Dopo le elezioni...

Mark Herkenrath, direttore di Alliance Sud.
Articolo global
Molto è già stato scritto sui risultati delle elezioni federali del 2019. Ma non è ancora molto chiaro fino a che punto il nuovo Parlamento sarà più aperto sulle questioni riguardanti lo sviluppo e alle richieste di Alliance Sud.

È già stato scritto molto in merito ai risultati delle elezioni federali 2019. Tuttavia, nei media, risulterebbe vana la ricerca di un’analisi di ciò che questo esito implica per le questioni riguardanti lo sviluppo e la politica estera della Svizzera. In generale, queste votazioni hanno generato un’onda verde, giovane e femminile. Mentre il rosso non ha brillato. Dalle urne è quindi uscito un Consiglio nazionale che, nell’insieme, si situa per un terzo a sinistra, per il quaranta per cento a destra e per un quarto da qualche parte, lì in mezzo. Il Consiglio degli Stati è diventato complessivamente più verde, ma il peso politico del campo borghese è rimasto chiaramente più importante rispetto alla Camera bassa.  

Non si può ancora dire con certezza in che misura il nuovo Parlamento sarà più aperto alle questioni di sviluppo. Il centro dello scacchiere politico, in particolare il PPD, sarà di volta in volta l’ago della bilancia nei dossier più importanti. Da esso dipenderà se la Svizzera andrà a posizionarsi nella scena politica internazionale come la forza aperta al mondo, solidale e sostenibile che dovrebbe effettivamente essere. In fin dei conti, i partiti di centro decideranno anche se il nostro Paese darà il contributo necessario all’attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU per uno sviluppo sostenibile, o se punterà più che mai sui propri interessi economici a breve termine, ai quali il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis intende subordinare la cooperazione svizzera allo sviluppo.  

Come nazione che intrattiene molteplici legami politici ed economici, la Svizzera dipende da un contesto mondiale stabile a lungo termine, equo e pacifico. Oltre a una cooperazione allo sviluppo adeguata e dotata di mezzi finanziari sufficienti, ciò presuppone anche una politica estera ed economica orientata al principio dell’equità oltre i confini nazionali. A sottolinearlo è anche l’ultimo rapporto per Paesi presentato dal Comitato dei diritti economici, sociali e culturali dell’ONU. Esso ricorda alla Svizzera che la sua politica estera ed economica svolge un ruolo di rilievo per determinare se altri Paesi hanno delle possibilità sufficienti per esercitare questi diritti fondamentali e permettere alle loro popolazioni di vivere dignitosamente e in sicurezza.  

Il rapporto raccomanda tra l’altro alla Svizzera d’esaminare sistematicamente le potenziali conseguenze per i diritti umani degli accordi di libero scambio – come quello concluso col Mercosur – prima di concluderli. Come richiesto dall’Iniziativa multinazionali responsabili, sono inoltre necessarie delle regole per obbligare delle imprese basate in Svizzera a rispettare i diritti umani ovunque nel mondo. Gli incentivi fiscali per delle multinazionali che trasferiscono i loro guadagni dai Paesi poveri verso la Svizzera devono invece essere aboliti.

Non si può far altro che sottoscrivere queste raccomandazioni. Resta solo da sperare che il nuovo Parlamento le ascolti con la dovuta attenzione.  

 

Pubblicato il 31.12.2019

Su Il Corriere del Ticino

(Traduzione: Fabio Bossi)