Quando le filiali olandesi prendono l’iniziativa

Gli oppositori all'Iniziativa per Multinazionali responsabili rimproverarano gli iniziativisti per il loro dogmatismo. La domanda è: quali idee finiscono nel ripostiglio della storia? Foto : Dnipro, Ucraina orientale (luglio 2016).
Articolo global
Mentre economiesuisse è ferma sullo scontro per quanto riguarda la protezione dei diritti umani, all’estero delle multinazionali elvetiche si assumono le proprie responsabilità.

Si parla molto spesso dell’«economia». Il dibattito sulla responsabilità delle imprese mostra in modo esemplare a qual punto le opinioni degli attori globali del settore privato siano divergenti. Laddove l’associazione di categoria economiesuisse, che tra gli altri rappresenta anche la multinazionale Nestlé, insiste a opporsi all’iniziativa per multinazionali responsabili, il CEO di Nestlé Paesi Bassi sostiene una posizione diametralmente opposta. Nei Paesi Bassi, i pesi massimi del mondo economico, tra cui quelli del settore del cacao, sono passati all’offensiva appoggiando una proposta di legge che vuole imporre un obbligo di dovuta diligenza (DD) relativo al lavoro minorile, valido non solo per le imprese ma anche per i loro fornitori.

Tra i firmatari di una lettera indirizzata ai membri del parlamento dei Paesi Bassi, troviamo, a fianco di Heineken e Cargill, anche il CEO di Nestlé Paesi Bassi, così come il CEO di Barry Callebaut, multinazionale poco conosciuta dal grande pubblico – con sede a Zurigo – pur essendo il leader mondiale della produzione di cioccolato e cacao, attiva in più di trenta paesi, in particolare paesi in via di sviluppo produttori di materie prime.

La lettura di questa missiva è istruttiva: i firmatari raccomandano di definire un quadro giuridico vincolante, oltrepassando così le iniziative volontarie e l’autoregolamentazione. Considerando che un problema grave esige un conseguente intervento, i firmatari evidenziano che le imprese e il governo devono assumere le proprie responsabilità. Una regolamentazione in questo senso inciterebbe e premierebbe gli sforzi delle imprese, offrendo loro delle armi uguali per lottare contro il lavoro minorile, sottolineando come le imprese che hanno assunto un ruolo di precursore hanno dimostrato che un dovere di diligenza è fattibile e che i sistemi (già) introdotti rendono questo compito possibile per tutti, anche da un punto di vista finanziario. Infine, i firmatari auspicano che i Paesi Bassi restino nel gruppo di testa dei paesi che hanno stabilito, o stanno per farlo, un quadro normativo che crea delle condizioni di concorrenza equa per combattere il problema delle violazioni dei diritti umani nelle catene di produzione.

Occorre inoltre evidenziare che queste stesse imprese partecipano a delle iniziative volontarie per combattere il lavoro dei bambini nelle catene di produzione del cacao. Esse sembrano quindi essere convinte che obblighi giuridici e iniziative volontarie non si escludono mutualmente ma sono, al contrario, complementari.

Ignorare i segni dei tempi

In Svizzera, le associazioni economiche sostengono con grande determinazione la protezione dei diritti umani e dell’ambiente nella loro comunicazione. Questo però con un’importante precisazione: soltanto con misure volontarie. Al momento del deposito dell’Iniziativa per multinazionali responsabili, nell’ottobre 2016, economiesuisse aveva combattuto ferocemente contro l’iniziativa che era, a suo dire, «superflua, controproduttiva in materia di diritti umani e dell’ambiente e pericolosa per la nostra piazza economica». Il Consiglio federale aveva peraltro dimostrato nel suo Messaggio di settembre 2017 che l’analisi di economiesuisse era errata in diversi punti sostanziali. Il Consiglio federale aveva infatti precisato che la responsabilità civile prevista dall’iniziativa si applicherebbe unicamente alle violazioni dei diritti umani commesse direttamente da una multinazionale e dalle sue filiali, ma non dai suoi fornitori. Inoltre, il Messaggio del Consiglio federale metteva giustamente in evidenza che le PMI non sarebbero interessate dall’iniziativa.

Nel frattempo si è creata una dinamica sorprendente, in particolare con l’adozione da parte della Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (CAG-S), il 13 novembre 2017, di un’iniziativa parlamentare che propone un controprogetto indiretto all'iniziativa per multinazionali responsabili, con otto voti contro uno.

In quell’occasione, numerose grandi imprese sono uscite allo scoperto e hanno espresso apertamente il loro sostegno a un tale controprogetto. Tra queste imprese, citiamo Migros, IKEA e Mercuria, una società di commercio di materie prime di Ginevra classificatasi al 5° posto tra le più grandi imprese svizzere nell’agosto 2017. E non è tutto; il GEM (Groupement des entreprises multinationales), che conta un centinaio di membri che rappresentano almeno 35'000 impieghi diretti in Svizzera romanda, si è rivolto ai membri della Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale (CAG-N). Contrariamente a economiesuisse, il GEM sembra riconoscere i segni dei tempi: auspica che la CAG-N sostenga la proposta della Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati, ossia un controprogetto indiretto all’iniziativa per multinazionali responsabili. Il GEM rappresenta non soltanto le filiali di imprese multinazionali quali Procter & Gamble, Cargill o DuPont, ma anche delle imprese svizzere attive a livello globale nel commercio delle materie prime come Vitol e Louis Dreyfus. Anche il logo di UBS figura sul sito web del GEM.

Alla luce di questi incoraggianti segni di apertura provenienti dagli attori chiave del settore privato, è ancora più incomprensibile la posizione di economiesuisse, che persiste nel suo rifiuto di ogni forma di dialogo e ha invitato i membri della CAG-N a respingere il controprogetto indiretto e a non dare seguito all’iniziativa parlamentare della CAG-S, sostenendo che quest’ultima costituiva «la strada sbagliata» ed era « controproduttiva ». Questa posizione di chiusura e di opposizione ad ogni dialogo è ancora più inspiegabile se si considera che gli iniziativisti si erano detti pronti al compromesso e a considerare il ritiro dell’iniziativa se ci fosse stata una discussione costruttiva e un processo legislativo concreto in Parlamento.

Ci si stupisce ulteriormente di questa posizione dogmatica se si lascia per qualche istante la Svizzera per guardare le ultime evoluzioni in Europa. Ricordiamo infatti che in Francia, nel marzo 2017, l’Assemblea nazionale ha adottato una legge sul dovere di vigilanza delle società; una normativa che avrà degli effetti per numerose imprese multinazionali svizzere attive in Francia. Eppure, questa nuova legge non ha provocato vive reazioni da parte delle multinazionali svizzere interessate.

L’economia non è un blocco monolitico. Le settimane e i mesi a venire mostreranno se e in quale misura è possibile un dialogo costruttivo tra associazioni economiche e ONG. Un tale dialogo permetterebbe di tracciare una strada verso un controprogetto che potrebbe soddisfare gli interessi di entrambe le parti. Le Camere federali dovrebbero trattare l’iniziativa per multinazionali responsabili nel corso della loro sessione estiva.

Pubblicato il 19 aprile 2018 su Il Lavoro

(Traduzione: Barbara Rossi)