite fiscali di almeno 1,5 miliardi di franchi all’anno e perdite per i cantoni di miliardi. Per alcune imprese l’imposta cantonale effettiva sul beneficio potrebbe essere solo del 3%, o anche meno.
Inoltre i privilegi fiscali per le multinazionali esistenti non sono aboliti dalla RIE III, ma sostituiti dai nuovi. Le multinazionali continuano ad avere un forte incentivo per trasferire i benefici dai paesi in via di sviluppo verso la Svizzera, senza pagare imposte – con conseguenze devastanti per le comunità dei paesi del Sud. Le ingenti perdite fiscali provocate dalla RIE III sono già tenute in conto nel programma di stabilizzazione della Confederazione 2017 – 2019 e, nei pacchetti dei risparmi futuri, possono provocare altri tagli nel budget della cooperazione allo sviluppo della Svizzera.
Un'ampia coalizione di partiti di sinistra, i Verdi e i sindacati ha impugnato il referendum contro questo pacchetto, depositando il 6 ottobre oltre 57'000 firme valide. Il 12 febbraio 2017 si voterà sul disegno di legge. Se la proposta attuale verrà respinta, il Consiglio federale dovrà presentare rapidamente una nuova proposta di riforma capace di raccogliere una maggioranza, perchè l’OCSE esige dalla Svizzera, entro il 2020 al più tardi, l’abolizione definitiva dei privilegi fiscali in vigore per le holding, le società di domicilio e le società miste.