Una riforma fiscale fatta dai ricchi per i ricchi

2.7.2021
Comunicato
L'OCSE ha annunciato ieri che 130 Paesi del cosiddetto “Inclusive Framework” hanno concordato una riforma della tassazione internazionale delle grandi imprese multinazionali. Ciò che suona bene beneficerà solo i ricchi.

Comunicato stampa di Alliance Sud del 2 luglio 2021

Una riforma fiscale fatta dai ricchi per i ricchi

L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha annunciato ieri che 130 Paesi del cosiddetto “Inclusive Framework” hanno concordato una riforma della tassazione internazionale delle grandi imprese multinazionali. Ciò che suona bene beneficerà solo i ricchi.

Questa riforma (“BEPS 2.0 / Base Erosion and Profit Shifting”), riguarda da una parte la ridistribuzione degli utili di gruppi dai Paesi sede ai Paesi mercato dei gruppi (pilastro 1) e dall’altro l'introduzione di una tassa minima transnazionale per le grandi imprese multinazionali (pilastro 2). Malgrado questi approcci promettenti, la tanto decantata “rivoluzione fiscale” è assente.

“BEPS 2.0 è difettoso per due ragioni principali”, dice Dominik Gross, esperto di politica fiscale internazionale presso Alliance Sud. “In primo luogo, l'intera industria delle materie prime e il settore finanziario sono esclusi dal primo pilastro e, in secondo luogo, al massimo è ridistribuita una parte molto piccola dei profitti. Inoltre, l'aliquota prevista del pilastro 2, cioè il 15%, è troppo bassa”.

I Paesi in via di sviluppo in Africa, America Latina e altrove hanno in generale aliquote fiscali del 25% o 30%. È quindi soprattutto per i gruppi che commerciano materie prime che vale ancora la pena trasferire i loro profitti realizzati nelle miniere in Africa o in America Latina alla sede centrale dei gruppi, per esempio nel cantone di Zugo. I Paesi a basso e medio reddito in basso alla scala perdono ogni anno, secondo un calcolo degli economisti Petr Janský e Miroslav Palanský (2019), a causa dei trasferimenti di profitti delle multinazionali, 30 miliardi di dollari di entrate fiscali. È molto più del costo totale dei servizi sanitari dei 69 Paesi più poveri del mondo (20 miliardi).

Il Consiglio federale frena

L'atteggiamento del Consiglio federale svizzero nei confronti della riforma è ancora più sconcertante: non ha nessuna voglia di mostrare buona volontà verso i Paesi africani caldeggiando misure più efficaci di quelle decise ieri. Invece, secondo una dichiarazione di ieri, sostiene la riforma in generale solo con forti riserve. Lascia intendere che intende spingere nei prossimi colloqui sul disegno concreto della già debole riforma per una diluizione ancora maggiore - insieme ad altri paradisi fiscali.

Questo mostra che in Svizzera chiunque voglia impegnarsi per una politica fiscale più giusta a livello mondiale e per un cambiamento di paradigma nella nostra zona a bassa imposizione non può contare né sull'OCSE, né sul Consiglio federale. Quello che serve ora sono progetti della società civile e delle forze politiche progressiste: soprattutto l'introduzione di un Country-by-Country Reporting (CbCR) pubblico per le imprese multinazionali in Svizzera, che indichi chi dichiara cosa e dove.

Per maggiori informazioni:

Dominik Gross, Esperto di politica fiscale internazionale presso Alliance Sud,

tel. 078 838 40 79, [email protected].