Appoggiare direttamente la società civile in loco!

10.9.2020
Articoli di politica
Solo l’1% circa dei fondi di sviluppo dell’OCSE beneficiano direttamente alle organizzazioni locali della società civile. Ma molti pensano che è troppo poco e che lo sviluppo deve essere sostanzialmente ripensato.

Le organizzazioni della società civile (OSC) sono fondamentali per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) formulati dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030. Che si tratti di democratizzazione, di difesa dei diritti umani o di protezione dell’ambiente, è solo se cittadini impegnati possono chiedere ai governi e alle imprese di rendere conto delle loro azioni che una società può svilupparsi in maniera sostenibile senza che dei gruppi siano lasciati indietro. Eppure – e si tratta di un problema grave osservato in numerosi paesi - il campo d’azione della società civile è sempre più ridotto. Ciò va dalla legislazione sempre più restrittiva e gli ostacoli amministrativi fino alle campagne di diffamazione e alla persecuzione politica dei militanti.

Il problema principale per numerose organizzazioni dei paesi in via di sviluppo o emergenti è l’accesso ai finanziamenti, soprattutto per quelle che si impegnano per i diritti umani. Uno studio pubblicato recentemente dall’OCSE mostra che quasi tutti i membri del Comitato d’aiuto allo sviluppo (CAS) dell’OCSE sostengono organizzazioni della società civile – che hanno ricevuto circa il 15% dell’aiuto pubblico allo sviluppo bilaterale nel 2018. Ciononostante, la maggior parte di questi fondi sono stati attribuiti a ONG ben organizzate dei paesi donatori, seguite dalle ONG attive a livello internazionale; solo l’1% circa del totale dei fondi di sviluppo bilaterali è andato ad organizzazioni locali nei paesi in via di sviluppo. Lo studio del CAS mostra pure che le organizzazioni della società civile sono utilizzate preferibilmente come partners di attuazione dei progetti e delle priorità dei paesi donatori, e sono considerate raramente come attori dello sviluppo a sé stanti. Sui 20,5 miliardi di dollari inviati dai paesi dell’OCSE all’insieme dei settori delle OSC nel 2018, solo 3 miliardi circa sono stati iniettati direttamente nei programmi delle OSC. Circa 17 miliardi, ovvero l’85% dei soldi, sono stati consacrati a programmi ed obiettivi stabiliti dai donatori (governativi).

Misurabilità dubbiosa

La pressione esercitata per ottenere risultati misurabili è uno dei motivi per cui i donatori preferiscono usare le OSC soprattutto come esecutrici, invece di fornire loro un finanziamento di base per il loro lavoro. Infatti la maggior parte dei membri del CAS dell’OCSE interrogati hanno citato la necessità di dimostrare il successo come un fattore chiave nella loro presa di decisione. Eppure sappiamo bene che non si può misurare tutto e che ci vuole tempo perché i processi politici inclusivi diano risultati. Inoltre le esigenze burocratiche in materia di rapporti presentano difficoltà particolari per le piccole organizzazioni informali della società civile. Non di rado le OSC locali cominciano ad adattare i loro programmi alle preferenze dei donatori invece che ai bisogni reali sul terreno. Ciò perpetua anche una visione paternalistica dello sviluppo che valorizza molto di più il know-how occidentale che le conoscenze locali.

Come cambiare? Lo studio del CAS dell’OCSE contiene varie proposte e raccomandazioni, di cui tre sono presentate qui di seguito. Una raccomandazione, che si riferisce all’accento troppo unilaterale posto sui risultati, è che bisognerebbe trovare dei modi per “dimostrare che il rafforzamento di una società civile pluralistica e indipendente è un risultato prezioso per lo sviluppo”. Ciò è anche conforme a una direttiva pubblicata recentemente dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) della Svizzera, che stipula la preservazione dello spazio per la società civile quale fine a sé stante. Sia lo studio del CAS che la guida della DSC riconoscono la necessità di fornire un finanziamento di base più importante alle OSC del Sud, di accontentarsi di procedure più informali e d’introdurre altre modalità di finanziamento più flessibili.

