La DSC e «land grabbing»

Land Grabbing
18.5.2010
Articolo global
Come valuta la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), l’influenza delle ditte e degli Stati esteri sulle terre dei paesi del Sud?

Andrea Ries e Sabine Schenk, del Programma globale di sicurezza alimentare, hanno risposto alle domande di Global+.

«Secondo la DSC, l’accaparramento delle terre non rappresenta unicamente un “neocolonialismo”. Gli investimenti vengono effettuati negli Stati sovrani. I loro governi vedono riserve enormi nelle loro terre cosiddette incolte. Attirano così attivamente investitori, in particolare con prezzi molto bassi che poi sperano poter aumentare.
«In numerosi paesi dell'Africa, le “elite” politiche non credono veramente ai piccoli contadini. Vedono crescere il numero di abitanti, la degradazione dei suoli e la pressione sulle risorse, mentre la produttività non è aumentata molto in questi ultimi decenni. Si chiedono come nutrire la popolazione, soprattutto quella delle città. Hanno ripreso l’ideale di modernizzazione dell’Occidente, con le sue nuove tecnologie e la sua forte meccanizzazione. Siccome mancano i mezzi, pensano d’aver bisogno d’investitori stranieri. Tra l’altro non senza ragione, perché la cooperazione allo sviluppo non potrà, da sola, permettere il recupero.

Sostenere l’agricoltura contadina

«L’accaparramento delle terre è sicuramente problematico. Ma conviene analizzare gli investimenti in maniera differenziata, secondo la loro natura. Il fenomeno è ancora insufficientemente documentato. In aprile, la Banca mondiale pubblicherà un grande rapporto presentando venti casi di paesi. I dubbi riguardo a questi investimenti sono giustificati, poiché mirano soprattutto alla produzione di massa destinata al mercato mondiale o al loro paese d’origine, con metodi non particolarmente sostenibili. «La soluzione? La DSC vede un grande potenziale di crescita nella produzione agricola sostenibile e su piccola scala, per i mercati locali, regionali ed internazionali. Bisogna sostenerla. Parallelamente, è primordiale che le persone colpite dall’accaparramento delle terre possano organizzarsi per difendere i loro interessi.

Dialogo con le parti coinvolte

«Questo implica forti associazioni di piccoli contadini, ma anche di allevatori. Questi ultimi sono i più toccati, perché transumano con i loro greggi nelle regioni poco popolate ed utilizzano i pascoli stagionalmente. I governi pensano, un po’ troppo in fretta, che si tratti di terre incolte. La DSC fa parte dei rari donatori che compiono, in maniera sistematica e continua, questo lavoro di rafforzamento della società civile e di dialogo con tutte le parti coinvolte, soprattutto i governi.
 «A livello internazionale, la DSC collabora a due processi di elaborazione di direttive, uno legato alla FAO, l’altro a diverse organizzazioni. Questi modelli sono importanti, perché non esiste una regolazione effettiva delle multinazionali. I paesi d’origine non lo vogliono, compresa la Svizzera. Eppure, direttive – alle quali partecipa lo Stato, gli investitori privati e la società civile – possono ottenere risultati, come hanno dimostrato le iniziative nei settori del legname o delle industrie estrattive.»

Articolo GLOBAL+ (primavera 2010), pubblicato su Dialoghi, aprile 2010
Traduzione Lara Argenta