UNGP: Un decennio di azioni incoerenti

Arbeitsrechte sind auch Menschenrechte: Südafrikanische Gewerkschaften protestieren 2018 in Kapstadt.
17.6.2021
Articolo global
In questo mese di giugno ricorre il 10° anniversario dell'adozione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani (UNGP): nel quadro di un’azione internazionale si stanno cercando nuove soluzioni.

Il lavoro forzato nelle fabbriche che producono per le grandi marche internazionali e associate ai campi di internamento per gli uiguri nello Xinjiang; legami commerciali di imprese occidentali con conglomerati controllati dalla giunta militare in Myanmar: la responsabilità delle imprese è al centro dell’attualità, in Svizzera come altrove.

Nell’ambito del suo mandato di promozione degli UNGP, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani ha lanciato un progetto per tracciare un nuovo “decennio di azione” (UNGP10+). Obiettivi: fare il punto sui risultati ottenuti fino ad oggi, valutare le lacune e le sfide in atto e, soprattutto, sviluppare una visione e fissare un’agenda per un'attuazione più ampia e completa degli UNGP entro il 2030. Il progetto è sostenuto in modo particolare dal governo tedesco e dal Dipartimento federale degli affari esteri svizzero (DFAE).

“Questo decimo anniversario deve rappresentare un vero punto di svolta per il futuro che vogliamo”, dice Anita Ramasastry, Presidente del Gruppo di lavoro. Crisi climatiche e ambientali, combinate con altre grandi sfide mondiali, come lo shrinking civic space (il restringimento dello spazio civico), il populismo, la corruzione, i conflitti e la fragilità e le conseguenze umane ancora sconosciute dovute agli sconvolgimenti tecnologici: la crisi socio-economica derivata dal Covid-19 ha messo a nudo e amplificato le flagranti disuguaglianze esistenti e la discriminazione strutturale. I 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) evidenziano che le imprese responsabili sono un elemento della soluzione. I tre pilastri degli UNGP indicano ciò che è necessario nella pratica: gli Stati devono proteggere i diritti umani, le imprese hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani e le vittime devono avere accesso alla possibilità di un ricorso effettivo.

Fino ad oggi, gli UNGP hanno contribuito alla realizzazione di progressi sostanziali, ma molto di più deve essere fatto per concretizzare la loro visione di "risultati tangibili per gli individui e le comunità colpite, e quindi contribuire a una globalizzazione socialmente sostenibile".

Sul versante positivo, gli UNGP forniscono una norma di riferimento riconosciuta a livello mondiale che stabilisce ciò che i governi e le imprese devono fare per garantire il rispetto dei diritti umani nel mondo degli affari - il che non esisteva prima del 2011. Uno degli esempi più significativi è il concetto centrale dei processi di dovuta diligenza (Due Diligence) delle imprese in ambito di diritti umani. Questo concetto è ora al centro degli sviluppi della regolamentazione in Europa che beneficia di un sostegno crescente da parte di imprese e investitori.

Allo stesso tempo, la prevenzione rimane incoerente; pochi governi vanno al di là di un’adesione alle UNGP puramente formale, e l'accesso a vie di ricorso per i danni legati alle imprese costituisce una sfida importante e urgente.

Sfide e lacune negli UNGP: punti di vista dall’Africa

Nella sua presentazione al Gruppo di lavoro, l'African Coalition for Corporate Accountability (ACCA) sottolinea, tra le lacune e le sfide, la natura volontaria degli UNGP: “Il fatto che non ci siano conseguenze legali specifiche alla violazione degli UNGP, in particolare per le imprese, è probabilmente una delle ragioni della loro mancanza di efficacia in Africa”.

Un'altra sfida è l'inadeguatezza del quadro giuridico esistente, in particolare per quanto riguarda i diritti di proprietà sulle terre. Infatti, la maggior parte delle attività commerciali in Africa richiedono e dipendono dall'acquisizione di grandi aree a spese delle comunità locali. Il modo di appropriazione delle terre presenta una serie di ostacoli per le comunità, che cercano di fare ricorso quando tali terre sono sottratte o danneggiate a causa di progetti internazionali di investimento e di sviluppo.

Secondo l'ACCA, la terza sfida è il fallimento del terzo pilastro, che riguarda l'accesso al risarcimento. In Africa, le comunità e gli individui, i cui diritti sono lesi da attività legate alle imprese, sono confrontati con grandi ostacoli nell'accesso a ricorsi rapidi ed efficaci. C'è “una vasta gamma di opzioni di vie di ricorso ma non abbastanza ricorsi efficaci”. Inoltre, il potere delle imprese e l'assenza di Stato di diritto rappresentano una sfida significativa. Le imprese prendono sempre più il controllo delle istituzioni statali, il che ha portato all'impunità delle imprese in Africa. Per di più, lo spazio di azione per la maggior parte dei difensori dei diritti umani nel continente si è ridotto. Diventa più pericoloso denunciare le violazioni dei diritti umani e dell'ambiente commesse dalle imprese in Africa.

È quindi essenziale che gli obblighi extraterritoriali degli Stati verso le imprese transnazionali siano rafforzati per garantire un accesso effettivo alle misure di riparazione, al di là dei meccanismi di riparazione nazionali; in altre parole, che i Paesi in cui si trovano le sedi e/o i centri decisionali delle imprese adottino una legislazione vincolante per prevenire le violazioni dei diritti umani e garantire l'accesso alle riparazioni.

Pubblicato l' 8 luglio 2021

Su Il Lavoro

(Traduzione di Valeria Matasci)

Dieci anni di procrastinazione in Svizzera

È interessante leggere nel contributo svizzero del gennaio 2021 al progetto UNGP 10+, che l'obiettivo “a medio e lungo termine” dovrebbe essere il raggiungimento “di un equilibrio delle regole del gioco a livello internazionale”; potrebbe trattarsi, sempre secondo il contributo svizzero, “di un quadro di riferimento internazionale, basato sulle linee guida dell'ONU e dell'OCSE e sulle Guide dell'OCSE riguardanti l’esame di diligenza, sulla base del quale ogni Stato potrebbe sviluppare un adeguato quadro giuridico nazionale relativo al rispetto dei diritti umani da parte delle imprese”. Si notino le contorsioni linguistiche. Ma passiamo dalle parole ai fatti!

Ricordiamo tra l’altro che solo alla fine del 2016 il Consiglio federale aveva adottato un Piano d'azione nazionale sulle imprese e i diritti umani che non era assolutamente coerente con il Piano d'azione sulla responsabilità delle imprese nei confronti della società e dell’ambiente (RSI) dell'aprile 2015. Entrambi i documenti, fortemente criticati dalle ONG in quanto “privi di azione e ambizione”, sono stati rivisti nel gennaio 2020 e ora coprono il periodo 2020-2023. D'altra parte, il Consiglio federale si era inizialmente opposto all'iniziativa per le multinazionali responsabili senza presentare un controprogetto; ha poi cambiato idea e infine ha presentato al Parlamento, in modo strategico, un testo ibrido che si limita a integrare elementi legislativi già in vigore nell'UE, rispettivamente nei Paesi Bassi, al fine di creare confusione nella mente della popolazione durante la votazione dello scorso 29 novembre. Alliance Sud seguirà da vicino l'attuazione di questo controprogetto a minima - che dovrebbe entrare in vigore nel gennaio 2022 - e porterà avanti il suo impegno a favore dell'adozione da parte della Svizzera di una legislazione di sostanza vincolante atta a garantire il pieno rispetto dei diritti umani e dell'ambiente da parte delle imprese e l'accesso alle riparazioni.

Traduzione di Valeria Matasci