Un altro punto cruciale è la necessità di creare uno spazio di apprendimento reciproco e di scambio – fra i donatori e le organizzazionie della società civile a livello nazionale, fra le organizzazioni e i dirigenti politici e fra le OSC e i cittadini. Tuttavia, qualsiasi tipo di scambio dovrebbe essere basato su un’analisi del potere per assicurarsi che i gruppi più marginalizzati siano ascoltati. Lo scambio e il dialogo sono importanti per sviluppare strategie comuni di rafforzamento e di partecipazione politica della società civile, mentre una buona comunicazione deve mostrare i vantaggi pubblici di una società civile forte e aiutare le OSC a radicarsi nel loro paese.

Terzo – e lo studio del CAS dell’OCSE e le linee direttrice della DSC lo menzionano ugualmente – la comunità internazionale dello sviluppo deve usare la sua voce, i suoi network e la sua influenza per difendere coloro che sono esposti quotidianamente all’intimidazione, alla repressione e ai rischi di sicurezza. Si tratta soprattutto di usare i canali diplomatici e di obbligare gli Stati a lottare contro l’impunità esigendo inchieste efficaci sulle violazioni dei diritti umani.

Prendere finalmente sul serio la coerenza politica

In fin dei conti, sono tutte questioni di coerenza politica, che è cruciale per la partecipazione della società civile. La coerenza delle politiche per uno sviluppo sostenibile ed equo significa che bisogna collocare i diritti dei membri più poveri e più marginalizzati della società, la protezione dei diritti umani e la protezione dell’ambiente al cuore di tutti i settori politici. Vuol dire che bisogna adottare politiche economiche, fiscali e commerciali inclusive che beneficiano ai più vulnerabili piuttosto che alle elite e alle imprese. Ciò significa non solo una politica migratoria e di sicurezza incentrata sulle persone, che tratti tutti con dignità e rispetto, ma anche una politica climatica che riconosca la gravità e l’urgenza della situazione attuale.

Gli attori della cooperazione allo sviluppo non devono solo influenzare questi settori politici, ma anche fare uno sforzo per pervenire ad una coerenza politica in seno alla cooperazione allo sviluppo. Ciò include la cooperazione allo sviluppo bilaterale e multilaterale, così come i settori del finanziamento climatico e del finanziamento misto (blended finance), che assumono sempre più importanza nelle spese pubbliche di sviluppo dei paesi dell’OCSE. Per quanto riguarda l’incremento dell’impegno dei donatori con il settore privato, è cruciale che la società civile, sia al Nord che al Sud, sia consultata attivamente e implicata in tutte le attività. È inaccettabile che gli attori dello sviluppo lavorino con imprese private implicate nell’oppressione, la corruzione o le violazioni dei diritti umani. Inoltre, tutti i membri del CAS sono anche membri di banche multilaterali di sviluppo, dove devono usare il diritto di voto per assicurarsi che quest’ultime consultino la società civile in modo appropriato in tutte le loro attività. È ancora più importante visto che uno studio recente svolto dalla Coalizione per i diritti dell’uomo nello sviluppo ha mostrato che la maggior parte della repressione contro i difensori dei diritti umani e i militanti ambientalisti si svolge nell’ambito di “progetti di sviluppo” finanziati dalle banche di sviluppo.

In questo periodo di crisi mondiale, di proteste mondiali, ma anche di risveglio mondiale, il settore dello sviluppo deve porsi onestamente e urgentemente la questione del tipo di sviluppo che vuole promuovere. Uno sviluppo che favorisce la crescita economica a scapito delle persone e dell’ambiente e con il quale imponiamo i nostri modelli e strategie di sviluppo alle popolazioni del Sud? O uno sviluppo che dà la priorità alle persone e all’ambiente, fondato sulla solidarietà mondiale e il riconoscimento del fatto che siamo tutti paesi in via di sviluppo, che possiamo imparare gli uni dagli altri e che dobbiamo lavorare insieme per costruire un avvenire resiliente, duraturo e giusto per tutti?

 

Pubblicato il 9.09.2020

Su Il Corriere degli Italiani cartaceo

(Traduzione: Isolda Agazzi)