Il salvadanaio davanti al serpente del debito

Le prospettive per le finanze federali non sono affatto così negative come le dipinge il Consiglio federale.
24.10.2022
Comunicato
ll Consiglio federale ha pubblicato ieri un «rapporto complementare al budget 2023». Intende così, prima dei prossimi dibattiti sul budget, esortare il Parlamento a una severa cura d’austerità.

Tuttavia non vi figurano né la misura più evidente — ritornare sulla decisione precipitosa e superflua di gonfiare il budget dell’esercito — né una discussione realista sulla questione del debito, che avrebbe dovuto aver luogo già da molto tempo. Alliance Sud, il centro di competenza svizzero per la cooperazione internazionale e la politica di sviluppo, è molto preoccupata delle conseguenze che potrebbe avere il rapporto in questione. Esso identifica un potenziale di riduzione delle spese «debolmente vincolate» pari al 3% nel 2024 e al 10% a partire dal 2025; e ciò in termini nominali, ossia senza tener conto dell’inflazione.  

La cooperazione internazionale (CI), cioè il sostegno della Svizzera ai Paesi più poveri, fa parte di queste spese. Mentre la nostra nazione, una delle più ricche al mondo, è sempre lontana dall’obiettivo concordato a livello internazionale di destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo alla CI, diverse crisi s’aggravano attualmente sul pianeta. La carestia e l’estrema povertà sono fortemente cresciute nel corso degli ultimi due anni e la crisi climatica mette in pericolo le basi d’esistenza d’innumerevoli persone.  

La guerra in Ucraina e gli attuali aumenti dei tassi d’interesse delle banche centrali aggravano ulteriormente la situazione — oltre la metà dei Paesi più poveri non sono quasi più in grado d’onorare il loro debito pubblico. Ma con l’aumento della povertà e della fame cresce anche la fragilità e la predisposizione alle crisi di numerose nazioni. «Le spese di sviluppo sono degli investimenti per rendere il mondo un po’ più stabile e sicuro. Sono anche un investimento nella sicurezza della Svizzera», assicura Kristina Lanz, responsabile della politica di sviluppo presso Alliance Sud.

La popolazione vuole rafforzare la cooperazione allo sviluppo
Se da un lato il rapporto menziona alcune attività in corso, che potrebbero essere sospese per alleggerire il bilancio, dall’altro tace sulla possibilità di correggere la decisione precipitosa di gonfiare il budget dell’esercito. Già in maggio, secondo un sondaggio rappresentativo di Tamedia, una maggioranza della popolazione elvetica era scettica in merito all’aumento del budget dell’esercito. Lo studio annuale sulla sicurezza dell’Accademia militare del Politecnico federale di Zurigo l’ha confermato in un sondaggio realizzato nel giugno 2022: solo il 19% della popolazione svizzera ha giudicato che le spese per il nostro esercito non erano abbastanza elevate. Per contro, il 30% ha reputato come eccessive le spese per la difesa. Nel frattempo, l’esercito russo ha chiaramente dimostrato che non minacciava il nostro Paese con le sue armi convenzionali, per cui il sostegno delle cittadine e dei cittadini elvetici all’aumento delle spese militari dovrebbe essere sceso ulteriormente. Secondo il suddetto studio del Politecnico, la popolazione è invece molto favorevole a un aumento delle spese di sviluppo — ciò sarebbe caldeggiato dal 68% degli interrogati e da persone di ogni orientamento politico.

Attesa un’eccedenza per il 2023
Il rapporto è inoltre impregnato dal mantra di Ueli Maurer sulla pericolosità del debito pubblico. Eppure, ancora la settimana scorsa, l’Amministrazione federale delle finanze (AFF) giungeva a questa conclusione: «Le ultime cifre lasciano intravedere un’eccedenza di 1,3 miliardi di franchi per l’insieme del settore delle amministrazioni pubbliche (Confederazione, cantoni, comuni e assicurazioni sociali). Le spese dello Stato dovrebbero rimanere stabili ed è atteso un aumento delle entrate pubbliche. Per quanto riguarda invece il debito, dovrebbe calare a partire dal 2023». Anche i debiti della sola Confederazione sono insignificanti se paragonati a livello internazionale, come dimostrato dal grafico sottostante dell’AFF:

Finanze pubbliche della Svizzera 2020 – 2023

«Certo, il freno all’indebitamento iscritto nella Costituzione è una «camicia di forza», ma una politica finanziaria previdente dovrebbe finalmente lanciare il dibattito sulla sua sensatezza», sostiene Andreas Missbach, direttore d'Alliance Sud. Il tasso d’indebitamento netto della Svizzera (in percentuale del PIL) è sceso dal suo picco del 39,4% nel 2004 fino al 17,3% nel 2019. L'aumento dovuto alla crisi del coronavirus è minimo e temporaneo (cfr. il grafico qui sopra). Il freno all’indebitamento è quindi diventato un pericolo per la Svizzera.

Se il nostro Paese intende raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e diventare un’economia che non prospera più a scapito d’altri Paesi, deve investire massicciamente e rivedere completamente il suo sistema fiscale. Come sottolineato giustamente dal rapporto complementare, ci vorrà del tempo. Un aumento moderato del debito dà alla Svizzera il tempo necessario per riuscirci. Una valutazione inter pares dell’OCSE («peer-review») ha pure consigliato recentemente alla Svizzera – considerando la sua eccellente situazione finanziaria e nella prospettiva d’un aumento urgente e necessario delle spese per la CI – d’investire di più nello sviluppo sostenibile, dato il suo elevato PIL pro capite e il suo basso debito pubblico: «Switzerland's high GDP per capita and low public debt suggest room to invest more in sustainable development».

 

Per maggiori informazioni:

Kristina Lanz, responsabile della politica di sviluppo d'Alliance Sud, tel. 076 295 47 46, [email protected]

Andreas Missbach, direttore d'Alliance Sud, tel. 031 390 93 30, [email protected]

Si veda anche l’articolo (in francese): L’armée suisse pourfend des moulins à vent