Il miraggio della trasparenza fiscale europea

4.6.2021
Comunicato
Gli Stati membri dell’UE e il Parlamento europeo si sono accordati ieri sull’introduzione d’una pubblicazione di dichiarazioni Paese per Paese. È quindi ancor più importante che anche la Svizzera s’impegni ora per una maggior trasparenza.

Comunicato stampa d’Alliance Sud del 2 giugno 2021

Il miraggio della trasparenza fiscale europea

Gli Stati membri dell’UE e il Parlamento europeo si sono accordati ieri sull’introduzione d’una pubblicazione di dichiarazioni Paese per Paese (public country-by-country reporting, pCbCR). In seno alle nazioni dell’UE, il trasferimento degli utili diventa ormai più rischioso per i gruppi d’imprese multinazionali. È quindi ancor più importante che anche la Svizzera, in qualità di paradiso fiscale, s’impegni ora per una maggior trasparenza.

L’idea d’una pCbCR è quella di costringere i gruppi d’imprese multinazionali a pubblicare, in rapporti accessibili al pubblico, specialmente i dati sui loro utili, sulle imposte che hanno pagato e sui loro impiegati. E devono farlo suddividendo questi dati per tutti i Paesi in cui hanno delle filiali. Dal 2016, le nuove regole dell’OCSE obbligano già i gruppi d’imprese multinazionali, la cui cifra d’affari annuale è pari o superiore a 750 milioni d’euro, a fornire queste informazioni alle autorità fiscali.

«L’intesa trovata a livello dell’UE è un passo in avanti, ma è ancor lungi dall’essere sufficiente» precisa Dominik Gross, responsabile della politica fiscale e finanziaria per Alliance Sud. In effetti, l’UE obbliga i gruppi di società a pubblicare solo i dati commerciali delle loro filiali in seno all’UE. «Tutte le filiali con sede al di fuori dell’UE possono proseguire le loro pratiche d’ottimizzazione fiscale lontano dagli sguardi del pubblico. Questa è una notizia deludente soprattutto per i Paesi poveri dell’emisfero sud, che ogni anno perdono 100 miliardi d’euro d’introiti fiscali a seguito dei trasferimenti d’utili effettuati dai gruppi di società», nota Dominik Gross.

Certo, questi gruppi devono pure pubblicare i dati delle filiali situate nei paradisi fiscali che figurano sulla lista nera ufficiale dell’UE. Secondo «Tax Justice Network», è tuttavia ironico che i paradisi fiscali più opachi per questi gruppi non figurino assolutamente sulla lista in questione: si tratta di diversi Territori britannici d’oltremare, ma anche di zone europee con una bassa imposizione, come i Paesi Bassi, il Lussemburgo, l’Irlanda e la Svizzera.

La Svizzera deve seguire l’esempio dell’UE

«La Svizzera, nella sua specificità di paradiso fiscale e Paese non membro dell’UE situato al centro dell’Europa, potrebbe essere la grande beneficiaria della nuova regola dell’UE», afferma Dominik Gross. Visto che i gruppi d’imprese multinazionali con sede nell’UE non sono tenuti a pubblicare i dati riguardanti le loro filiali in Svizzera, il trasferimento di utili verso queste società elvetiche a partire da altri Paesi (dell’UE) diventerà ancor più attraente di quanto non lo sia già oggi.

Sarebbe quindi logico che l’UE esiga dalla Svizzera che adotti prossimamente la nuova regola di trasparenza. Fintanto che il nostro Paese non lo farà, le filiali svizzere saranno ancora meno trasparenti rispetto alle loro concorrenti in materia di dumping fiscale. I gruppi d’imprese multinazionali dell’UE potrebbero così aver l’idea di delocalizzare entro i nostri confini altre unità amministrative e finanziarie, o addirittura la loro sede.

Per qualsiasi ulteriore informazione: Dominik Gross, responsabile della politica fiscale e finanziaria presso Alliance Sud, [email protected] 078 838 40 79