Ritorno alla «normalità»?

Mark Herkenrath, direttore di Alliance Sud.
2.7.2020
Articolo global
La pandemia del coronavirus è una sfida sanitaria e umanitaria di grande importanza. Essa porterà anche a una crisi economica, politica e sociale duratura in molti Paesi in via di sviluppo. La solidarietà internazionale è più che mai necessaria.

 

Dopo la crisi del coronavirus, la Svizzera e la sua fiorente economia ritrovano progressivamente la strada verso la normalità. Staremo a vedere in quale misura la «nuova» normalità si differenzierà dalla «vecchia», ma intanto possiamo di nuovo andare in giro e presto ritorneremo alle urne. Gestire l’economia svizzera attraverso le misure di confinamento, senza subire danni troppi grandi, è costato caro alla Confederazione. Le misure di compensazione hanno probabilmente portato il nostro Paese a contrarre nuovi debiti per almeno 30 miliardi di franchi. Una somma considerevole, anche se rappresenta solo il 4,5 % circa del prodotto interno lordo. L’addizione dei prodotti nazionali dei sette Paesi in via di sviluppo più poveri dà una cifra inferiore. Anche i circa 2,8 miliardi di franchi che il Consiglio federale intende consacrare annualmente alla cooperazione allo sviluppo, nel corso dei prossimi quattro anni, sono piuttosto modesti.

In numerosi Paesi in sviluppo, la pandemia ha appena raggiunto il suo picco, in altri continua a propagarsi rapidamente. Il suo epicentro si trovava in America latina alla fine del mese di maggio. All’inizio di giugno il Brasile segnalava quasi 30 000 nuove infezioni al giorno, il Messico circa 4 000. In Nicaragua e ad Haiti, una tra le nazioni più povere, ogni giorno sono stati segnalati sempre più nuovi casi. È deplorevole che nei prossimi quattro anni il Consiglio federale intenda abbandonare la cooperazione bilaterale svizzera allo sviluppo in America latina.

Anche i Paesi in cui il numero di casi è rimasto basso sono oggi alle prese con una contrazione degli investimenti esteri, del turismo e dei trasferimenti di fondi dei migranti, nonché con un drastico crollo dei prezzi delle materie prime. Inoltre, sono confrontati a delle perdite sull’esportazione e a una fuga di capitali dalle proporzioni storiche. I ceti più poveri della popolazione, costretti a vivere alla giornata già in tempi cosiddetti normali, sono caduti nella miseria e soffrono di fame a seguito dell’improvvisa chiusura dell’economia. Il Fondo Monetario Internazionale stima che, a livello planetario, la crisi sanitaria farà sprofondare fino a 60 milioni di persone in più nell’estrema povertà. Mentre per quanto riguarda il numero di persone denutrite, esso dovrebbe aumentare fino a un massimo di 80 milioni. È pure inquietante il fatto che, a causa delle misure di confinamento adottate, si sentano meno le voci della società civile che difendono i diritti umani, la protezione dell’ambiente e una ripartizione equa dei redditi, o che denunciano la corruzione. I regimi autoritari abusano deliberatamente delle misure di protezione contro la pandemia per reprimere le forze politiche progressiste. Le organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani riferiscono di un numero allarmante di violazioni della libertà di stampa e di attacchi contro dei militanti.

La pandemia del coronavirus non è solo una sfida sanitaria e umanitaria che farà epoca. Essa provocherà anche una crisi economica, politica e sociale duratura in numerosi Paesi in via di sviluppo. La solidarietà internazionale è più che mai necessaria.

Pubblicato il 23.06.2020

Sul Corriere del Ticino

(Traduzione: Fabio Bossi)