Fare le pulizie per dei pascià

Lanzarote, Canarie. Un' immagine che potrebbe essere scattata ovunque.
Articolo global
La maggior parte delle persone occupate nel turismo sono donne. Sapere se il turismo favorisce la promozione della parità di genere dipende dalle condizioni di lavoro e dal contesto generale che il settore offre alle donne.

Avete già prenotato le vostre vacanze estive? Come sceglierete la vostra destinazione? Vi capita mai di trovarvi di fronte alla vetrina di un’agenzia di viaggio e di chiedervi quanto costi poco recarsi dall’altra parte del mondo, tutte le spese incluse? Ciò che a prima vista può sembrare positivo per noi clienti, ha in realtà delle ripercussioni negative sulle persone impiegate nei paesi di destinazione sotto forma di pessime condizioni di lavoro e di insufficiente tutela dell’ambiente e dei diritti umani.

Durante le nostre vacanze, vogliamo rilassarci o partire per un’avventura ed evadere dal lavoro quotidiano. Quando prenotiamo un soggiorno in hotel, apprezziamo il fatto di poterci sottrarre dalle incombenze domestiche come le pulizie, la spesa e la cucina. Forse approfitteremo pure della possibilità, almeno per qualche ora, di ingaggiare badanti per i nostri figli.

La stragrande maggioranza di questi compiti sono svolti da donne. Secondo le statistiche dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), più del 55% degli impiegati nel settore turistico (albergheria, ristorazione e turismo) sono donne. In alcuni paesi questa percentuale è ancora più elevata. In Tailandia, ad esempio, il 76% degli impiegati sono donne: lavorano come domestiche negli alberghi, cameriere nei ristoranti o come badanti nella cura dei bambini. Questi sono i compiti classici riservati alle donne. In inglese, il termine «housewifization» si riferisce a queste domestiche attive nel settore turistico. Un appellativo che rivela il disprezzo per questi compiti dove le qualificazioni supplementari sono considerate non necessarie. Questi impieghi femminili nel turismo perpetuano e aggravano gli svantaggi strutturali di cui soffrono le donne.     

In un recente studio intitolato «Sun, Sand and Ceilings», l’ONG britannica Equality in Tourism esplora la questione della parità di genere nel settore turistico. In particolare, mette a confronto la rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione degli alberghi, delle agenzie di viaggio, delle compagnie aeree e delle società di crociera. Lo studio rivela una percentuale di donne in crescita, del 23% nel 2018. Ciò rimane però insufficiente, soprattutto perché i settori ad alta prevalenza femminile progrediscono molto più rapidamente. Inoltre, le aziende svizzere sono tra le meno avanguardiste in questo ambito: ad esempio, il consiglio d’amministrazione della Mövenpick Holding, con sede a Baar (ZG), è composto esclusivamente da uomini.

In generale, in posizioni dirigenziali nel settore turistico, le donne sono significativamente sottorappresentate. A livello di gestione aziendale, la percentuale di donne è del 25,5%. La disuguaglianza nell’accesso alle posizioni dirigenziali va di pari passo con un’evidente ripartizione ineguale dei salari tra i sessi. Nel settore formale sono invece assunte per lavori non qualificati.

Dipendenti e svantaggiate

Nei paesi poveri e in quelli più sfavoriti, le donne, nel settore turistico, sono confrontate a numerose altre difficoltà. Spesso lavorano come venditrici nel settore informale o come manodopera non retribuita nella cerchia famigliare. In un contesto di povertà e soprattutto di forte disoccupazione, ciò si traduce in una situazione di dipendenza. Considerata pure l’insufficienza o addirittura l’assenza di una protezione giuridica dei lavoratori, questa situazione viene sfruttata dai datori di lavoro. Le donne che necessitano redditi supplementari sono obbligate ad accettare orari lunghi, lavoro su chiamata e straordinari. Questo si ripercuote spesso sulla loro salute fisica e mentale. Anche a seguito della dipendenza materiale le lavoratrici non possono difendersi dalle molestie sessuali. Gli alberghi e i bar che suggeriscono ai clienti di sentirsi «come a casa loro» attenuano i confini tra privato e pubblico; non è raro quindi che la clientela si comporti come non lo farebbe mai in un contesto chiaramente pubblico. Nel caso in cui il principio comune «l’ospite è re» è vissuto senza una dimensione morale, le dipendenti esitano a denunciare comportamenti problematici o le loro lamentele non vengono prese in considerazione.     

Un turismo distruttivo

Le donne sono anche regolarmente colpite in modo sproporzionato dai grandi progetti turistici. La costruzione d’infrastrutture turistiche, di alberghi o di strutture ricreative, come i campi da golf, è spesso criticata a causa del processo di appropriazione dei terreni (landgrabbing). Nei paesi in via di sviluppo, i nuovi complessi alberghieri sono costruiti solitamente in aree ecologicamente sensibili, precedentemente utilizzate per l’agricoltura o la pesca di sussistenza. L’attività turistica costringe quindi la popolazione locale a spostarsi, escludendola dall’utilizzo delle risorse liberamente disponibili nelle foreste o in prossimità delle coste. Molti studi dimostrano che non esiste in sostanza nessuna terra «inutilizzata», questo perché anche i terreni non impiegati per l’agricoltura sono essenziali al sostentamento di molte persone: pascoli per il bestiame, luoghi per la raccolta di legname da ardere, frutta o altre risorse. Queste aree contribuiscono in molti modi alla copertura e alla diversificazione dei mezzi di sussistenza. Sono spesso i gruppi più emarginati – gli allevatori, i senza terra, gli indigeni, le donne – a trarre il massimo beneficio da queste terre, la maggior parte delle quali gestite collettivamente. Alcune di queste persone possono trovare un impiego nei complessi turistici, ma in molti casi si tratta di lavori sottopagati che costringono questi individui in condizioni di povertà e di precarietà.

Il turismo, oggi molto diffuso, tende ad aumentare gli svantaggi strutturali esistenti per le donne, che occupano posti d’impiego non qualificati, invisibili e mal pagati. Le donne possono ottenere più autonomia solo avendo accesso a incarichi visibili, dotati di potere e di competenze decisionali. Inoltre, per prevenire lo sfruttamento, è necessario un quadro giuridico chiaro sia nell’emisfero sud, sia alle nostre latitudini. In materia di condizioni di lavoro devono essere stabilite delle norme minime e l’impegno sindacale rivolto al loro miglioramento deve essere tutelato. Allo stesso tempo i progetti turistici devono essere esaminati in termini d’impatto sulla realtà locale. Oltre al rispetto dei diritti umani e della protezione dell’ambiente è altresì indispensabile una valutazione basata sulla dimensione di genere. Il turismo deve cambiare nel suo insieme affinché possa dare un reale contributo allo sviluppo sostenibile. In questo senso, un fattore chiave è indubbiamente il comportamento individuale: possiamo contribuire alla promozione di un turismo sostenibile attraverso le nostre scelte di viaggio. La qualità ha sempre un prezzo.

 

Las Kellys

In Spagna, le cameriere del servizio alberghiero si battono contro il deterioramento delle condizioni di lavoro nel settore turistico. Si fanno chiamare «Las Kellys», dallo spagnolo «las que limpian»: coloro che puliscono. In Spagna, all’indomani della crisi finanziaria, i diritti dei lavoratori sono stati indeboliti. Da allora, nel settore turistico, è stato possibile esternalizzare alcuni servizi. Questa esternalizzazione, senza una regolamentazione sui salari minimi e in un contesto di crescente disoccupazione, ha comportato un massiccio deterioramento delle condizioni di lavoro: più stanze da pulire nello stesso tempo, straordinari non pagati e diminuzione dei salari. Il ritmo frenetico e lo stress aumentano il rischio d’incidenti e malattie. Le spagnole «Las Kellys» protestano contro quest’evoluzione facendo intendere, forte e chiaro, il loro disappunto nelle strade e sui social media: il loro lavoro invisibile deve essere riconosciuto.

Il portale dedicato ai viaggi fairunterwegs.org fornisce informazioni sul turismo e lo sviluppo sostenibile. Contiene anche consigli sulla pianificazione di viaggi e propone una guida sulle etichette orientate verso un turismo equo e sostenibile. 

 

Pubblicato il 9.07.2019

Su La Regione

(Trad: Zeno Boila)